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Al Rootsway Festival il vino è quello della “Bassa”

Rootsway Festival, Lambrusco e Fortana del Taro

All’arrivo dell’estate la “bassa parmense”, quella fetta di terra larga circa 15 km compresa tra il fiume Po e la via Emilia che scorrono parallelamente, vive uno dei momenti di maggior interesse con l’arrivo del Rootsway – Roots’n’Blues & Food Festival che da 12 anni porta nei comuni rivieraschi la musica delle origini statunitensi abbinata alla cucina locale e americana. Dalla prima edizione nel 2005 il festival itinerante ha toccato alcuni tra i punti più interessanti di questo territorio, così bello e così ricco di storia, cultura e sapori. Sapori perché questa è la terra dei salumi più pregiati, come il Culatello, la Spalla (Cotta e Cruda), lo Strolghino e tutti quei derivati dal “Re Maiale” che hanno reso celebre, assieme al Parmigiano-Reggiano questa “fettaccia” di terra come amava chiamarla Giovannino Guareschi. Si, perché questo è il centro del Mondo Piccolo e di tutte quelle storie, ricche di umanità, di amore e di durezza, che hanno fatto il giro del mondo grazie, anche, alle figure di Peppone e Don Camillo che di salumi, torta fritta e vino ne sapevano. Ed il vino della bassa non è un vino nobile come può essere il Montepulciano, nemmeno strutturato come un buon Barolo, ma è il vino adatto e cresciuto – come per incanto – per venire abbinato con questi prodotti. Qui tutto funziona se c’è la nebbia, l’umidità insopportabile delle estati torride e della rugiada serale dove, tutti allegramente a tavola, si possono gustare i tortelli d’erbetta e la torta fritta con i salumi il tutto innaffiato da Lambrusco o Fortana del Taro rigorosamente freschi. Una delizia impagabile. Lambrusco e Fortana sono vini che da sempre sono stati poco considerati se non derisi dagli intenditori. Ma non è così, Mario Soldati, che di cucina se ne intendeva, un giorno definì il Lambrusco come “l’umile Champagne dell’Emilia-Romagna”, mentre Pavarotti ne decantava le qualità paragonandolo ad “uno spumante selvaggio e ineducato”. Il Lambrusco è il vino italiano maggiormente esportato, con picchi costanti di aumento delle vendite soprattutto negli USA, Europa, Russia, Brasile e, ora, anche Cina. La Fortana del Taro, dal nome del fiume che attraversa parte della bassa prima di tuffarsi nel Po, è un vino IGT da vitigno autoctono che pare venisse coltivato già nel 1400. Nel XVII secolo Vincenzo Tanara citò la Fortana come “la regina delle uve negre per fare buon vino sano, durevole e generoso”. Un vino che rispecchia il territorio dove nasce, la sua gente e il cibo che qui diventa musica per il palato. Musica come quella del Rootsway Festival dove il blues del Mississippi è impreziosito dai sapori della cucina locale.
Provare per credere: 8-9 luglio 2016 Podere La Bertazza a Diolo di Soragna (PR)

Manifesto Rootsway Festival 2016, art Antonio Boschi, WIT Grafica & Comunicazione
Manifesto Rootsway Festival 2016
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