Pizza e vino, abbinamento ardito?

Pizza e vino, abbinamento ardito?

Esistono degli accostamenti diventati dei classici i quali sembrano dover essere immortali. Uno di questi è l’abbinamento della birra alla pizza, anche se in alcuni casi anche la cola (specialmente verso i giovanissimi) viene utilizzata. Ma il vino? Possibile che non possa essere accostato al tipico piatto emblema dell’Italia? E chi l’ha detto che non si può? Si deve, ci viene da dire, basta saper abbinare correttamente e, provare per credere, il risultato è sorprendente. La storia della pizza ci riporta a 300 anni fa nei vicoli napoletani quando la fame era tanta e i soldi mancavano. L’ingegno dei napoletani fece sì che da ingredienti poveri come acqua e farina per la pasta, sugna e pepe per il condimento (il pomodoro arriverà dalla lontana America più avanti e la mozzarella ancora non la si conosceva) si riuscì a ricavare uno dei piatti più gustati in tutto il mondo, con un costo – tutto sommato – ancora tra i più abbordabili. Ma, quindi, cosa ci beviamo con questa pizza? Prima di tutto valutiamo che la qualità delle birre servite nelle pizzerie è di livello scarso se non peggio, quindi a quel liquido dal sapore poco gradevole ma piacevolmente fresco, è meglio abbinare un buon vino, più facilmente reperibile. Allora la scelta deve ricadere in base alla tipologia di pizza scelta, poiché – ad esempio – il pomodoro richiama un bianco piuttosto che un rosso fermo, oppure un lambrusco che con le sue bollicine è perfettamente abbinabile a farciture a base di salumi, carni di maiale (salsiccia), formaggi e al piccante. Se sulla nostra pizza preferiamo mettere dei pesci è scontato che un buon bianco oppure un rosato, non particolarmente strutturato, è l’ideale mentre i rossi – comunque sempre abbastanza giovani e non particolarmente impegnativi – possono essere l’ideale per sapori decisi come cipolle, speck, salame piccante e funghi. Quindi, qualunque sia la vostra scelta osate, provate alla prima occasione con un buon vino, vedrete che non ve ne...

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Cucinare col vino

Cucinare col vino

Amiamo bere un buon vino ma siamo anche capaci di utilizzarlo correttamente per preparare i nostri piatti? Chiunque di noi, che abbia un minimo di conoscenza di tecniche culinarie o che abbia assistito ad una delle tante trasmissioni televisive sulla cucina, saprà che l’uso del vino come elemento base per la preparazione e la valorizzazione di piatti è cosa comunissima e consigliata. Risale ai tempi dei Romani e degli Etruschi l’uso del vino come ingrediente per cucinare, e veniva utilizzato anche per la conservazione di cibi, soprattutto delle carni, creando così la tecnica della marinatura. L’utilizzo del vino in fase di cottura, essendo più profumato e saporito dell’acqua, aggiunge alle pietanze aromi e sapore e per fare questo è necessario saper abbinare bene vino e tipologia di pietanza. Innanzi tutto la scelta del vino deve ricadere su una buona qualità e non incappare nell’errore (purtroppo molto comune) di utilizzare un cosiddetto vino da cucina. Un vino non buono da bere non lo è neppure per cucinare. I sapori devono potersi armonizzare in un giusto e corretto abbinamento enogastronomico per elevare la qualità del prodotto preparato come in un perfetto principio di armonia. Armonia non significa che i sapori debbano per forza seguire una regola di associazione e di completamento ma, al contrario, a volte è proprio un contrasto che da al risultato finale quella maggior piacevolezza che rende il piatto speciale. La storia ci racconta che il vino era ampiamente utilizzato nella preparazione non solo di carni ma anche di zuppe, verdure e dolci. Solitamente un vino bianco leggero è il giusto ingrediente per zuppe chiare, piatti a base di pollame o di pesce, oltre che per dolci e ricette a base di frutta, mentre il vino rosso dà un sapore delicato alle zuppe scure, alle salse, e alla carne. Un altro segreto utile da seguire è quello di servire il piatto preparato con lo stesso vino, un abbinamento vincente che esalterà i sapori di entrambi, soprattutto se gli ingredienti provengono dalla stessa area di...

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Un ottimo Lacrima di Morro d’Alba DOC per gustare meglio un bel piatto di Spaghetti di farro con pancetta e capesante

Un ottimo Lacrima di Morro d’Alba DOC per gustare meglio un bel piatto di Spaghetti di farro con pancetta e capesante

