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Mettiamo un tappo al nostro vino

Solitamente non ci si pensa più di tanto quando siamo presi dall’euforia di aprire una bottiglia di vino, anzi stapparla. Si, proprio quel gesto che è un simbolo e che sancisce la fine del lavoro del vignaiolo determinando il passaggio alla fase del gusto di quel lungo lavoro. Il tappo è, invece, un componente molto importante per il vino in bottiglia poiché attraverso la permeabilità del sughero modifica lentamente le sue caratteristiche e, se le condizioni ambientali sono quelle giuste, ne migliora la struttura. Questo avviene, però, unicamente coi tappi classici in sughero, quel prodotto ricavato da un particolare tipo di quercia: Quercus Suber L, che trova il proprio habitat naturale nel bacino del Mediterraneo.

Esistono in commercio differenti varietà di tappi in sughero che si possono, per brevità, suddividere in tappi di sughero naturale monopezzo, tappi di sughero granulare agglomerato, tappo misto (formato da una serie di rondelle di sughero naturale agglomerate) e tappo a settori di sughero naturale.

La grande richiesta di questo materiale, utilizzato anche in altri campi, che ha determinato un aumento del costo della materia prima e la non sottovalutabile problematica determinata da un fungo che, colpendo la radice della pianta, crea quello spiacevolissimo sapore che rovina il vino ha portato alla nascita dei tappi alternativi che, al contrario di quello che si pensa, non sono indice di qualità inferiore dei vini imbottigliati. Questi tappi possono essere quello a vite, il tappo a corona, il tappo di vetro e il tappo sintetico. Ognuno di queste varianti alternative al sughero ha ottime credenzialità, non a caso i vini speciali, frequentemente, sono elaborati con questi sistemi di chiusura alternativa. Esaminando il sistema di chiusura, infine, si può evincere che viene impedita la permeazione dell’aria e, quindi, si può ritenere che il vino così come entra possa uscire.

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