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Champagne 2016: meno e più costoso

Come si temeva tra gelate invernali, muffe e grandine durante l’ultima primavera e qualche fenomeno di marciume in estate stanno causando un netto calo di produzione delle uve per questa annata. Le stime parlano di 7.000/7.500 chili di uva per ettaro contro i 10.800 massimi fissati dal Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne. In una recente intervista al magazine d’oltremanica Decanter il presidente dell’Union de Maisons de Champagne, Jean Marie Barillère, dice che non c’è da preoccuparsi per la scarsità delle bottiglie, mentre ci sarà da aspettarsi una lievitazione dei prezzi per i prossimi anni. Le scorte, sempre secondo Barillère, garantiscono i livelli di offerta di prodotto sul mercato, nonostante un’annata tra le più infelici come l’attuale. Non ci sono preoccupazioni nell’ambiente in quanto lo Champagne rimane uno dei prodotti top con un aumento, nel 2015, delle esportazioni del 9% contro un -1% del mercato interno, con la domanda si spumanti nel mondo in continuo aumento e la produzione di Champagne, regolata dalla Denominazione d’Origine (Aoc), che ha un limite massimo, che va al di là della generosità sia climatica che della vigna. Si sta investendo molto sulla qualità e sulle pratiche agricole e l’insieme di questi fattori determineranno anche una crescita dei prezzi dello Champagne per i prossimi 5-6 anni e, si spera, anche la qualità del prodotto finito. Nel 2015, anno record, sono state prodotte 312,5 milioni di bottiglie con un giro d’affari che ammonta a 4,75 miliardi di euro, decisamente molto più, soprattutto sul fronte del prezzo medio, dei 4,56 miliardi totalizzati nel 2007 su una base di 339 milioni di bottiglie prodotte. Quindi non ci sono grandi preoccupazioni da parte dei viticoltori della regione più famosa al mondo per gli spumanti ma a noi, da buoni italiani, viene da pensare che – al contrario – le nostre coltivazioni non hanno, fortunatamente, subito danni climatici quindi è lecito supporre che anche quest’annata per il vino italiano sarà di grande qualità e ci vedrà – come ormai consuetudine – a primeggiare a livello mondiale, quindi è lecito chiedersi perché non preferire il vino nazionale.

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