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L’evoluzione del vino italiano: dalle morti per metanolo al boom di questi anni

È sempre facile criticare l’Italia e le sue (troppe) azioni criminose a danno dell’ambiente e della salute. È giusto, però, anche ricordare e premiare le positività che avvengono come, ad esempio, il boom delle vendite di uno dei nostri principali prodotti ed emblema della nostra Nazione, il vino, che solo 30 anni or sono era caduto nel baratro a causa dello sconsiderato e criminoso utilizzo del metanolo che, pur componente naturale del vino, se aggiunto in cospicue dosi – com’è avvenuto – per aumentare la gradazione alcolica del prodotto può causare gravi danni e, persino la morte. Questo orribile scandalo che colpì tutto il comparto vinicolo italiano con gravissimi danni e una contrazione della produzione e delle vendite, inizio nel marzo del 1986 allorché alcune persone si sentirono male per aver bevuto vini prodotti da un’azienda piemontese. I titolari avevano abusato con l’utilizzo del metanolo causando gravi problemi alla salute di parecchie persone e questo evento diede il via ad un’indagine capillare sul territorio, ma ormai il danno era stato fatto e costò la vita a ben 23 persone, mentre altre subirono danni neurologici irreversibili o cecità totale. Anche all’estero si creò una sorte di sindrome da vino italiano e le esportazioni crollarono in quel 1986 che possiamo tranquillamente ricordare come il peggior anno nella storia del vino italiano. Ma, come spesso accade, dalle disgrazie (che andrebbero sempre evitate) possono nascere nuovi frutti e tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 la semina del nuovo corso del vino italiano iniziò con nuove regole e, soprattutto, con la volontà di produrre – finalmente – vino di qualità, cosa che lo ha reso il secondo – se non addirittura il primo – miglior vino al mondo. Un vino sempre più buono, di sempre miglior qualità e sempre più sano, con dati economici molto positivi, come quello delle esportazioni in costante aumento con il record storico del 2015 di 5,4 miliardi di euro e un 575% in più rispetto al fatale 1986. Le maggiori conferme della qualità del vino italiano arrivano dalle esportazioni, soprattutto verso quelle Nazioni particolarmente attente come Stati Uniti e Germania che, non a caso, sono i principali clienti con 1,3 miliardi per gli USA e oltre 700 milioni per gli estimatori teutonici e con nuovi mercati asiatici e sudamericani (oltre a quello russo) in grande fibrillazione. A tutt’oggi ogni bottiglia bevuta nel mondo su cinque proviene dalle cantine italiane, con una grandissima prevalenza dei nostri prodotti DOC, DOCG e IGT e, addirittura, i nostri spumanti vengono preferiti ai blasonati Champagne. E, allora, se dobbiamo ricordare e continuare a prestare attenzione ai dolorosi fatti accaduti trent’anni fa, pensiamo come – con l’onestà e la professionalità – possiamo ottenere risultati molto più confortanti e premianti per la nostra produzione enologica.

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