Nonostante le bizze delle potenze economiche il vino tiene bene sui mercati

Nonostante le bizze delle potenze economiche il vino tiene bene sui mercati

Purtroppo, lo sappiamo, il mercato mondiale risente delle varie tensioni politiche tra i principali Stati e le dinamiche economiche vengono inevitabilmente influenzate da esse. Se poi consideriamo che sono potenze economiche come Russia, Cina e USA che fanno le bizze, è facile supporre che il rischio può essere dietro l’angolo. Non ne è escluso il settore a noi più caro, ovvero quello viti-vinicolo ma, per adesso, sembra si possano dormire sonni relativamente tranquilli. È infatti recente l’ultimo studio dell’IWSR – International Wine & Spirit Research le cui tendenze di mercato sono state anticipate al recente Vinexpo di Bordeaux. Se escludiamo che la categoria che ha fatto registrare il maggior quantitativo di vendite al mondo è quella del Whiskey, guidate dagli States, possiamo notare che abbiamo dati più che confortanti per i cosiddetti vini “sparkling” con un +2% di vendite, pari a 5,55 milioni di casse (da 9 litri) vendute. Un grande risultato lo stanno ottenendo anche quelli che vengono classificati come “Other Wines” (ovvero quelli non prodotti con uva e tipici in Giappone e in altri paesi dell’Asia), mentre è poco confortante il risultato dei vini fermi che risentono di una perdita di vendite di 4,73 milioni di casse nel 2018, rispetto all’anno precedente, causato principalmente da una brusca frenata della Cina, anche se – e qui viene la notizia rassicurante per l’Italia – il calo è evidente per i vini di basso e medio livello, mentre vengono premiati quelli di qualità, dove i nostri produttori eccellono. Confortanti anche le tendenze per il futuro che, sempre dallo studio IWSR, ci dicono che fino al 2022 ci sarà una crescita continua. Se alla fine di questo 2019 il consumo di “bollicine” arriverà a toccare le 36,66 milioni di casse, alla fine del 2022 saranno ben 40,1 milioni. Analogo discorso per i vini fermi che passeranno dagli attuali 312,88 milioni di casse a 388. Dopo ci sarà l’incognita di quella che viene identificata come Generazione Z, ovvero coloro nati dopo il 1995 cresciuti non più a pane e vino, ma a pane e social e che hanno un’attuale tendenza a consumare meno, consapevoli degli effetti negativi dell’alcol e che un bicchiere di vino è più un piacere per un “selfie” su Instagram che per il palato. Un dato abbastanza evidente viene dalla Germania dove il vino analcolico ha fatto registrare nel 2018 un consumo di 2,61 milioni di casse, con risultati in crescita anche negli USA, Australia, Spagna e Regno Unito. Ma, lo sappiamo molto bene, le mode cambiano rapidamente, quindi è meglio non far calcoli a lungo termine, anche perché la qualità di un buon vino, bevuto con parsimonia, trova difficilmente rivali. Per ulteriori informazioni potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, oppure contattandoci allo 0521 980 161 o scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

