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Good News, scoperta una varietà di vite resistente alla peronospora

Come riconoscere la Peronospora

Il terrore di tutti i viticoltori e allevatori, il nemico più temuto, la peronospora è una malattia della vite che sul finire del XIX Secolo distrusse oltre il 90% dei vigneti in tutta Europa. Arriva in questi giorni, finalmente, la notizia che ricercatori italiani hanno scoperto nella lontana Georgia – Stato caucasico sulle rive del Mar Nero – una vite molto resistente alla peronospora. I ricercatori, appartenenti all’Università Statale di Milano, hanno lavorato per lungo tempo in quell’area considerata assieme all’Iran, la culla della vitivinicultura mondiale dove le prime tracce di vinificazione vengono fatte risalire a 8 mila anni fa, trovando un germoplasma di vite che possiede caratteristiche uniche in termini di resistenza alle malattie, soprattutto alla temutissima peronospora. Questa scoperta potrebbe essere di grandissima importanza e potrebbe aprire la strada alla costituzione di varietà di vite più resistente alle malattie, con requisiti di sostenibilità elevata in quanto diminuirebbe drasticamente l’utilizzo di pesticidi e altri prodotti chimici e, oltretutto, ben impattano con le problematiche causate dal cambiamento climatico in atto. I lavori sono finanziati dal Piano di Sviluppo di Ateneo sotto la coordinazione delle ricercatrici Silvia Toffolatti e Gabriella De Lorenzis che appartengono al Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università Statale le quali si sono accorte di questo raro sistema di difesa nei confronti della peronospora da parte della varietà di Vitis vinifera Mgaloblishvili. Sempre loro sottolineano il fatto che i risultati ottenuti sono frutto della collaborazione ultradecennale nel campo della tutela e valorizzazione delle risorse genetiche della vite intrapresa in più progetti internazionali, tra i quali la COST action FA1003 (East-West Collaboration for Grapevine Diversity Exploration and Mobilization of Adaptive Traits for Breeding) coordinata dal prof. Osvaldo Failla tra il 2010 e il 2014. Lo studio ha visto la collaborazione di ricercatori del Dipartimento di Bioscienze, degli studiosi della Fondazione Edmund Mach si San Michele all’Adige (TN) e di David Maghradze, ricercatore dello Scientific Research of Agriculture e della Faculty of Agricultural Sciences and Biosystems Engineering della Georgian Technical University di Tiblisi. Ottime notizie che si aggiungono a quelle che i report danno come una prossima vendemmia sana, dal buon grado zuccherino e quantitativi superiori anche alla precedente annata.

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