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L’evoluzione del Chianti Classico, da vino da tavola a Super Tuscan

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Agli inizi degli anni ’80 i vini chiamati Super Tuscan iniziarono a raggiungere il proprio culmine di popolarità dopo che dalla fine degli anni ’60 alcuni produttori decisero di “disobbedire” dai disciplinari classici che vincolavano troppo la loro creatività. Nemmeno il venir declassati da vini DOC a semplici vini da tavola (solo successivamente divennero IGT) scoraggio questi vignaioli toscani che volevano produrre vini nuovi dalla convinzione che il Chianti Classico non doveva limitarsi a venir considerato un gradevole rosso e basta. Si stava capendo che questi vini rossi nati da vigneti con differente forma di allevamento erano perfetti per competere, a livello qualitativo, coi migliori prodotti nazionali e con un grande potenziale di invecchiamento in bottiglia. I produttori avevano iniziato a creare vini utilizzando sia vitigni autoctoni (tipo il Sangiovese in purezza) che vini di provenienza straniera (ad esempio Cabernet dalla Francia). Queste novità giunsero fino negli USA dove vennero subito apprezzate tanto da coniare il nome Super Tuscan (pare grazie all’enologo Robert Parker) che voleva sottintendere a vini di grande eccellenza prodotti in Toscana e che si differenziavano dal Chianti Classico seppur prodotti sempre nel territorio del Gallo Nero. Nacquero così i vari Tignanello, Sassello, Sangioveto, Cepparello (solo per citarne alcuni) che subito divennero eccellenze vinicole nazionali ma che non veicolarono il nome del Chianti Classico nonostante fossero tutti sui derivati se non figli. Allo stesso tempo c’era anche chi rimaneva all’interno della DOC e della DOCG cercando di concepire qualcosa di diverso: un Chianti Classico che potesse puntare alle alte vette dell’enologia mondiale. I contadini iniziarono a capire, per la verità con un po’ di fatica, che certe uve andavano lasciate sui filari e che certe zone del vigneto avevano necessità di una maggiore valorizzazione e, soprattutto, non dovevano essere mischiate con altre. Anche i macchinari, come i vigneti, necessitavano un rinnovamento potendo così, finalmente, produrre un Chianti Classico super aspettando che i tempi burocratici del Consorzio portassero alla consacrazione di DOCG autonoma che avvenne nel 1996 che prevedeva il Sangiovese in purezza, mentre vennero abolite nel 2006 le uve a bacca bianca. Nel 1987, intanto, nacque il progetto Chianti Classico 2000 con il compito di accelerare il processo di rinnovamento della viticoltura nell’area del Gallo Nero, favorendo lo studio delle tecniche agronome e del materiale vegetale che portò all’omologazione di sette nuovi cloni di Sangiovese e di uno di Colorino, rinnovando – tra l’altro – 4.000 ettari di vigneti, cantine ed attrezzature contribuendo, così, al Chianti Classico di raggiungere le vette dell’enologia mondiale. Si era creata una tale euforia tra i produttori e i consumatori attorno a questo nuovo sistema di produrre il vino ricorrendo il sogno di produrre il vino ideale e oggi si stanno godendo i frutti di questa geniale operazione. Il Chianti Classico è una realtà conclamata in tutto il mondo.

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