Read More

La cantina perfetta, prendiamo spunto dai ristoranti

La cantina perfetta, prendiamo spunto dai ristoranti

La conservazione del vino, specialmente se la nostra collezione comprende certi prodotti d’annata, richiede delle accortezze a partire dal locale che deve custodire questi “gioielli”. La cantina è per tradizione il posto ideale ma deve avere alcune caratteristiche fondamentali. Possiamo prendere spunto da quelle dei migliori ristoranti per capire come poter adattare la nostra e conservare i vini acquistati. Il sommelier è il responsabile della cantina e deve, quindi, garantire che le bottiglie di vino si trovino nelle condizioni ideali per poter essere conservato al meglio. Nei ristoranti sono, in genere, presenti due cantine: la cantina di stoccaggio e quella del giorno. La cantina di stoccaggio ottimale deve avere una pavimentazione che permetta la respirazione del terreno e aiuti a mantenere il giusto grado di umidità relativa, compresa tra il 60-70%. La cantina deve avere una temperatura costante compresa tra i 10-15 °C, oltre ad essere ben ventilata ma senza forti correnti d’aria. L’illuminazione deve essere realizzata con lampade schermate o al sodio, evitando di installare lampadine superiori a 75 Watt o al neon, perché i raggi UV di queste ultime possono attraversare il vetro e danneggiare il vino con un fenomeno chiamato “gusto di luce”. La cantina deve essere destinata esclusivamente alla conservazione delle bevande e non devono essere presenti salumi, formaggi, agrumi aglio o altri alimenti con profumi intensi che potrebbero essere assorbiti attraverso le porosità del tappo di sughero. In questo locale non devono essere installati – ovviamente – bruciatori o caldaie, né tubazioni dell’acqua calda se non rivestite di lana di vetro o altri materiali isolanti. E’ inoltre opportuno che le bottiglia non siano sottoposte ad alcuna vibrazione proveniente dall’esterno. Le bottiglie vanno disposte su scaffali posti lungo le pareti della cantina o a file verso il centro. Gli scaffali devono presentare una suddivisione a caselle, possibilmente in legno, poiché questo materiale non fa variare la temperatura e attutisce eventuali vibrazioni. Le bottiglie vengono poste in orizzontale, per permettere al sughero del tappo di mantenersi umido ed elastico. La disposizione delle bottiglie viene fatta in funzione della temperatura della cantina, dell’età dei vini, della loro potenziale durata d’invecchiamento e della loro rotazione, tenendo conto che la temperatura è leggermente inferiore vicino al pavimento. Sugli scaffali dovrà essere esposto un cartellino con il numero progressivo della casella (o numero del codice del vino), il nome del vino, del produttore e l’annata. I vini possono essere suddivisi per regione e per colore per semplificare la ricerca della bottiglia. La cantina del giorno è l’appendice della cantina di stoccaggio e viene utilizzata per le brevi soste delle bottiglie che il sommelier ha scelto in funzione del menu proposto, relativo a un giorno o a una settimana. La cantina del giorno è situata spesso nella sala del ristorante o in un locale attiguo, sempre in una posizione dove non vi siano correnti d’aria, luce, forti sbalzi di temperatura (12-18 °C per i vini rossi e 6-10 °C per quelli bianchi). Attualmente sono diffusi gli armadi a vino, ideati per i ristoranti, che conservano i vini alle temperature desiderate. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

Read More

Arrosto di maiale alla senape, una ricetta facile e molto gustosa

Arrosto di maiale alla senape, una ricetta facile e molto gustosa

La senape, per tanti, rimane unicamente quella salsa giallastra con la quale condire gli Hot-Dog mentre – al contrario – questa salsa, preparata con semi polverizzati di senape mescolati con acqua, aceto, succo di limone, vino e sale è perfetta per arricchire tantissimi piatti, regalandogli quel “tocco in più”, tanto da essere citato persino nelle Sacre Scritture. Oggi, con una delle ricette che Delta del Vino propone ai propri lettori, vi vogliamo invitare a provare l’effetto di aggiungere la senape per fare uno squisito arrosto di maiale. Una ricetta assolutamente facile, relativamente economica, ma non per questo meno gustosa di altre molto più complesse, dove questa salsa dalle origini che si perdono nella notte dei tempi e divenuta celebre in Borgogna, soprattutto a Digione, saprà stupirvi positivamente. Gli ingredienti necessari per preparare un arrosto di maiale (circa 6 porzioni) alla senape sono i seguenti: 1 Kg di lombo di maiale 1 cucchiaino di senape (a vostro piacere la scelta più o meno piccante) 2 rametti di rosmarino 1 spicchio d’aglio ½ cipolla 1 bicchiere di vino bianco secco aceto 30 g. di burro 6 cucchiai di olio sale e pepe Per la preparazione iniziate con lo steccare la carne con un rametto di rosmarino, legatela con lo spago da cucina e unite il sale ed il pepe massaggiandola per bene. In un tegame fate scaldare il burro con 4 cucchiai di olio extravergine di oliva e fare rosolare per bene la carne per ogni lato, in modo che si formi una crosticina dorata che trattenga i succhi della carne. Quando la carne avrà preso colore, aggiungete lo spicchio d’aglio schiacciato, la cipolla tritata e il restante rosmarino. Versate il vino e fate evaporare l’alcol, regolate di sale e di pepe a vostro piacimento e coprite il tegame abbassando la fiamma. L’arrosto dovrà cuocere con calma per un’ora e mezza e andrà girata alcune volte in modo che resti sempre bella umida. A tempo ultimato ritiratela dal fuoco e lasciatela riposare per 10 minuti, slegatela e tagliatela a fette molto sottili che disporrete su un piatto da portata, preferibilmente riscaldato. Nel frattempo preparate la salsa con la quale la servirete, diluendo il fondo di cottura dell’arrosto con un cucchiaio di aceto e due di olio, un cucchiaino di senape e un pizzico di pepe. Mescolate con cura in modo che si amalgami il tutto e versate in un a salsiera che porterete in tavola assieme all’arrosto ancora ben caldo. A seconda di quanta senape e che tipo di piccante abbia quest’ultima serve, ad accompagnare questo piatto si può preferire un vino ben strutturato, come il Chianti o il Ripasso, oppure stare su dei rossi leggeri e frizzanti o, anche, alcuni bianchi come il Gewurtztraminer. È una questione di gusti, c’è chi preferisce un vino dalle tonalità acide che accresce i vari aromi chi, al contrario, preferisce scegliere vini fruttati che abbassano i forti aromi speziati. Non vi resta che provare. Per ulteriori informazioni potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, oppure contattandoci allo 0521 980 161 o scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

