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Le piogge di questi giorni manna per i raccolti e per la vendemmia 2017

È stata un’estate difficile per la produzione del vino (e non solo) di quest’anno, iniziata con la gelata di aprile che non pochi danni ha creato e continuata col torrido caldo e la grave siccità che ha colpito l’intera nazione dalle alpi alla Sicilia. Fortunatamente, grazie all’intervento dei produttori più accorti e all’età di molte vigne, queste ultime non sono andate – stranamente – in particolare stress e, nonostante un inevitabile calo della produzione, anche per quest’anno potremo garantire un vino di buona qualità. Certo che danni questo clima ne ha creati non pochi ma cerchiamo di guardare il bicchiere mezzo pieno, e di buon vino. Ormai siamo in pieno periodo di raccolta, chi l’ha terminata e chi in procinto di iniziarla e – soprattutto in questi ultimi casi – le piogge di questi giorni stanno concedendo respiro riequilibrando un tantino i naturali processi della vigna regalando ottimismo ai nostri produttori. Vendemmia complessa, quindi, ma non da sottovalutare anche se si deve far conto con il calo di produzione. Non che i nostri cugini oltralpe – nostri principali competitor – siano messi meglio. Ma tornando in Italia dalle Langhe alla Valpolicella, dalle terre del Chianti fino al nostro Meridione è stata l’abilità e la professionalità che ha fatto la differenza con una gestione tempestiva in ogni occasione. Ad esempio a Bolghieri, patria dei Supertuscan, la raccolta è molto avanti con un anticipo sui tempi di un buon paio di settimane. Stessa cosa per Valpolicella dove già verso la metà di novembre si pensa di poter iniziare la pigiatura per produrre l’Amarone che avrà una flessione contenuta in un -5% di produzione. Numeri che, invece, tenderanno ad arrivare ad un 30-40% in meno nella zona del Chianti con una vendemmia che ha denotato un minor numero di grappoli e con un peso inferiore alla media anche se la qualità non preoccupa per nulla i produttori. Se la cava meglio il Sangiovese, soprattutto nei vigneti con maggiore età che hanno radici più profonde. Anche qui uve sane ma il calo ci sarà e potrebbe essere intorno al 20-30%. Risalendo lo stivale e arrivando in Piemonte, dove sta iniziando la raccolta di Barbaresco e Barolo in attesa del Nebbiolo, si pensa che l’annata sia da salvare, soprattutto viste le premesse e i produttori sono mediamente contenti, nonostante l’inevitabile calo che colpirà la produzione dei famosi vini.
Tutto sommato, quindi, senza poter immaginare di fare i numeri da record degli ultimi due anni anche quest’anno il vino italiano saprà regalare perle. Magari berremo un tantino meno, ma sempre di grande qualità.

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