Tappo di silicone: sacro o profano?

In Italia d’abitudine accogliamo le novità in modo non sempre lineare. Ci facciamo – spesso – abbindolare con oggetti che ben presto scopriremo essere quantomeno inutili e poi, specialmente quando queste novità riguardano le nostre tradizioni, usi e costumi, ci opponiamo senza nemmeno valutarne la reale utilità. Uno di questi casi lo possiamo trovare anche nel mondo dell’enologia dove il “re sughero” ancora spadroneggia nella voce “tappi per bottiglia”. Eppure, nonostante le tantissime qualità di questo materiale naturale ricavato da un particolare tipo di quercia (Quercus Suber L) inizia a presentare il conto, vuoi per la troppa richiesta e l’abuso del materiale, vuoi per un fungo che rischia di penalizzare l’intera cantina se non si è particolarmente accorti. All’estero, dove sono più accondiscendenti ad accogliere le novità, il tappo in sughero è stato sostituito da altre forme come il tappo a vite, quello in vetro oppure in silicone. Se il primo è abbinato ormai da troppo tempo a vini dozzinali, mentre il secondo ha dei costi troppo elevati, il tappo in silicone pare sia essere accettato meglio e sempre di più dagli estimatori e dai buongustai italici. Ma cerchiamo di capire perché preferire il silicone al sughero. Innanzi tutto per una questione di tranquillità nel sapore del vino. Infatti si annulla il rischio del “sentore di tappo” che ci costringe a buttar via un vino, magari pregiato poiché divenuto imbevibile. Ma, e da non sottovalutare, c’è un discorso ambientalista che, vista la richiesta in eccesso di materiale, comporta il grave problema che vengono scortecciate le piante di sughero ben prima del corretto tempo richiesto, creando problemi alla pianta e alla qualità del tappo stesso. Calcolate che la quercia da sughero necessita di 30 anni per produrre il sughero maschio, che non è quello utilizzabile nel nostro caso, e altri 10 per avere quello femmina che, una volta staccato dalla pianta si riproduce in altri 8-10 anni. E allora ben venga il tappo di silicone, forse meno bello da vedere, ma molto utile, duttile e riutilizzabile. Nato sul finire degli anni ’70 in Francia dopo un periodo di scarso interesse ha iniziato a farsi strada anche presso grandi case vinicole per le sue qualità. Innanzi tutto, come nel caso del sughero, ha una grande elasticità ma non necessita di dover sempre essere tenuto umido (è per questo che le bottiglie tappate nel modo tradizionale devono riposare orizzontalmente), è resistente e può essere estratto con qualsiasi cavatappi ed è totalmente atossico senza rischio di ossidazione. Unica cosa è che, al contrario del sughero, non permette lo scambio d’aria, cosa che comporta una gestione mirata nell’utilizzo da parte di chi imbottiglia che deve evitare che ci sia sovrappressione nella bottiglia. Non essendoci scambi gassosi con l’esterno eventuale ossigeno presente nel collo della bottiglia potrebbe ossidare il vino. Allora è necessario che questo spazio venga riempito con gas inerte (ad esempio anidride carbonica o azoto) facendo il vuoto una frazione di secondo prima della tappatura della bottiglia. Quindi se la vostra passione è bere ottimo vino non date necessariamente la priorità all’estetica ma, al contrario, datela alla praticità. L’importante che la scelta cada su un buon vino di qualità, qualunque esso sia.