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Ad ogni vino la giusta bottiglia

Sembrerà esagerato, ma la forma della bottiglia ha una sua importanza che non va per nulla sottovalutata. Negli anni si è affinata quella tecnica necessaria per conservare al meglio il vino. Dalle iniziali anfore, generalmente in terracotta che ci giungono dai lontani tempi in cui Greci, Etruschi e Romani conservavano e commercializzavano il vino, si è passati alle botti di legno di a quando, a partire dal XVII secolo, l’industria della lavorazione del vetro non permise l’utilizzo delle bottiglie che, agli albori, avevano forme molto differenti da quelle attuali. Esse erano basse e larghe (allora non si aveva ancora percepito l’utilità di tenerle coricate) con la trasparenza del vetro imperfetta con impurità verdastre che indirettamente beneficiavano alla conservazione del vino contenuto all’interno, proteggendolo dalla luce solare. Nel tempo la forma delle bottiglie si è evoluta a seconda delle tradizioni e usanze locali e, nonostante le bottiglie siano ampiamente diffuse in tutto il mondo portano ancora il nome della zona di provenienza. Le forme attuali, ad esclusione di quelle ancora prodotte per alcuni vini tradizionali e provenienti da zone ristrette, sono alte e slanciate, modellate in modo da conferire loro quelle caratteristiche necessarie per un miglior stoccaggio e una più comoda mescita. La bottiglia sostanzialmente si differenzia a seconda di come cambiano le sue parti, che possiamo identificare in base, corpo, spalla e collo. Vediamo le caratteristiche delle principali bottiglie in commercio e che, senz’altro, avremo avuto modo di toccare più volte:

  • Bordolese Una delle più utilizzate sia per vini bianchi che rossi è originaria della zona del Bordeaux, in Francia quindi, e si presenta con una forma cilindrica a spalle molto accentuate e un collo piuttosto corto. Le tonalità possono essere sia trasparente (soprattutto per i bianchi della zona di origine della bottiglia) o di colore verde o marrone per tutti i rossi e molti altri bianchi. Esiste anche una versione a spalla alta usata per vini di maggior pregio.
  • Borgognona Utilizzata indifferentemente sia per i vini bianchi che per i rossi è originaria della Borgogna e la sua forma è caratterizzata dalla forma cilindrica con spalle slanciate e collo lungo.
  • Flauto o Renana o Alsaziana La forma slanciata, senza spalle e rientranza alla base è la caratteristica di questa bottiglia che arriva dalla zona del Reno e dell’Alsazia ed è adatta a vini bianchi che non lasciano deposito e da consumare ancora giovani.
  • Champagnotta Come facilmente presumibile questa bottiglia ci arriva dalla zona della Champagne ed è utilizzata ovunque per i vini spumanti. Molto simile alla Borgognona si differenzia per il vetro più spesso e un cercine maggiormente sporgente per consentire il corretto e saldo ancoraggio della gabbietta metallica che blocca il tappo. Anche qui abbiamo una versione alternativa, prestige cuvèe, per grandi champagne o spumanti millesimati.
  • Albeisa Ecco la tipica bottiglia della zona delle Lanche, ad Alba nel Piemonte, e utilizzata per contenere i vini sia bianchi che rossi prodotti nella provincia di Cuneo (Barolo e Barbaresco su tutti). La forma ricorda quella della Borgognona, quindi cilindrica, con spalle slanciate e collo lungo.
  • Marsalese Tipica della zona di Marsala (Sicilia) dalla forma cilindrica con spalle pronunciate e un caratteristico collo leggermente rigonfiato è utilizzata per il celebre vino fortificato che porta il nome della città d’origine.
  • Porto Dalla forma cilindrica, non tanto alta e con spalle piuttosto pronunciate è l’ideale per l’imbottigliamento dell’omonimo vino oppure, con minime differenze, per i vini di Jerez (Sherry) e Madeira.
  • Ungherese Bottiglia leggermente più piccola (capacità 0,500 litri) è utilizzata per il vino ungherese Tokaji Aszù ed ha una forma cilindrica dal vetro incolore.
  • Bocksbeutel Originaria della Franconia questa bottiglia assomiglia a una fiasca schiacciata ed è utilizzata per imbottigliare qualunque vino della zona di origine.
  • Pulcinella Nasce per i vini della zona di Orvieto e, attualmente è scarsamente utilizzata in Italia, ma rimane tipica per alcune zone della Francia (Armagnac) e del Portogallo per vini come il Mateus e Vinho Verde).
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