Non è per fare gli alternativi o per essere snob, ma l’abbinamento con un ottimo vino rosso corposo e vigoroso come il Lacrima di Morro d’Alba con un primo a base di spaghetti di farro con pancetta e capesante – vi garantiamo – sarà una piacevolissima scoperta per chi già non ha provato. Una ricetta gustosa e di facile preparazione che unisce il profumo del mare e la sapidità della pancetta e può essere l’ideale sia per una cena con ospiti che per un piatto quotidiano da gustare in famiglia. Vediamo come procedere alla preparazione, iniziando dagli ingredienti necessari (dosi per 2 persone): 240 g spaghetti di farro 8 capesante o conchiglie di San Giacomo aglio olio peperoncino 4 fette di pancetta tesa ben stagionata 1 bicchierino di Rum (possibilmente di buona qualità) sale Le capesante sono molluschi facilmente reperibili sia freschi che surgelati, nel primo caso fate attenzione al colore che deve essere candido per la parte bianca (la più pregiata) e la parte del corallo deve aver una colorazione arancio brillante. Una volta pulite e ben lavate iniziate a scaldare in una padella dal fondo pesante l’olio con l’aglio in camicia e il peperoncino mentre, in una pentola a parte, lessate gli spaghetti in abbondante acqua salata. Se non volete fare spaghetti al farro ma preferite utilizzare pasta fatta in casa o di grano duro vi consigliamo un formato lungo che ne esalta i sapori. Mentre la pasta cuoce in un’altra padella antiaderente e ben calda – senza nulla di aggiunto – mettete le capesante per 2 o 3 minuti per lato fino a quando compariranno le tipiche striature brune della scottatura. A questo punto irrorate col Rum e fiammeggiate per togliere la parte alcolica. Un minuto prima che la pasta sia cotta toglietela dall’acqua e mettetela nella padella con l’olio, l’aglio e il peperoncino bagnando, se necessario, con un po’ di acqua di cottura spadellando fino a quando gli spaghetti saranno al dente. A questo punto aggiungete la pancetta precedentemente tagliata a listarelle, disponete il tutto sul piatto secondo la vostra fantasia e disponete le capesante ancora calde. Dopo aver aggiunto un filo d’olio crudo potete servire il piatto. A questo punto provatelo con questo Lacrima di Morro d’Alba, un prelibato vino rosso aromatico e fruttato, che vi sorprenderà in questo abbinamento che solo all’apparenza può sembrare inusuale. Buon...

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Ritorna il commissario Montalbano, grande amante della cucina e del vino

Ritorna il commissario Montalbano, grande amante della cucina e del vino

In questi giorni Rai 1 trasmette le nuovissime puntate della fortunatissima serie televisiva dedicata al più conosciuto commissario della polizia di Stato, ambientato nella bellissima Sicilia, terra di storia, cultura e buon vino. Ormai abbiamo imparato un po’ tutti  a conoscere e ad amare lo spigoloso, silenzioso e integerrimo commissario Salvo Montalbano, creatura uscita dalla fervida mente di Andrea Camilleri che, oltre ad essere un sagace investigatore, ha una passione quasi religiosa per la buona cucina, soprattutto a base di pesce. Una passione che, anch’essa, può considerarsi uno degli elementi che hanno portato questo personaggio ad essere tra i più amati non solo dagli italiani. Un po’ come il francese commissario Maigret (di George Simenon del quale, tra l’altro, Camilleri ha curato la produzione della celebre serie interpretata da Gino Cervi) il personaggio Montalbano trae forza dall’aspetto umano che l’autore ha saputo regalargli e dove i piccoli dettagli diventano, all’improvviso, quasi più importanti dei casi da risolvere. Il cibo è il protagonista trasversale di tutte le storie, acquisisce una valenza affettiva enorme, la passione che ha verso di esso Montalbano prevarica anche la passione amorosa, diventando esso stesso l’oggetto del desiderio, più importante degli altri piaceri, che deve essere conquistato a tutti i costi. E allora vedere questo commissario seduto al tavolo di Calogero od Enzo, i suoi ristoranti preferiti, oppure rientrare a casa e trovare i piatti cucinari dalla “cammarera” Adelina lascia nello spettatore una sensazione come di essere presenti a quel silenziosissimo convivio con l’arte culinaria. I mitici arancini, i polipetti alla napoletana, gli involtini di tonno arrostito assaporati con, ovviamente, del buon vino, perché per gustare il cibo della sua amata terra “come Dio comanda” Montalbano necessita di accompagnarlo sempre con un bel bicchiere di vino. Quelli che di solito mangia “erano piatti che chiamavano vino, e la chiamata non ristò senza risposta” (da: Le ali della sfinge). Non si sa con precisione quale sia il vino preferito dal commissario anche se nel racconto “La gita a Tindari”, mentre il commissario è nell’abituale trattoria, Calogero si rivolse a lui dicendogli: “Per lei commissario, la solita minerale e il solito Corvo bianco. E per lei, signorina?” Ma non si parla solo di vino bianco nei racconti di Camilleri ma, anche, di rosso, specialmente quello prodotto dal padre di Montalbano (Nero d’Avola, Cerasuolo di Vittoria) oppure il Passito di Pantelleria e il Marsala, compaiono spesso, questi ultimi per il dopo pasto. Insomma, non è importante quale vino sia, ma che il vino sia sempre presente quando si deve celebrare il rito del pasto, anche se l’argomento è toccato sempre con moderazione, come a volersi dare una certa parsimonia non solo nel berlo ma anche nell’immaginazione di questa scena. Al termine di un racconto Montalbano ci dice che quel bianco...

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Vino rosso, arriva l’estate perché non berlo fresco?

Vino rosso, arriva l’estate perché non berlo fresco?

Sta arrivando l’estate e, come da consuetudine, è in calo la vendita dei vini rossi a favore di quelli bianchi (sia fermi che spumanti) di norma preferiti poiché bevuti freschi. Ma è giusto tralasciare il gusto di un buon rosso solo perché c’è caldo? Un consumo consapevole e, soprattutto, una corretta degustazione ci permettono, invece, di poter continuare a soddisfare il nostro palato con il vino rosso bevuto ad una temperatura giusta di 16°, che sono quelli che corrispondono ad un vino conservato in una cantina e che gli permettono di mantenere profumi ed aromi. Persino il Consorzio del Chianti ha messo in atto una nuova iniziativa, denominata #chiantigustalofresco con lo scopo di istruire gli appassionati alle corrette modalità per gustarsi un buon Chianti e per aumentare le vendite dei vini rossi (ovviamente prediligendo il Chianti) nel periodo estivo. Quindi sfatiamo questo pregiudizio e scopriamo un nuovo modo di “bere rosso”, fresco, giovane, stile aperitivo oppure ospite principale di una cena, perché il piacere di un calice di vino rosso non ce lo possiamo negare mai. Nemmeno a...

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