Read More

Il vino italiano dà i numeri

Il vino italiano dà i numeri

Tranquilli, nessuno è impazzito. Tantomeno i nostri amici vignaioli che, invece, sono al lavoro per la nuova produzione di vino italiano, in questo inizio di maggio 2019 che ha visto una inaspettata nevicata arrivare su parte dell’Italia. Ma il lavoro per le aziende produttrici di vino è anche fatto di vendita dei loro prodotti e, allora, ecco perché il vino italiano dà i numeri. Ce lo conferma il recente bollettino “Cantina Italia” dell’Icqrf che si basa sui dati del registro telematico dove appare che tra la fine del mese di febbraio 2019 e la metà di aprile dello stesso anno dalle cantine italiane sono usciti 5 milioni di ettolitri di vino, modificando – perciò – i dati delle scorte nazionali che passano dai 59,2 milioni di ettolitri registrati il 28 febbraio ai 54,3 milioni di ettolitri di metà aprile. Per essere più precisi e andare nel dettaglio nelle varie cantine da Nord a Sud dell’Italia riposano, in attesa di essere venduti, 27,2 milioni di ettolitri di vini DOP, 14,1 di vini IGP e il restante 12,9 – sempre in milioni di ettolitri – comprende i vini varietali e quelli generici. Un altro dato interessante è che un quarto delle giacenze, quindi parliamo di 13,6 milioni di ettolitri, si trova nelle cantine del Veneto, mentre tocca all’Emilia-Romagna il secondo gradino di questo effimero podio con 6,6 milioni di ettolitri, davanti alla Puglia (5,4), Toscana (5,3), Piemonte (4,3) e Sicilia (3,8) a confermarsi tra le regioni più ricche di questo pregiato nettare. Tra i vini è ancora e sempre il Prosecco a farla da padrone, coi suoi 3,7 milioni di ettolitri che doppia l’1,69 milioni di ettolitri delle Terre Siciliane che si trova appena davanti ai vini Delle Venezie che segue a 1,65 milioni di ettolitri. In questa speciale classifica “da far girare la testa” troviamo IGP Puglia (1,55), Veneto (1,54), Toscana (1,38), DOC Sicilia (1,37), Montepulciano d’Abruzzo (1,36), Chianti (1,31) e IGP Salento (1,28). Guida la classifica dei vini sotto il milione di ettolitri la DOCG del Conegliano di Valdobbiadene Prosecco Superiore con 892.037 ettolitri di vino. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

Read More

Chiamatelo Barbecue o “alla brace” poco importa, ma la vostra fiorentina cuocetela come si deve

Chiamatelo Barbecue o “alla brace” poco importa, ma la vostra fiorentina cuocetela come si deve

