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Nonostante le bizze delle potenze economiche il vino tiene bene sui mercati

Purtroppo, lo sappiamo, il mercato mondiale risente delle varie tensioni politiche tra i principali Stati e le dinamiche economiche vengono inevitabilmente influenzate da esse. Se poi consideriamo che sono potenze economiche come Russia, Cina e USA che fanno le bizze, è facile supporre che il rischio può essere dietro l’angolo. Non ne è escluso il settore a noi più caro, ovvero quello viti-vinicolo ma, per adesso, sembra si possano dormire sonni relativamente tranquilli.

È infatti recente l’ultimo studio dell’IWSR – International Wine & Spirit Research le cui tendenze di mercato sono state anticipate al recente Vinexpo di Bordeaux.
Se escludiamo che la categoria che ha fatto registrare il maggior quantitativo di vendite al mondo è quella del Whiskey, guidate dagli States, possiamo notare che abbiamo dati più che confortanti per i cosiddetti vini “sparkling” con un +2% di vendite, pari a 5,55 milioni di casse (da 9 litri) vendute. Un grande risultato lo stanno ottenendo anche quelli che vengono classificati come “Other Wines” (ovvero quelli non prodotti con uva e tipici in Giappone e in altri paesi dell’Asia), mentre è poco confortante il risultato dei vini fermi che risentono di una perdita di vendite di 4,73 milioni di casse nel 2018, rispetto all’anno precedente, causato principalmente da una brusca frenata della Cina, anche se – e qui viene la notizia rassicurante per l’Italia – il calo è evidente per i vini di basso e medio livello, mentre vengono premiati quelli di qualità, dove i nostri produttori eccellono.

Confortanti anche le tendenze per il futuro che, sempre dallo studio IWSR, ci dicono che fino al 2022 ci sarà una crescita continua. Se alla fine di questo 2019 il consumo di “bollicine” arriverà a toccare le 36,66 milioni di casse, alla fine del 2022 saranno ben 40,1 milioni. Analogo discorso per i vini fermi che passeranno dagli attuali 312,88 milioni di casse a 388.

Dopo ci sarà l’incognita di quella che viene identificata come Generazione Z, ovvero coloro nati dopo il 1995 cresciuti non più a pane e vino, ma a pane e social e che hanno un’attuale tendenza a consumare meno, consapevoli degli effetti negativi dell’alcol e che un bicchiere di vino è più un piacere per un “selfie” su Instagram che per il palato. Un dato abbastanza evidente viene dalla Germania dove il vino analcolico ha fatto registrare nel 2018 un consumo di 2,61 milioni di casse, con risultati in crescita anche negli USA, Australia, Spagna e Regno Unito. Ma, lo sappiamo molto bene, le mode cambiano rapidamente, quindi è meglio non far calcoli a lungo termine, anche perché la qualità di un buon vino, bevuto con parsimonia, trova difficilmente rivali.

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