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Se in Francia si chiamano CRU in Italia sono vini UGA, scopriamo cosa sono

Va bene, forse i francesi sono arrivati per primi, ma se loro hanno i CRU, famosi anche qui in Italia, anche noi possiamo parlare di Menzioni Geografiche Aggiuntive, oggi divenute Unità Geografiche Aggiuntive (UGA, per l’appunto). Un fenomeno che nasce dalla necessità dei territori di ritrovare un’identità perduta e recuperare le proprie specificità, anche dettate da un mercato che sempre più di trovare questa autenticità. Ma cosa sono i vini che assumono la denominazione UGA? Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un certo numero di variazioni delle specifiche particolari in etichetta per differenziare le diverse zone di produzione. I francesi su questo hanno costruito un prestigio al proprio sistema vinicolo, non da meno l’Italia si sta allineando con questa scelta di marketing e di protezione, e si sta lavorando perché non possa creare confusione al consumatore che si deve orientare tra tantissime denominazioni.

I primi in Italia ad adottare questa denominazione (per la precisione come MeGa – Menzioni Geografiche Aggiuntive) sono stati i produttori di Barbaresco, Dolcetto e Barolo che dal 2007 al 2010 – dopo un complicato lavoro ventennale – hanno ottenuto una mappatura del territorio che disegna le aree di produzione. Nel 2009 tocca al Prosecco Superiore cogliere questa opportunità con l’introduzione delle cosiddette Rive, istituendole come Menzioni. In questo caso si parla di piccoli appezzamenti in forte pendenza (rive, appunto) dove si producono le uve di qualità migliore. La produzione deve rispettare un disciplinare che prevede una resa massima di 13 tonnellate per ettaro, dove le uve devono essere raccolte esclusivamente a mano e in etichetta deve sempre comparire l’indicazione dell’annata di produzione. Tra le ultime denominazioni ad aver ottenuto il via libera dal Ministero c’è il Consorzio del Soave che ha appena introdotto 33 UGA di cui 29 nella zona classica, con un percorso iniziato due anni fa con la pubblicazione delle “Vigne del Soave”. Anche il Piemonte DOC con il Consorzio della Barbera d’Asti e vini del Monferrato ha ottenuto il via libera dal Comitato Nazionale Vini alla modifica del loro disciplinare, con l’introduzione dell’Unità Geografica Aggiuntiva Marengo, riservata alle tipologie Cortese Frizzante e Cortese Spumante.

Stanno, invece, lavorando per ottenere questa denominazione il Verdicchio dei Castelli di Jesi e, anche, il Chianti Classico.

Questa introduzione dei cru all’italiana sarà facilmente un valore aggiunto per i nostri vini, calcolando che è in fase di sviluppo. Senz’altro è sempre meglio fare qualcosa piuttosto che stare fermi, come sottolinea qualcuno, ma è bene che tutti abbiano ben presente come funziona il meccanismo e come utilizzare questo strumento ai fini della comunicazione, capendo a chi e come comunicare. Ma in questo campo gli italiani sono dei professionisti.

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