Il vino Rock di Sting tra i migliori?

Il vino Rock di Sting tra i migliori?

“Message In A Bottle” cantava – sul finire del 1979 – Gordon Matthew Thomas Sumner, meglio conosciuto come Sting assieme alla sua band Police. Evidentemente la bottiglia è un simbolo molto importante per il musicista britannico poiché “Sister Moon” oltre ad essere una sua canzone del 1987 è anche il nome al suo nuovo vino rosso toscano scelti dalla redazione di Wine Spectator per Opera Wine, evento che inaugurerà la cinquantesima edizione di Vinitaly. I critici americani considerano questo vino meritevole di stare tra i 100 migliori vini nazionali e sarà tutto da valutare se questa è una mera operazione di marketing oppure, come tanti giurano, il vino prodotto da Sting è veramente di alta qualità. Le premesse – per la verità – ci sono tutte, infatti il popolare musicista ha acquistato, nel 1998, la Tenuta Il Palagio dal duca Simone Velluti Zai (si parla per una cifra di 3,5 milioni di euro) che si estende per un centinaio di ettari sulle colline nei pressi della città medievale di Figline Valdarno, in provincia di Firenze. Qui Sting e la moglie Trudie, innamorati di questa terra – dove trascorrono parecchio tempo assieme ai 6 figli – decisero di trasformare l’agricoltura convenzionale in biologica ottenendo, nel 2000, la certificazione. Oltre alla proprietà la tenuta si estende per altri 250 ettari che, tra vigneti, uliveti e boschi, garantiscono una forte produzione di vino, olio e miele. Ed è proprio il vino che, grazie all’opera del consulente biodinamico Alan York e dell’enologo Paolo Caciorgna, regala i principali risultati, soprattutto con il Sister Moon che è un blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon, un vino IGT che profuma di pepe nero, liquirizia e more, corposo e rotondo affinato in barriques per 15/18 mesi per finire gli ultimi 6 mesi in bottiglia. Certamente Sting ha portato in Toscana un tocco di mondanità tra le storiche cantine contribuendo a dare ulteriore importanza ai vini di questa regione ospitando, tra l’altro, l’evento Divino Tuscany organizzato dal critico James Suckling, una vera e propria maratona degustativa di vini toscani e BBQ con un prezzo di ingresso non propriamente accessibile a chiunque (1.900 euro a persona). Insomma se si vuole andare nella tenuta di una star c’è un prezzo da pagare, adesso vediamo se il vino prodotto merita veramente come...

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L’evoluzione del Chianti Classico, da vino da tavola a Super Tuscan

L’evoluzione del Chianti Classico, da vino da tavola a Super Tuscan

Agli inizi degli anni ’80 i vini chiamati Super Tuscan iniziarono a raggiungere il proprio culmine di popolarità dopo che dalla fine degli anni ’60 alcuni produttori decisero di “disobbedire” dai disciplinari classici che vincolavano troppo la loro creatività. Nemmeno il venir declassati da vini DOC a semplici vini da tavola (solo successivamente divennero IGT) scoraggio questi vignaioli toscani che volevano produrre vini nuovi dalla convinzione che il Chianti Classico non doveva limitarsi a venir considerato un gradevole rosso e basta. Si stava capendo che questi vini rossi nati da vigneti con differente forma di allevamento erano perfetti per competere, a livello qualitativo, coi migliori prodotti nazionali e con un grande potenziale di invecchiamento in bottiglia. I produttori avevano iniziato a creare vini utilizzando sia vitigni autoctoni (tipo il Sangiovese in purezza) che vini di provenienza straniera (ad esempio Cabernet dalla Francia). Queste novità giunsero fino negli USA dove vennero subito apprezzate tanto da coniare il nome Super Tuscan (pare grazie all’enologo Robert Parker) che voleva sottintendere a vini di grande eccellenza prodotti in Toscana e che si differenziavano dal Chianti Classico seppur prodotti sempre nel territorio del Gallo Nero. Nacquero così i vari Tignanello, Sassello, Sangioveto, Cepparello (solo per citarne alcuni) che subito divennero eccellenze vinicole nazionali ma che non veicolarono il nome del Chianti Classico nonostante fossero tutti sui derivati se non figli. Allo stesso tempo c’era anche chi rimaneva all’interno della DOC e della DOCG cercando di concepire qualcosa di diverso: un Chianti Classico che potesse puntare alle alte vette dell’enologia mondiale. I contadini iniziarono a capire, per la verità con un po’ di fatica, che certe uve andavano lasciate sui filari e che certe zone del vigneto avevano necessità di una maggiore valorizzazione e, soprattutto, non dovevano essere mischiate con altre. Anche i macchinari, come i vigneti, necessitavano un rinnovamento potendo così, finalmente, produrre un Chianti Classico super aspettando che i tempi burocratici del Consorzio portassero alla consacrazione di DOCG autonoma che avvenne nel 1996 che prevedeva il Sangiovese in purezza, mentre vennero abolite nel 2006 le uve a bacca bianca. Nel 1987, intanto, nacque il progetto Chianti Classico 2000 con il compito di accelerare il processo di rinnovamento della viticoltura nell’area del Gallo Nero, favorendo lo studio delle tecniche agronome e del materiale vegetale che portò all’omologazione di sette nuovi cloni di Sangiovese e di uno di Colorino, rinnovando – tra l’altro – 4.000 ettari di vigneti, cantine ed attrezzature contribuendo, così, al Chianti Classico di raggiungere le vette dell’enologia mondiale. Si era creata una tale euforia tra i produttori e i consumatori attorno a questo nuovo sistema di produrre il vino ricorrendo il sogno di produrre il vino ideale e oggi si stanno godendo i frutti di questa geniale operazione. Il Chianti Classico è una realtà conclamata in tutto il...

