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Addio a Severino Garofano, l’enologo che rese grandi il Salento e il Negroamaro

Se n’è andato la scorsa settimana, all’età di 83 anni, il grande enologo Severino Garofano, uno dei pionieri dell’enologia salentina. Arrivato in Puglia dalla natia Irpinia nel 1957 Garofano seppe trasformare il Negroamaro da vino da taglio soprattutto per i produttori del Nord al vino di qualità che tutti conosciamo. Grazie a lui la Puglia ha scoperto i propri valori e l’orgoglio del terroir. Non solo il Negroamaro deve a questo grande enologo la propria fortuna ma, anche, il Rosato che a quelle latitudini è figlio suo, così come il Graticciaia e il Patriglione, piccole gemme uscite dalla sua cantina Agricole Vallone. Non era facile togliere dai pasticci quei poveri contadini pugliesi che proprio nel giorno dell’arrivo di Garofano in terra salentina misero in atto una rivolta a San Donaci (Brindisi), esasperati dal crollo del prezzo delle uve e che vide la polizia locale sparare e uccide tre giovani e disarmati coloni sommersi dai debiti. La chiamano la “Guerra del Vino” ed è ancora vivo il ricordo a oltre sessant’anni da quel terribile 9 settembre 1957. Arrivato in piena sospensione della vendemmia Garofano ha iniziato a lavorare duramente in quelle terre rifiutando le tante richieste giunte da ogni dove poiché in quelle terre vide la possibilità di poter esprimere al meglio la sua grande passione per il vino, nata tra i filari della scuola in collina di Tuoro Cappuccini, in una regione ancora tutta da scoprire e dalle grandi potenzialità per i suoi vini di qualità non ancora conosciuti. Grazie a lui, quindi, le uve prelibate della Puglia hanno smesso di essere ancelle della grandi produzione del Nord, acquisendo col tempo una propria e sempre crescente dignità e fama. Questa avventura – in un bistrattato Mezzogiorno laborioso – ha permesso a Garofano di aggiudicarsi il prestigioso premio Veronelli nel 2007, a coronamento di una intera vita dedicata alla sua grande passione: il buon vino.


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