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Ritorna il commissario Montalbano, grande amante della cucina e del vino

In questi giorni Rai 1 trasmette le nuovissime puntate della fortunatissima serie televisiva dedicata al più conosciuto commissario della polizia di Stato, ambientato nella bellissima Sicilia, terra di storia, cultura e buon vino. Ormai abbiamo imparato un po’ tutti  a conoscere e ad amare lo spigoloso, silenzioso e integerrimo commissario Salvo Montalbano, creatura uscita dalla fervida mente di Andrea Camilleri che, oltre ad essere un sagace investigatore, ha una passione quasi religiosa per la buona cucina, soprattutto a base di pesce. Una passione che, anch’essa, può considerarsi uno degli elementi che hanno portato questo personaggio ad essere tra i più amati non solo dagli italiani. Un po’ come il francese commissario Maigret (di George Simenon del quale, tra l’altro, Camilleri ha curato la produzione della celebre serie interpretata da Gino Cervi) il personaggio Montalbano trae forza dall’aspetto umano che l’autore ha saputo regalargli e dove i piccoli dettagli diventano, all’improvviso, quasi più importanti dei casi da risolvere.

Il cibo è il protagonista trasversale di tutte le storie, acquisisce una valenza affettiva enorme, la passione che ha verso di esso Montalbano prevarica anche la passione amorosa, diventando esso stesso l’oggetto del desiderio, più importante degli altri piaceri, che deve essere conquistato a tutti i costi. E allora vedere questo commissario seduto al tavolo di Calogero od Enzo, i suoi ristoranti preferiti, oppure rientrare a casa e trovare i piatti cucinari dalla “cammarera” Adelina lascia nello spettatore una sensazione come di essere presenti a quel silenziosissimo convivio con l’arte culinaria. I mitici arancini, i polipetti alla napoletana, gli involtini di tonno arrostito assaporati con, ovviamente, del buon vino, perché per gustare il cibo della sua amata terra “come Dio comanda” Montalbano necessita di accompagnarlo sempre con un bel bicchiere di vino. Quelli che di solito mangia “erano piatti che chiamavano vino, e la chiamata non ristò senza risposta” (da: Le ali della sfinge).

Non si sa con precisione quale sia il vino preferito dal commissario anche se nel racconto “La gita a Tindari”, mentre il commissario è nell’abituale trattoria, Calogero si rivolse a lui dicendogli: “Per lei commissario, la solita minerale e il solito Corvo bianco. E per lei, signorina?” Ma non si parla solo di vino bianco nei racconti di Camilleri ma, anche, di rosso, specialmente quello prodotto dal padre di Montalbano (Nero d’Avola, Cerasuolo di Vittoria) oppure il Passito di Pantelleria e il Marsala, compaiono spesso, questi ultimi per il dopo pasto. Insomma, non è importante quale vino sia, ma che il vino sia sempre presente quando si deve celebrare il rito del pasto, anche se l’argomento è toccato sempre con moderazione, come a volersi dare una certa parsimonia non solo nel berlo ma anche nell’immaginazione di questa scena. Al termine di un racconto Montalbano ci dice che quel bianco era “tradimentoso”.

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