Primavera, tempo di grigliate. Ormai è un’arte anche a casa nostra, che giunge dalle nostre tradizioni e, anche, dal mito americano. Quello che è certo è che è uno dei momenti più graditi, soprattutto in quelle domeniche da passare in allegria con amici e parenti e, magari, buona musica. La costata, o fiorentina, è senza dubbio uno dei pezzi forti della grigliata. Ecco alcuni consigli per non rovinarla. Barbecue –BBQ all’americana – o grigliata è solo un nome che ci dice come verrà cotta la nostra fiorentina. Quello che è veramente importante è come la cuocete, senza rischiare di rovinare un nobile pezzo di carne che, se correttamente cucinato, potrà regalarci emozioni a non finire. Sono diverse le tecniche e le teorie su come cuocere una buona fiorentina, chi preferisce le braci ardenti, chi utilizza la piastra. Alcuni punti fondamentali – però – valgono per tutti. Il primo è, senza dubbio, quello di togliere la vostra “bisteccona” dal frigorifero almeno 4 ore prima, in modo che la stessa non subisca uno shock termico rischiando di lessarsi invece di fare quella deliziosa crosticina che impedirà ai preziosi succhi di uscire. Molto utile in questi momenti avvolgere la carne in carta assorbente per togliere quell’umidità esterna che renderebbe imperfetta la prima scottatura. Ma come la cuociamo una volta arrivato il momento di porla sulla griglia o sulla piastra? Qui iniziano le differenze; c’è chi dice la brace – che deve essere prodotta con un 70% di combustione di legno e 30% di carbonella – e quando le fiamme spariscono si posiziona la bistecca sulla griglia posizionata tra gli 8 e 12 cm dalle braci, e c’è chi dice che la cottura migliore è su una piastra precedentemente portata a temperatura. Ora prendiamo il pezzo di carne che deve essere almeno 1.600 g di peso e mettiamola a cuocere, ma come la mettiamo? Delta del Vino vi consiglia di metterla subito in piedi, appoggiata sull’osso in modo che il calore tenda a salire attraverso di esso scaldando la carne al suo interno. Lasciatela in questa posizione per almeno 4 minuti, poi coricatela – attenzione a non bucarla – per altri 6/7 minuti per parte. Per determinare la corretta cottura lo strumento più idoneo è certamente un termometro a sonda che vi darà l’esatta temperatura al cuore della vostra fiorentina. Se la volete al sangue, ovvero quella più consigliata dagli intenditori, la temperatura dovrà essere di 55° C, 62-65° per cottura media e 75° per averla ben cotta, potremmo aggiungere quasi rovinata, però. Alla fine lasciatela riposare per qualche minuto prima di tagliarla, quindi potrete aggiungere un po’ di sale e pepe e – se volete – un filo d’olio di oliva. Alcuni semplici gesti che vi permetteranno di avere un risultato ottimale per gustare qualcosa di veramente speciale. Come abbinamento con vini non c’è che l’imbarazzo della scelta, da un classico Chianti toscano, un Rosso Nobile di Montepulciano o un Lacryma Christi del Vesuvio per stare sui vini rossi, ma una bella scommessa è anche un gustosissimo Gewürztraminer che valorizzerà il sapore della carne. Buon appetito! Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

Read More

Vini naturali, biologici o biodinamici: ma esistono davvero?

Vini naturali, biologici o biodinamici: ma esistono davvero?

