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Buon compleanno Sassicaia, 50 anni portati divinamente

Era il 1972 quando il Marchese Mario Incisa della Rocchetta mise in commercio le prime bottiglie di Sassicaia, uno dei vini rossi della Toscana tra i più considerati dall’attuale mercato enologico. Grande appassionato di cavalli e di vini francesi il marchese si fece inviare dai Duchi Salviati alcune barbatelle di Cabernet Sauvignon e di Cabernet Franc con l’intento di ricreare tra le sue nobili terre un vino toscano che ricordasse il Bordeaux, sorta di emblema di quell’aristocrazia. Quello che ne scaturì fu un bordolese di Maremma, “vino nato da un progetto e non da una tradizione” come ha sottolineato il giornalista enogastronomico Daniele Cernilli nel corso della degustazione guidata che celebrava i 50 anni del Sassicaia. Nei meravigliosi terreni che dalla rocca di Castiglioncello, spesso immortalati nei dipinti dei Macchiaioli di metà Ottocento, venne creato il primo vigneto di uve Cabernet con metodologia francese che prevedeva drastiche potature per una bassa resa e affinamento in barriques una volta giunte in cantina, tecnica totalmente differente dall’abituale locale che prevedeva, tra l’altro, di bere il vino prodotto già alla fine dell’inverno successivo. Questa lungimiranza, ma anche l’agiatezza economica che non imponeva di vendere il vino appena possibile, fece capire ben presto che lo scorrere del tempo aumentava la qualità del vino. Dopo circa una decina d’anni il Marchese pensò bene di espandere il vigneto e lo fece in una zona sassosa (una sassicaia, che darà poi il nome al vino) dovbe già in precedenza il Conte Guido Alberto della Ghirardesca aveva impiantato viti. Questo suolo era molto simile a quello di Graves di Bordeaux che il Marchese conosceva grazie all’amicizia che lo legava col Barone Rotschild il quale diede utili consigli all’amico italiano per rendere meno selvatico e scontroso il proprio vino che, comunque, era già da considerarsi di ammirevole qualità. Arrivò, quindi, in soccorso anche il Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga che suggerì la fermentazione in tini di legno e, nel frattempo, il tradizionale torchio per la spremitura venne sostituito dalla pressa Wilmess, con polmone in caucciù che consentiva una ben più delicata pigiatura delle uve. Ma la grande svolta avvenne quando il Marchese decise di seguire il consiglio della famiglia Antinori (tra loro vi era un grado di parentela) facendosi aiutare dal loro enologo che era il famosissimo Giacomo Tachis e fu così che nel 1972 venne stampata la prima etichetta del Sassicaia che con l’iconica rosa dei venti dorata su campo blu andava a decorare le prime bottiglie contenenti pregiato vino rosso del 1968 che, in verità, era un taglio di diverse annate a partire dal ’65 al ’69 creato dallo stesso Tachis. Ecco come nacque questo ormai famoso vino, capace nello stesso 1972 di sbaragliare i migliori Cabernet sauvignon del mondo durante la celebre degustazione di campioni anonimi organizzata da Hugh Johnson a Londra portando il Sassicaia di Bolgheri tra i vini più considerati al mondo e provocando una vera e propria rivoluzione enologica, prima in territorio toscano e successivamente in tutta Italia. A Tachis si affiancò il figlio di Mario e insieme stabilì il nuovo protocollo di produzione permettendo, così, la nascita della prima DOC riservata ad una sola azienda vinicola i cui confini risiedono unicamente nella tenuta Bolghieri Sassicaia come da decreto ministeriale del 5 novembre 1994. Il Marchese Mario Incisa della Rocchetta morì il 4 settembre del 1983 e, nel frattempo, era diventato il primo presidente del WWF e fu l’ideatore della prima oasi naturalistica nazionale. Una vita intera dedicata alla natura e anche noi di Delta del Vino vogliamo unirci nell’unanime ringraziamento per averci donato un vino di così grande qualità.

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