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Il Mercato del vino italiano nel mondo dopo Buy Wine 2016

Si è appena concluso a Firenze “Buy Wine” (12-13 febbraio) e da questa due giorni sono emersi dati interessanti in merito all’apprezzamento del vino italiano nel mondo. Se da una parte abbiamo avuto conferme come Stati Uniti e Canada, sempre attratte dai nostri vini classici e pronti a scoprire novità enologiche, dall’altra ci sono “promesse non mantenute” (almeno fino in fondo) come quelle dei mercati di Russia, Cina e Brasile. A tutto ciò va aggiunto il crescente interesse per quei mercati relativamente nuovi che sono Albania, Messico e Turchia. Dove ci sono maggiori problemi di flessione la colpa non va imputata alla qualità del vino italiano, sempre saldo in testa alle preferenze assieme ai cugini d’oltralpe francesi, ma alla forte concorrenza di Spagna e, soprattutto, Cile ed Australia capaci di instaurare accordi commerciali con la Cina, mentre l’economia con alcuni problemi e altissime tasse sulle importazioni frenano il Brasile.

Nella kermesse organizzata nel capoluogo toscano, promosso da Toscana Promozioni, oltre 150 produttori toscani hanno incontrato oltre 250 buyer provenienti da tutto il mondo, produttori che hanno avuto la possibilità di verificare come Albania e Messico, con l’aggiunta della Turchia siano mercati dove, oltre ai grandi appassionati di vini di alto lignaggio, si stia sviluppando un potenziale di mercato particolarmente importante nella fascia media, Dove l’offerta italiana è veramente competitiva.

Interessante, anche se può apparire bizzarra, la dichiarazione di Zhou Junjie, uno dei principali player del mercato cinese particolarmente forte sull’e-commerce che vanta una community con oltre 9 milioni di iscritti e che punta ad aprire nei prossimi 3 anni tra i 300 e 500 negozi in tutta la Cina, che afferma quanto sia ancora difficile e tutto da scoprire per i produttori italiani (e i suoi principali concorrenti francesi e spagnoli) poiché per il cinese il vino è una sorta di novità, senz’altro non essenziale e da bere ogni giorni. Il cinese va conosciuto, così i suoi gusti per capire cosa proporre. E la principale attenzione va sull’immagine, a partire dalle etichette dove si deve lavorare ancora tanto, come sta facendo il Cile che sta lavorando parecchio sull’estetica delle bottiglie. Da non sottovalutare, poi, che anche la Cina sta diventando un Paese produttore con già alcuni buoni vini grazie allo studio svolto direttamente in Francia, nelle zone di Borgogna e Bordeaux, di alcuni produttori che hanno imparato tanto sulle tecniche di allevamento e vinificazione, arrivando a risultati di buonissima qualità. I dati dicono che in Cina il consumo di vino cinese tiene ma, al tempo stesso, cresce l’importazione quindi con buone speranze per il futuro. Insomma quello del vino italiano è un mercato in costante fermento ma, alla fine, la qualità paga e quella non manca.

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