Ammettiamolo, siamo una società ben strana. Avveleniamo il mondo per aver tutto subito e, allo stesso tempo, vogliamo sulle nostre tavole solo cose totalmente naturali. Dall’olio di palma, ormai ovunque, e spauracchio del momento (tanto che alcune pubblicità di prodotti alimentari affermano di non usarlo) al vino che deve essere biologico e senza solfiti. Ma cosa vuol dire biologico e cosa sono i solfiti? Da alcuni anni ci sono dibattiti in merito all’uso e abuso di terminologie quali “biologico” o “biodinamico” oppure il più semplice “naturale” da abbinare ai vini prodotti, ma è necessario fare alcune chiarezze per non confondere le idee ai consumatori finali. Sugli scaffali delle enoteche troviamo vini industriali, artigianali, biologici, biodinamici o naturali, ma nelle etichette non troviamo chiarimenti in merito, tanto che si ipotizza che il legislatore dovrà intervenire al più presto per fare chiarezza ed evitare l’uso e l’abuso delle terminologie in maniera “disinvolta”. La differenza tra vino biologico e vino libero (come lo ha recentemente chiamato Oscar Farinetti, patron di Eataly) è tutta nella riduzione della parte chimica che avviene sia in vigneto che in cantina, arrivando – ovviamente – nella certificazione del vino. Si dice vino libero perché è autodisciplinato da quei produttori che non intendono sottostare alle regole dettate dalla Comunità Europea. Il tutto, se vogliamo essere precisi, però riguarda maggiormente i costi aggiuntivi che ne deriverebbero se venisse applicato il concetto di “libertà”. Il vino biologico, invece, si presenta al consumatore come marchio di qualità assoluta, derivato da un abbattimento delle sostanze chimiche e dei solfiti, oltre alla riduzione delle risorse idriche utilizzate in aggiunta all’adozione di tecniche di cultura bio con antiparassitari naturali, quindi adottando una filosofia produttiva in sintonia con il territorio. Con il termine vino naturale facciamo, invece, riferimento ad una categoria di vini che, in aggiunta alla filosofia del biologico, non presentano nessuna sostanza additiva al mosto, siano esse correttore di acidità, anidride solforosa o vari coadiuvanti. I solfiti, comunque, vengono aggiunti per prevenire ossidazione o derivazioni batteriche. Infine troviamo i vini biodinamici che si differenziano dal fatto che vengono prodotti sulla base delle fasi lunari e su pratiche di coltivazione ancora in fase di definizione in Europa. Il tutto seguendo le indicazioni del filosofo ed esoterista Rudolf Steiner, ideatore del concetto di agricoltura biologica. Nelle varie polemiche sull’utilizzo dei termini “naturale”, “biologico” o “libero” FederBio precisa che, a differenza di quelli puramente biologici, non tutti i vigneti “liberi” sono – a dir il vero – esenti dall’utilizzo di insetticidi e anticrittogamici e, in merito all’utilizzo di solfiti, la normativa vigente prevede, per i vini biologici, una soglia di utilizzo massima di 100 mg/l per i vini rossi e di 150 mg/l per i vini bianchi e rosé; più o meno 50 mg/l in meno rispetto ai tradizionali vini. Alla fine, come in tutte le cose, cerchiamo di fare la cosa migliore, ovvero consumare vino di qualità, nelle corrette modalità, senza lasciarsi abbindolare da etichette che possono nascondere prezzi ingiustificati. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

