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Dalla Liguria un vino storico: il Pigato

Oltre 400 anni di storia per il Pigato, vino ligure che – pare – sia originario della Tessaglia e sia stato importato dai Greci durante la colonizzazione della penisola. Il nome deriva dal termine dialettale “pigau” che significa “macchia” ed è riferita alla tipica macchiolina color ruggine che compare sugli acini maturi. Può, quindi, considerarsi a tutt’oggi il vitigno autoctono principe della riviera di Ponente della Liguria e che, insieme al Vermentino, rappresenta la D.O.C. più estesa della regione. Del Vermentino ne è, anche, un parente stretto anche se per caratteristiche ampelografiche il Pigato deriva da un clone della Malvasia. A differenza del Vermentino, la cui coltivazione ottimale avviene sui terrazzamenti che si affacciano sul mare, il Pigato necessita di una certa altitudine di circa 300 m s.lm. che gli garantisca calore e quella buona escursione termica notturna che, assieme all’aria marina, risulta fondamentale per il corretto sviluppo dell’ampia gamma dei profumi e della naturale acidità delle uve. Le zone di coltivazione sono nei territori di Albenga, Imperia e Valle Arroscia e la coltivazione avviene sulle caratteristiche terrazze esposte all’aria marina e protette alle spalle dalle Alpi Marittime su di un terreno prettamente argilloso che funge da spugna assorbendo le piogge invernali e primaverili per, poi, rilasciarle gradualmente nelle siccitose estati. Per capirne il gusto basta percorrere la strada che, lasciato il mare ad Albenga, sale verso l’entroterra e si incontrano le prime frazioni, come Salea oppure Ortovero, dove una generosa circolazione dell’aria che arriva dal mare dona ai vini quella giusta sapidità e acidità che ne caratterizzano sapore e longevità. In queste zone è tradizionale abbinare il Pigato alle pesche creando un tipico dolce al quale è dedicata una sagra agostana molto apprezzata. La fermentazione delle uve di Pigato avveniva, un tempo, lasciando maturare il mosto sulle bucce, successivamente variato con la vinificazione “in bianco” con diraspapigiatura (separazione degli acini dal raspo e seguente pigiatura) e pressatura soffice anche se, negli ultimi anni, alcuni coltivatori e produttori stanno recuperando la vecchia tecnica con ottimi risultati. A prescindere da questa prima fase il vino deve essere lasciato adeguatamente maturare prima dell’imbottigliamento nella qual bottiglia si dovrà ulteriormente affinare per alcuni mesi fino a che, all’esame visivo, non avrà assunto il caratteristico color giallo paglierino con sfumature e riflessi dorati che ricordano la spiga del grano e l’olio ligure. Un’intrinseca brillantezza ne conferma la naturale acidità, mentre al naso si presenta con un aroma persistente ed intenso, fruttato e floreale grazie ai profumi di pesca ed albicocca mature. Spiccano, inoltre, note di agrumi, miele e i profumi della macchia mediterranea, soprattutto la ginestra, salvia, rosmarino, timo e, in alcuni casi, basilico. Un vino con corpo, struttura e dal sapore sapido, secco, fruttato e di buona acidità che nel finale lascia un piacevole sentore di mandorla amara. Il Pigato è un vino che andrebbe consumato giovane (entro i primi 3 anni di vita), ma il ritorno alla vecchia vinificazione regala una piacevole personalità al vino anche nel tempo che ricorda i grandi bianchi francesi della Loira. Altra piacevole e importante nota è che i produttori tendo a ridurre drasticamente l’uso dei pesticidi e dei fitofarmaci in vigna conservando maggiormente il sapore dell’uva. Negli ultimi anni sono stati tantissimi i riconoscimenti ricevuti da questo prodotto ligure grazie al lavoro delle aziende storiche e anche dei nuovi produttori che trattano il Pigato con innovative tecniche. C’è chi, addirittura, ha iniziato a spumantizzare con metodo charmat in aggiunta ad una piccola percentuale di uve di Pinot Nero. Alla fine, però, il Pigato rimane un classico dei prodotti della Liguria che si presta benissimo per gli aperitivi e con tutta la cucina regionale basata su pesci ed aromi come le trenette o le trofie al pesto, ovuli crudi e risotti ai funghi, orate o branzini alla ligure (al forno con patate e olive), le classiche verdure ripiene, zuppe di cipolle e ottimo anche coi pansoti al sugo di noci. La temperatura di servizio ottimale è dai 13 ai 16 °C.

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