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Il fenomeno Supertuscan

Particolarmente recente, soprattutto se paragonato alla storia del vino in Italia, il fenomeno Super Tuscan sta creando particolare interesse attorno a sé. Vediamo, quindi, cos’è prima di tutto il Super Tuscan. Con questo nome possiamo definire quei vini rossi prodotti in Toscana che non possono vantare del suffisso DOCG, cioè quelli che non rispettano, di proposito, le tradizionali regole di preparazione toscane, ma utilizzano altri tipi d’uva, specialmente cabernet sauvignon, che vanno ad aggiungersi, se non a sostituire, il tradizionale Sangiovese. Si può, quindi, affermare che i creatori dei Super Tuscan abbiano osato dove altri non avrebbero mai pensato di fare modifiche raggiungendo un vasto successo in Italia e all’estero. Tutto partì, ma possiamo dire a sua insaputa, sul finire dell’Ottocento quando il Barone Ricasoli fissò la formula del Chianti Classico dove le uve di Sangiovese rappresentavano il 70% del prodotto e il restante 30% era a base di uve Canaiolo e Malvasia. Circa un secolo dopo altri produttori toscani avevano voglia di “trasgredire” ai disciplinari di denominazione del Chianti Classico e ai quali dovevano attenersi per poter certificare i propri vini come DOC. Tra questi il marchese Incisa della Rocchetta che fu il primo a sperimentare nuove strade e, grazie al contributo fondamentale dell’enologo Giacomo Tachis, produsse il Sassicaia, senza dubbio il precursore dei Super Tuscan. L’idea del marchese fu quella di contrapporre al Chianti Classico una nuova tipologia di vini toscani, sempre di altissima qualità e senza utilizzare il Sangiovese preferendo uve di provenienza francese (Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc) che ben si adattavano alla tipologia di terreno nei pressi di Bolgheri, nella Maremma livornese. Nascevano i Super Tuscan anche se il nome arrivò dopo. Si dovettero attendere altre evoluzioni ad iniziare da quella proposta dal marchese Antinori col suo Tignanello che univa alle uve di sangiovese quelle di Cabernet Sauvignon, rompendo le regole imposte dal Chianti Classico senza poter, quindi, venire definito DOC e venduto come semplice vino da tavola anche se, spesso, il prezzo era di una fascia più elevata.

Solo dal 1992, quando venne introdotta in Italia la denominazione IGT (Indicazione Geografica Tipica), meno vincolante della DOC e DOCG, molti dei produttori di Super Tuscan vi aderirono affermandosi, nonostante una prima fredda accoglienza, con un grande successo in particolar modo nei mercati esteri, Stati Uniti su tutti. Ed è proprio nel Nuovo Continente che pare sia nato il nome Super Tuscan, grazie al critico enologo Robert Parker, uno dei primi a riconoscere la grande qualità di questi pregiati vini rossi italiani. Oggi sono diversi i vini a far parte di questa categoria e, oltre al Cabernet, vengono usate anche uve di Merlot e Syrah, i cosiddetti vini da taglio francesi, oppure si producono dei Super Tuscan utilizzando unicamente uve Sangiovese al 100% come nei casi del Fontalloro e del Flaccianello, vini dal gusto corposo e con longevità e struttura importante. Ma alla base di tutto ci deve essere una considerazione fondamentale e, cioè, che non serve stravolgere le regole per fare un buon vino, ma il segreto sta nell’anima e nella storia del territorio di appartenenza tutta da raccontare, anche attraverso un ottimo vino, come solo gli italiani sanno fare.

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