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Le Regioni del vino: Trentino Alto Adige

La storia vitivinicola del Trentino Alto Adige risale al tempo degli Etruschi ed è documentata da reperti risalenti alla presenza di queste popolazioni nell’intera regione. L’arrivo, in epoche successive, dei Celti e dei Romani portò alla costruzione di centri urbani a cui veniva sempre affiancata la coltivazione della vite e la produzione del vino. Il Concilio di Trento, svoltosi dal 1545 al 1563, diede un grande impulso ai vini della regione e, grazie al cronista Michelangelo Mariani, la loro conoscenza si diffuse anche al di fuori dei confini locali. Dopo l’interesse economico dei Veneziani relativo alla produzione della seta, per la quale necessitavano di grandi coltivazioni di gelso, e le infestazioni devastanti di iodio, peronospora e filossera, il comparto vitienologico patì una profonda crisi. Crisi che venne superata per merito della fondazione dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige da parte della Dieta del Tirolo. Lo stesso istituto non solo contribuì alla rinascita delle attività locali ma dettò regole, comportamenti e strategie che vennero utilizzate in tutta Europa e che, ancora oggi, sono alla base dello sviluppo tecnico del comparto vinicolo.

Il territorio è caratterizzato da un clima continentale avendo oltre il 40% della sua estensione sopra i 2.000m di altitudine, con inverni freddi ed estati calde. La presenza comunque dei laghi, soprattutto il Lago di Garda, influenza in modo determinante il microclima della parte meridionale della regione in un clima subcontinentale con autunni ed inverni più miti e ventilati. Inoltre la presenza e la vicinanza di montagne con profili altimetrici importanti garantiscono sbalzi termici che favoriscono la complessità aromatica e di freschezza delle uve e, nel contempo, creano un baluardo a difesa dei venti freddi provenienti da Nord. La presenza di fiumi e torrenti ha portato alla formazione di valli che costituiscono le uniche zone in cui viene coltivata la vite. Il territorio è caratterizzato da una grande varietà di substrato: si passa dai fondovalle alluvionali alla presenza di solfati di calcio, alle strutture vulcaniche, dolomitiche e porfiriche in collina e sui coni di deiezione, conferendo alle uve una varietà di interessanti caratteristiche che rappresentano il vero legame col territorio.

Essendo sempre stato un territorio di transito delle popolazioni mediterranee e di quelle nordiche nella regione sono rappresentate, in un piacevole equilibrio, le varietà viticole di entrambe le origini. Sono presenti i vitigni di chiara influenza germanica, quali Riesling, Müller Thurgau, Lagrein, e quelli di importazione francese, quali Chardonnay, Sauvignon, la famiglia dei Pinot, Merlot e Cabernet. Sono, comunque, ben rappresentati i vitigni storici tradizionali che sono legati alla prima diffusione della vite in regione.

Il tipico e tradizionale sistema di allevamento è costituito dalla pergola trentina semplice o doppia, che garantisce un equilibrio tra l’esposizione solare della superficie fogliare e la protezione dalle intemperie. Tuttavia, coi moderni concetti, gli impianti sono rivolti maggiormente verso la coltivazione a spalliera per razionalizzare la produzione e la qualità delle uve, pur rimanendo la presenza e il mantenimento dei terrazzamenti e dei muri a secco.

Vitigni

I vitigni tradizionali sono:

  • A bacca rossa: Marzemino, Teroldego, Lagrein, Schiava, Casetta, Groppello, Enantio, Franconia, Rebo, Rossara, San Lorenzo, Pavana, Portoghese.
  • A bacca bianca: Nosiola, Traminer Aromatico, Wanderbara, Peverella.

Vini a DOC

  • Trentino, ottenuto con tutte le diverse uve bianche e rosse autorizzate e raccomandate. Prevede anche la denominazione di Superiore. Merita una particolare menzione il Vino Santo, ottenuto con l’uva Nosiola prodotta nella Valle dei Laghi.
  • Trento, ottenuto con Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco con il sistema classico di rifermentazione del vino in bottiglia.
  • Teroldego Rotaliano, ottenuto con l’uva Teroldego coltivata nella Piana Rotaliana.
  • Sorni, ottenuto con Nosiola, Chardonnay e Müller Thurgau nella versione bianca, Teroldego, Lagrein e Schiava nella versione rossa.
  • Marzemino, ottenuto con l’omonima uva che prevede le sottodenominazioni Superiore d’Isera e Superiore dei Ziresi.
  • Alto Adige, ottenuto con l’impiego di tutte le uve bianche e rosse autorizzate e raccomandate. Prevede le sottodenominazioni: Santa Magdalena e Colline di Merano (con uso prevalente di Schiava), Valle Isarco, Valle Venosta e Terlano (con uso prevalente di uve a bacca bianca), Colline di Bolzano, culla del Lagrein.

Completano il quadro delle denominazioni: Terra dei Forti, Casteller, Lago di Caldaro e Valdadige.

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