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Il Sassicaia, un vino di valore

Il Sassicaia, un vino di valore

Quando abbiamo parlato della Toscana e dei suoi vini abbiamo voluto fare, molto brevemente, la storia enologica di questa regione italiana tra le più apprezzate per la sua produzione di vini pregiati. Oggi vogliamo concentrarci su uno dei prodotti – relativamente giovane – che sta ottenendo grandi successi da parte di un vastissimo pubblico di appassionati di vino: il Sassicaia. Questo vino dal colore rosso rubino intenso, che tende al granato invecchiando, riccamente profumato e dal sapore maestoso e, allo stesso tempo, armonico si è fatto conoscere al pubblico sul finire degli anni ’60, mentre prima veniva bevuto quasi esclusivamente nella zona di produzione e, per di più, ancora giovane. Il vigneto di questo prezioso vino si trova nel cuore ella Maremma livornese, al centro della cosiddetta “Costa degli Etruschi” nel territorio comunale di Castagneto Carducci ed è composto principalmente da uve francesi di Cabernet Sauvignon, grande passione del marchese Mario Incisa della Rocchetta, un esperto di cavalli e grande appassionato di vini francesi che importò dai Duchi Salviati alcune barbatelle di queste uve assieme ad altre di Cabernet Franc. La somiglianza di questo territorio sassoso (da qui il nome del vino poi prodotto) con quello della zona di provenienza delle uve a Bordeaux, lo convinse ad intraprendere questa scommessa di ricreare un vino nella tenuta San Guido che, nel 1944, gli diede le prime bottiglie di Sassicaia, inizialmente ad esclusivo uso familiare, privilegiando, in controtendenza con il periodo, la qualità alla quantità. La prima annata di Sassicaia che fu posta in commercio fu quella del 1968, ma era troppo in anticipo sui tempi fino a che Luigi Veronelli, nel 1974, non ebbe l’occasione di assaggiarne una bottiglia proprio di quell’annata che lo lasciò esterefatto. Finalmente il lavoro otteneva i meritati riconoscimenti e l’arrivo dell’enologo Giacomo Tachis, che si occupò di migliorare la coltivazione, la vinificazione e la maturazione in barriques rigorosamente conservate nelle secolari cantine della tenuta, contribuì a far diventare questo vino un vero e proprio mito consacrato a Londra, nel 1978, come miglior Cabernet Sauvignon. La produzione aumentò e oggi è uno dei vini più ambiti nelle tavole di tutto il mondo. Grazie alle sue caratteristiche che non presentano l’aggressività di altri celebri vini rossi questo Sassicaia lo si può abbinare a molti piatti a base di, ma non è da escludere un abbinamento a portate di pesce nobile. La temperatura di servizio ideale è di 19-20°C, stappato almeno due ore prima e, meglio ancora, decantato, se di annata consigliamo un assaggio preventivo. Questo vino è considerato tra i più pregiati al mondo sia per le sue qualità che per il suo valore come oggetto da collezione. Nel 1999 a Roma una bottiglia del 1958 è stata battuta all’asta a 3.680.000 delle vecchie Lire, mentre una del 1964 a 3.450.000...