Read More

Spaghetti alla Carbonara, una ricetta tipicamente italiana

Spaghetti alla Carbonara, una ricetta tipicamente italiana

Si è sempre molto discusso sulla preparazione degli Spaghetti alla Carbonara, una delle ricette italiane più famose in tutto il mondo. Delta del Vino, nel suo consueto appuntamento con le ricette e i consigli in cucina vuole suggerire ai suoi lettori uno spunto utile per la sua corretta preparazione. Già le origini di questo piatto non sono del tutto certe, due solo le teorie più accreditate. La prima – e forse la più famosa – sostiene che l’invenzione di questo piatto ci arrivi dalla Seconda Guerra Mondiale quando un cuoco utilizzò gli ingredienti delle razioni di soldati americani, a base di uova e bacon, per condire la pasta, aggiungendo pepe e formaggio per esaltarne il sapore. La seconda teoria ci racconta, invece, che sarebbe l’evoluzione di un antico piatto laziale chiamato “cacio e ova” di cui si cibavano i carbonari quando andavano a fare carbone. Secondo alcune teorie il nome carbonara arriva dal fatto che si utilizzava il pepe in dosi massicce, macinato sulla pasta tanto da coprirla e farla sembrare ricoperta di carbone. Comunque sia, la ricetta originale prevede l’utilizzo di uova, pepe e del guanciale che, per 4 persone, potremmo quantificare in questo modo: 360 g. di spaghetti 150 g. di guanciale di maiale 4 tuorli d’uovo 100 g. di Pecorino sale e pepe nero Mentre fate cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata a parte tagliate il guanciale a listarelle e fatelo soffriggere in una padella senza aggiungere olio. In contemporanea sbattete i tuorli delle uova con il pecorino in una terrina, ai quali aggiungerete due cucchiai di acqua di cottura degli spaghetti e una bella macinata di pepe nero. Una volta scolati gli spaghetti al dente versateli nella padella col guanciale e mescolate con cura. Togliete dal fuoco la padella e aggiungete i tuorli sbattuti mescolando con cura e aggiungendo un altro cucchiaio di acqua di cottura in modo da ottenere un risultato cremoso. Spolverate di Pecorino grattugiato e finite con una macinata di pepe e il piatto è pronto da servire in tavola. Per i vini da abbinare a questo piatto, calcolando il sapore abbastanza dolce dato dall’uovo e la nota unta e leggermente amarognola dovuta all’utilizzo del guanciale vi consiglieremmo di utilizzare dei vini bianchi. Tra tutti il nostro preferito è il Chardonnay che contribuisce ad ammorbidire la sapidità del formaggio e la croccantezza untuosa del guanciale. Non male anche l’utilizzo di un buon Franciacorta, anche se le bollicine potrebbero stridere con l’effetto cremoso della pasta. Ovviamente, poi, va a gusti e l’unica cosa da fare è provare e, magari, osare. Per ulteriori informazioni potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, oppure contattandoci allo 0521 980 161 o scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

Read More

Diamo il benvenuto a un nuovo Vermentino Toscana IGT

Diamo il benvenuto a un nuovo Vermentino Toscana IGT

Ad un’altezza di 100 m sul livello del male, proprio all’incrocio tra le valli dell’Arno e dell’Era e su antichi terreni pluviali costituiti da strati di sabbie tufacee e ghiaia, nasce questo Vermentino Toscana IGT prodotto da uve Vermentino al 100% che entra di diritto nella selezione Delta del Vino. Le uve Vermentino sono tra le poche uve bianche che perfettamente si sono adattate al clima della Toscana mediterranea. Un’uva che ama la brezza del mare, che dista solo 25 km, e la luce del sole, due componenti che permettono a queste uve di restituire quella sapidità e la giusta acidità capaci di regalare una freschezza irresistibile. Appena arrivano in cantina vengono diraspate e pressate con delicatezza ottenendo diverse frazioni di succo, ciascuna delle quali viene raffreddata a 8°C per 24 ore al fine di favorire la decantazione naturale. Il mosto ottenuto, limpido e fresco, viene versato in grandi vasche in acciaio inox dove avviene la fermentazione alcolica ad una temperatura controllata non superiore ai 12°C. Dopo un mese viene fatta una precisa valutazione dei diversi lotti di vino ottenuto al fine di ottenere la miglior miscela finale. Il Vermentino Toscana IGT è un vino che si presenta col caratteristico color giallo paglierino con riflessi dorati. Un vino dal complesso profumo al naso, con note floreali e sentori di pesca, fiori, salvia e rosmarino e dal sapore persistente, ampio e ben equilibrato al palato dalle note minerali. Un vino che servito alla corretta temperatura di 10°C si sposa meravigliosamente con piatti a base di pesce, insalata di pollo e antipasti in genere. Si caratterizza anche per l’originale e innovativo tappo dalla soluzione “svita e apri” che si chiama HELIXTM, che consiste in un tappo in sughero dal design ergonomico e una bottiglia in vetro con filettatura interna posta nel collo della bottiglia che permette, senza sforzo, l’apertura a mano con un facile e semplice movimento di rotazione. Questa soluzione permette che la bottiglia possa venire richiusa con lo stesso movimento in senso opposto mantenendo la chiusura ideale che permette la conservazione delle caratteristiche organolettiche del vino. Vitigno Vermentino 100% Categoria di appartenenza I.G.T. Indicazione Geografica Tipica Zona di origine Toscana Produzione Il mosto viene ottenuto attraverso spremitura soffice e passato in vasche in acciaio inox dove avviene la fermentazione alcolica a temperatura controllata. Aspetto Colore giallo paglierino, con riflessi dorati. Profumo Complesso, con note floreali e sentori di pesca, fiori, salvia e rosmarino. Gusto Gusto persistente, ampio e ben equilibrato al palato dalle note minerali. Gradazione alcolica 12,5% vol. Temperatura di servizio 10° (nel secchiello del ghiaccio). Accompagnamento Piatti di carni bianche, antipasti. L’abbinamento tradizionale è con il pesce, i crostacei, molluschi. CONTATTACI PER INFO E ACQUISTI Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

