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Brindare, lo facciamo da oltre 5.000 anni

E ci piace ancora farlo. Si brinda per un grande evento, per un successo, per una vittoria ma, senza ombra di dubbio, il brindisi che accomuna più persone contemporaneamente (e a parecchi Km di distanza) è il brindisi augurale per il nuovo anno, come accadrà tra qualche giorno quando, allo scoccare della mezzanotte, buona parte della popolazione mondiale alzerà i propri calici in un sentito augurio per un nuovo anno migliore di quelli precedenti. Ma da dove ci giunge questa usanza? Quello del brindisi è un rito legato soprattutto al vino che, pare, ci pervenga, come rito religioso di bere alla salute dei vivi in onore degli dèi e dei defunti, dagli antichi Egizi, Greci e Romani in una sorta di scambio sacrificale in trasformazione di un desiderio o di una preghiera riassunta con le parole “lunga vita” oppure “alla salute”. Ci piace pensare che il brindisi, come gesto, possa essere nato assieme al vino quando, per elogiare il risultato del prodotto, in segno di compiacimento si sia alzato verso l’alto il contenitore per ringraziare terra e cielo per il grande dono avuto. Da allora fino ai giorni nostri il brindisi ha significato sempre tanto, diventando protagonista assoluto e risolutore di diatribe politiche ed economiche, oppure per generare buonumore, amicizia e solidarietà tra le persone. Il termine “brindisi” ci arriva dallo spagnolo brindis a sua volta mutuato dal tedesco bring dir’s, che possiamo tradurre in “lo porto a te”, inteso come il saluto che i lanzichenecchi utilizzavano verso le truppe spagnole. Durante il gesto di far toccare i bicchieri c’è l’usanza di emettere un’esclamazione che si differenzia a seconda delle varie lingue. In Italia la più utilizzata è Cin Cin che ci arriva dal cinese qǐng qǐng il quale significato è traducibile in “prego, prego” e che richiama il suono onomatopeico del toccarsi tra i bicchieri. Ci arriva dai marinai di Canton che lo esportarono nei porti europei. Altro termine particolarmente conosciuto è Prosit (sia utile, faccia bene, giovi) che ha origini latine ed è molto utilizzato nelle terre germaniche. Ma non importa se diciamo cin, cin, prosit oppure cheers (inglese) santé (francese), salud (spagnolo), l’chaim (ebraico) oppure kassutta (groenlandese), okole maluna (hawaiano) o ваше здоровье (russo), quello che importa è che i nostri brindisi siano sinceri e che nei bicchieri ci sia del buon vino.

Buon Anno, anche agli astemi, da Delta del Vino.

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