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Le Regioni del vino: Lazio

vigneto Castelli Romani

Nel Lazio la diffusione della vite risale almeno agli Etruschi, che si sa per certo la coltivarono nel Viterbese, fu tuttavia ai tempi degli antichi Romani, con l’elevazione di Roma a capitale imperiale, che la coltivazione della vite subì uno sviluppo notevole trovando il suo habitat ideale sui colli vulcanici dei Castelli Romani. Tuttavia il vino prodotto, normalmente secco in contrapposizione a quello dolce greco, era il frutto di una rudimentale coltivazione e vinificazione ed era di scarsa qualità.

Si dovette attendere l’Alto Medioevo perché venisse elaborata una vitivinicultura di qualità. Nel 1406, al tempo del papa Gregorio XII, le norme che governavano la produzione del vino vennero codificate negli “Statuti dell’agricoltura”, ma nei secoli successivi la coltura del vino decadde fino all’arrivo dei piemontesi. Pur tuttavia la coltivazione della vite era sempre indirizzata verso la quantità, a discapito della qualità, e fiori solo grazie alla regina di Inghilterra che, nel 1923, volle i vini laziali alla corte inglese creando una nuova filosofia produttiva orientata verso un miglioramento definitivo.

La fascia collinare copre il 55% della superficie della regione e, grazie a terreni di origine vulcanica, lavica e tufacea, abbinati ad un clima temperato mediterraneo, rappresenta una situazione pedoclimatica favorevole alla coltivazione della vite. I sistemi di allevamento adottati sono prevalentemente a spalliera con potatura “a guyot” o cordone speronato.

I principali vitigni del Lazio sono con uve a bacca bianca i quali comprendono: Trebbiano, Toscano, Malvasia del Lazio e Bianca di Candia, Trebbiamo Giallo, Bellone, Bombino Bianco, Grechetto, Cacchione e Moscato di Terracina.

I Vitigni con uve a bacca rossa sono: Aleatico, Sangiovese, Montepulciano, Cigliegiolo e Cesanese.

La presenza dei vitigni internazionali è comunque ben rappresentata, anche in conseguenza dell’arrivo di popolazioni venete che, a seguito delle bonifiche condotte nell’Agro Pontino, portarono le loro tradizioni vinicole. L’evoluzione è stata realizzata dalle cantine sociali, che hanno fornito impianti di vinificazione e dimensioni industriali, mentre le aziende vinicole innovative sono nate negli ultimissimi anni.

Tra le eccellenze che hanno meritato di potersi fregiale della denominazione di origine controllata (DOC) troviamo i seguenti vini:

  • Castelli Romani, il vitigno utilizzato è la Malvasia del Lazio o Puntinata ma, avendo questo vitigno una produzione abbastanza incostante, si sta progressivamente sostituendo con Trebbiano Giallo, Trebbiano Romagnolo e Malvasia di Candia.
  • Frascati, prodotto con Trebbiano Toscano, Malvasia di Candia, Malvasia del Lazio e Greco. Frascati nasce sull’antica Tusculum, dove c’era la villa di Tiberio, e nei dintorni i cacciatori si ritiravano sotto le “frascate”, rifugi di fortuna costruiti nei boschi. La frascata è rimasta anche come simbolo del vino nuovo e viene esposta una frasca ad indicare la fine della vendemmia e l’uscita del vino giovane.
  • Est! Est!! Est!!!, composto dalle uve Trebbiano Toscano, Malvasia Bianca e Trebbiano Giallo
  • Aleatico di Gradoli, composto da uve Aleatico da cui si ricava un vino aromatico dolce o liquoroso.
  • Cerveteri, ottenuto con Sangiovese e Montepulciano nella versione rossa; con Trebbiano e Malvasia in quella bianca.
  • Atina, composto solo da uve internazionali di Cabernet, Merlot e Syrah.

 Completano il quadro delle denominazioni: Colli della Sabina e Colli Etruschi Viterbesi, Aprilia, Colli Albani, Colli Lanuvini, Circeo, Cori che hanno raccolto aree di produzione che da sole non esprimevano una loro identità.

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