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I grandi vini italiani: Brunello di Montalcino

I grandi vini italiani: Brunello di Montalcino

Inserito, e non a torto, tra i più longevi e conosciuti vini italiani il Brunello di Montalcino ha una storia secolare, ovviamente con le dovute modifiche tipiche nella storia dei vini. Pare, infatti, che già nel Medioevo gli statuti comunali regolamentassero la data di inizio della vendemmia che, allora, era conosciuto solo nel territorio di appartenenza anche a causa dell’alto prezzo di vendita. Fu la famiglia Biondi Santi a dare la connotazione moderna a questo vino studiando le potenzialità dei vitigni Sangiovese, localmente chiamato Brunello, nella seconda metà del XIX secolo. Inizio qui la scalata che lo portò ad essere riconosciuto come uno dei principali vini a livello mondiale. Il Brunello viene prodotto in un territorio ristretto, nell’area di Montalcino in provincia di Siena, in un’area delimitata dai fiumi Orcia, Asso e Ombrone in una collina che parte dai 120 mslm fino ai 650 mslm del culmine a ridosso del Poggio Civitella. La collina di Montalcino è caratterizzata da un terreno misto, formatosi in diverse fasi geologiche e prevede, perciò, una serie di caratteristiche che determinano la qualità delle uve. Anche l’aria e il clima, mediterraneo e tendenzialmente asciutto, favoriscono una perfetta maturazione delle uve, in modo graduale e completo. Il vino che ne scaturisce è un rosso, dal colore granato, limpido e brillante nel quale si possono riconoscere, all’olfatto e al palato, sentori di sottobosco, legno aromatico, piccoli frutti, leggera vaniglia e confettura composita. Un vino con elegante ed armonico corpo che consentono l’abbinamento con piatti particolarmente strutturati a base di carni rosse e selvaggina. Ottimo anche coi formaggi, soprattutto se strutturati e va servito in ampi bicchieri in modo da poterne cogliere il ricco bouquet. La temperatura di servizio deve essere rigorosamente tra i 18° e i 20° ed è consigliata la decantazione per le bottiglie molto invecchiate. Infatti tra le caratteristiche del Brunello di Montalcino troviamo la facilità di invecchiamento, soprattutto se le condizioni climatiche durante la fase vegetativa, che va da aprile a settembre, sono state ottimali, con escursioni termiche, precipitazioni e temperature atmosferiche idonee a determinare la qualità del prodotto finale. Il Brunello di Montalcino ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata (DOC) nel 1966 con l’aggiunta di quella Garantita (DOCG) nel...

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Chianti Classico DOCG

Denominazione di Origine Controllata e Garantita Descrizione È a Poggibonsi, nel cuore della provincia di Siena che la famiglia Guidi produce dal 1929 alcuni dei vini più espressivi non solo della zona ma anche di tutta la Toscana. Prodotti che nascono grazie alla passione e l’esperienza maturata nel corso degli anni e che uniscono tradizione e contemporaneità. La cantina nasce nel 1929 ed è da allora che ogni gestualità si tramanda di padre in figlio, un know-how sedimentato e tramandato vendemmia dopo vendemmia fino a presentare oggi una linea di vini espressione del territorio toscano curati sotto tutti i particolari. Dalle colline del Chianti e di San Gimignano, dal sangiovese alla vernaccia, i vini che escono dalla cantine della famiglia Guidi spiccano per eleganza ed espressività. Patria di alcuni dei più grandi Sangiovese del mondo, è nel Chianti Classico che è possibile ritrovare le interpretazioni più autentiche di tutta la Toscana. Tradizione e contemporaneità si incontrano in una bottiglia di grande spessore, in un’annata particolarmente fortunata. La 2010 che viene infatti considerata dagli addetti ai lavori come già un grande classico, una vendemmia capace di regalare Chianti Classico profondi ma al tempo stesso tesi e reattivi, già splendidi ma anche da seguire con attenzione nella loro evoluzione.  Vitigno 90% Sangiovese 10% Merlot Zona di produzione San Gimignano (SI) Toscana Contenuto alcolico 13,5 % vol. Invecchiamento Altitudine: 300 m s.l.m. Sistema di allevamento: a spalliera Periodo di vendemmia: settembre -ottobre Vinificazione:a temperatura controllata in tini di acciaio Affinamento: tini di cemento e una parte in barrique Colore Rosso rubino con leggerissimi riflessi granato. Profumo Il profumo è intenso, al naso esprime tutta la tipicità del Chianti Classico grazie ad bouquet di grande piacevolezza, delicato e al tempo stesso profondo, composto da note di viola, di piccoli frutti rossi di bosco, di spezie lontane. Sapore In bocca è secco, particolarmente reattivo, caratterizzato da un’acidità splendida per la tipologia e da un’ottima freschezza. Elegante come solo i 2012 sanno essere chiude con un piacevole ritorno sulle note olfattive per un finale di buona persistenza. Accostamento gastronomico Ideale per accompagnare i salumi tipici toscani, il pellame nobile e le carni alla griglia. Va servito ad una temperatura di 18-20 gradi.   CONTATTACI PER INFO E ACQUISTI Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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