Read More

Il profumo del vino

Il profumo del vino

In un precedente articolo, che potete leggere cliccando qui, avevamo analizzato l’esame olfattivo e la sua importanza per riconoscere le qualità di un vino. Oggi vediamo di darvi alcuni consigli su come compiere questa operazione. Impugnando il bicchiere sullo stelo lo si porta al naso senza imprimere nessuna roteazione al vino, e si inspira fortemente per percepire le prime sensazioni. Successivamente è buona cosa allontanare il bicchiere dal naso per evitare l’assuefazione, cioè l’incapacità di percepire i profumi. Infine si rotea leggermente il vino nel bicchiere per far sviluppare le cariche odorigene e lo si inspira ulteriormente. Occorre ricordare che non è opportuno far roteare i vini dotati di effervescenza perché si priverebbero della stessa e a una prima olfazione risulterebbero pungenti. Cosi facendo possiamo iniziare ad analizzare i vari aspetti del vino, che possiamo riassumere in: Intensità: intesa come forza dei profumi (un cesto di fiori o di frutta ha più intensità che un solo fiore o frutto). Complessità: intesa come capacità di esprimere una gamma articolata di sensazioni odorigene diverse (un mazzo di fiori diversi ha una complessità più importante rispetto ad un mazzo di fiori dello stesso genere). Qualità: intesa come pulizia dei profumi e contemporanea presenza di fragranze piacevoli e articolate. Bouquet: inteso dell’assegnazione all’appartenenza delle tre categorie di aromi primari, secondari e terziari. Da ricordarsi che gli aromi primari possono essere anche interpretati nell’evoluzione in secondare e terziari. Gli aromi, invece, si descrivono tramite l’individuazione delle categorie di appartenenza, ricercando le diverse cariche olfattive: Aromaticità: tipicità riscontrabile solo nei vini con aromi varietali (salvia sclarea, finocchio, alloro, timo, basilico, lavanda, origano, prezzemolo, maggiorana e poi resine nobili quali pino, incenso, ginepro, trementina). Vinosità: che esprime note fermentative di piccoli frutti di sottobosco con richiamo di mosto (ribes rosso, lampone, mirtillo, mora). Floreale: con tipico riconoscimento per i vini bianchi o con colori chiari e di sentori di fiori rossi o di colori scuri (acacia, biancospino, rosa, iris, geranio, sambuco, fiori d’arancio, caprifoglio, tiglio, violetta, narciso, gelsomino, ginestra, iris). Fruttato: con tipico riconoscimento per i vini bianchi di sentori di frutta chiarao a polpa chiara e per i vini rossi di frutta rossa o a polpa scura (albicocca, ananas, banana, pesca, ciliegia, ribes, lampone, mora, mela cotogna, prugna, agrumi, frutti esotici) ma, anche, di frutta secca (fico, mandorla, nocciola, noce, noce di cocco, prugna secca, uva sultanina) oppure di confettura o frutta cotta. Fragrante: combinazioni di profumi dovuti alla presenza di lieviti durante il processo di produzione di vini spumanti. Il sentore di pane fresco e di lieviti freschi indica che il prodotto è stato elaborato per un periodo contenuto se, invece, sono presenti note di lieviti ossidativi, di crosta di polenta, lo spumante avrà avuto lunghi periodi di elaborazioni. Può venire interpretato anche come presenza contemporanea di sentori floreali e fruttati. Vegetale: tipico riconoscimento di sentori erbacei in molteplici varianti (erba, felce, fieno secco, limoncello, foglia di pomodoro, salvia, foglie secche, mallo di noce, peperone verde, funghi, tartufi, muschio, humus). Franco: legato alla presenza degli aromi che si formano durante l’evoluzione del vino e che permettono di individuarlo inequivocabilmente (per esempio per il Merlot sentori di marasca, mora, erbaceo, canne; per il Cabernet Sauvignon sentori di mirtillo, vegetale di peperone verde; per lo Chardonnay sentori di mela, banana, robinia; per il Sauvignon sentori di vegetale, foglia di fico, pomodoro, minerale). Minerale: riconoscimento di sentori causati dalla presenza i profumi di pietra solfurea, idorcarburi legati alla mineralità del territorio o dell’evoluzione del vino(selce, grafite, pietra focaia). Speziato: normalmente cariche dovute all’uso di botti piccole (barriques), talvolta derivate dal vitigno stesso in fase di evoluzione (anice, cannella, chiodo...

Read More

A Pasqua mettiamo in tavola Agnolotti di spinaci e brasato

A Pasqua mettiamo in tavola Agnolotti di spinaci e brasato

Pasqua è alle porte e non avete ancora deciso cosa preparare per la vostra famiglia, parenti o amici? Delta del Vino vi da un suggerimento con un primo piatto relativamente facile, ma dal successo assicurato: gli Agnolotti spinaci e brasato. Alla base di una perfetta riuscita è necessario che la pasta sia fatta in casa e che il brasato, anch’esso cucinato tra le mura domestiche, sia fatto a regola d’arte, rispettando le regole di cottura che il brasato esige. Per facilitarvi in questa operazione vi invitiamo a consultare la ricetta che potete trovare cliccando qui. Fatto questo vediamo quali sono gli ingredienti necessari per preparare 6 porzioni di Agnolotti di spinaci e brasato: 500 g. di farina 6 uova fresche 400 g. di brasato 250 g. di spinaci 150 g. di prosciutto cotto 2 tuorli 50 g. di Parmigiano Reggiano burro sale e pepe nero Come prima cosa bisogna preparare la pasta sfoglia fatta in casa, utilizzando la ricetta che ogni famiglia si tramanda di generazione in generazione o che – almeno – così faceva fino a qualche anno fa. Per piacere non utilizzate pasta comprata, anche se di qualità, ma provate il gusto e il piacere di farvela da soli, un’esperienza che consigliamo. Impastate la farina con 5 uova fino ad ottenere un composto omogeneo e lasciatelo riposare per mezz’ora coperto con un canovaccio. Nel frattempo potete iniziare a tritare il brasato utilizzando un mixer e sbollentate gli spinaci che, successivamente, triterete aggiungerete al brasato. Amalgamate bene il tutto aggiungendo il Parmigiano, un uovo che era rimasto da parte e 2 tuorli, il prosciutto tritato, sale e una macinata di pepe nero. Se vedete che il composto è troppo asciutto aggiungete un po’ di sugo del brasato che lo ammorbidirà al punto giusto. È ora di stendere la pasta a strisce sulla quale distribuire il ripieno a mucchietti distanziati l’uno dall’altro. Ripiegate la pasta o sovrapponetevi un’altra striscia e con la rotella dentata tagliate gli agnolotti formando dei quadrati della stessa dimensione. Lessateli in acqua salata per 10-12 minuti, a seconda dello spessore della pasta, e serviteli dopo averli scolati con una schiumarola e disposti su un piatto di portata precedentemente riscaldato, conditi con sugo del brasato, burro fuso a bagnomaria e una generosa spolverata di Parmigiano. Un piatto che riscuoterà un grande successo e vi farà meritare un bell’applauso che sarà ancora più intenso se abbinerete un giusto vino che potrete scegliere in base a quello utilizzato per cuocere il brasato e che non necessariamente dovrà essere un Barolo, ma la scelta potrà cadere su un vino rosso corposo, comunque sempre di buona qualità. Ricordatevi sempre che per cuocere l’utilizzo di vini scadenti o troppo economici andranno a rovinare il paziente lavoro svolto in cucina. Per ulteriori informazioni potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, oppure contattandoci allo 0521 980 161 o scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

Read More