Il Piemonte e i suoi magnifici vini: il Grignolino d’Asti

Il Piemonte e i suoi magnifici vini: il Grignolino d’Asti

Il Grignolino d’Asti D.O.C. presente nella selezione Delta del Vino cresce sulle colline piemontesi tra Asti e il Monferrato in vitigni dotati di media vigoria e che forniscono produzioni in quantità medio-elevate. È un vino che, inspiegabilmente, non gode della popolarità di altri suoi cugini, ma chi lo conosce sa perfettamente quali siano le sue enormi qualità e la sua personalità. Può venire considerato come un vino rosso atipico, che si caratterizza per essere delicato, fresco e raffinato allo stesso tempo, che va in antitesi con la potenza e l’intensità aromatica degli altri vini rossi piemontesi della zona e questo, indubbiamente, lo ha penalizzato nei confronti dei più rinomati Barolo, Dolcetto, Barbaresco e Barbera. Fortunatamente negli ultimi anni l’apprezzamento è notevolmente cresciuto e molti produttori ne propongono versioni in purezza di notevole interesse. L’uva Grignolino è un vitigno a bacca rossa autoctono del Piemonte, cresce in vitigni molto esigenti in fatto di clima e terreni ed è abbastanza tollerante nei confronti della peronospora e riccamente dotate in polifenoli che danno vini asciutti e di spiccata tannicità, dal profumo intenso, floreale nonché speziato, di colore rosso rubino scarico, adatti ad un moderato invecchiamento. Pare che il nome derivi da “grignole” termine dialettale astigiano che sta ad indicare i vinaccioli particolarmente numerosi. A tavola, nonostante sia un vino rosso si abbina particolarmente bene con il pesce, così come con gli antipasti, il salume, le minestre e le carni bianche, servito ad una temperatura di 14-16 °C. Uve Grignolino 100% Sistema di allevamento Controspalliera Guyot Altitudine 200 m s.l.m. Epoca di Vendemmia Fine Settembre, prima decade Ottobre Maturazione Fermentazione in serbatoi di cemento vetrificato con rimontaggi molto delicati. Affinamento Svinatura seguita da 2 travasi ravvicinati, successivamente il vino è conservato sulle fecce nobili, sino all’imbottigliamento (marzo-aprile). Gradazione alcolica 13% vol. Caratteristiche organolettiche Color rubino chiaro con sfumature aranciate nel secondo anno di vita. Bouquet fine, intenso ed etereo, con note di rosa, fragolina selvatica e spezie. Al gusto è fresco, asciutto, leggermente tannico ed avvolgente con piacevole retrogusto amarognolo. Abbinamento Piatti a base di pesce, salumi, antipasti, minestre e carni bianche (coniglio, pollo). Temperatura di servizio 12-14°C CONTATTACI PER INFO E ACQUISTI Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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La bibbia del vino

La bibbia del vino

Quando parliamo di vino di qualità, quando bere vino è un vero piacere che ricerca delle regole e vuole condividere dei riti, quando vogliamo che ogni abbinamento col cibo sia perfetto è necessario attenersi a dei dettami fondamentali. Nell’ormai lontano 1967 venne in nostro aiuto Raymond Dumay che codificò i sui “dieci comandamenti” nel suo libro Guide du Vin che furono, successivamente, ripresi dalla scuola italiana. Sono consigli e principi basilari ai quali ognuno farebbe bene ad attenersi senza aver l’obbligo di vederli come imposizioni o dogmi. Quindi, scherzosamente e come nelle bibliche tavole di Mosè eccoci ad elencarvi queste regole per punti, che per alcuni potrebbero essere ovvi: Nessun grande vino liquoroso, sia esso bianco o rosso, deve essere servito con la selvaggina. Questo poiché gli zuccheri residui del vino comprometterebbero il gusto delle carni rendendone disgustoso il suo sapore selvatico. Nessun grande vino rosso deve essere servito con pesci, crostacei o molluschi a meno che non vengano serviti vini rossi leggeri con un limitatissimo contenuto in tannini o in presenza di una salsa a base di vino rosso. I vini bianchi secchi, salvo in alcune eccezioni in funzione dei piatti proposti, devono essere serviti sempre prima dei vini rossi. I vini leggeri devono essere serviti sempre prima di quelli con corpo robusto. I vini da servire a temperatura bassa devono sempre anticipare quelli da servire a temperatura ambiente. Questa norma vale anche per i vini bianchi dalla spiccata acidità. La gradazione alcolica dei vini serviti deve seguire una logica che partendo da quelli più poveri in alcol sale gradualmente a quelli decisamente molto alcolici in modo che il vino che si sta bevendo non faccia rimpiangere quelli che l’hanno preceduto. Ogni piatto di portata deve avere il giusto abbinamento col vino, scelta che deve essere fatta con una grande cura in sintonia con le sensazioni organolettiche di entrambi. Se a disposizione si hanno pochi vini è consigliabile servire pochi piatti. I vini vanno sempre serviti nella loro migliore stagione, non solo dal punto di vista climatico ma, anche, da quello evolutivo. Prima di passare da un vino all’altro sarebbe opportuno separarli con un sorso d’acqua, in modo da stimolare una vera e propria armonizzazione tra cibo, vino ed acqua. Nelle grandi e importanti occasioni è un errore servire solamente un grande vino. Questo deve essere sempre accompagnato da altri prodotti della stessa categoria o rango. Un’altra regola, non scritta questa volta, imporrebbe di togliere dalla tavola imbandita i bicchieri del vino bianco subito dopo aver servito quello rosso che resteranno sulla tavola fino a che non viene servito il caffè. Seguendo queste piccole regole la gioia e la grandezza di gustare vino di buona qualità verrà ulteriormente amplificata e renderà, sicuramente, il momento ancora più...

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Pizza e vino, abbinamento ardito?

Pizza e vino, abbinamento ardito?

Esistono degli accostamenti diventati dei classici i quali sembrano dover essere immortali. Uno di questi è l’abbinamento della birra alla pizza, anche se in alcuni casi anche la cola (specialmente verso i giovanissimi) viene utilizzata. Ma il vino? Possibile che non possa essere accostato al tipico piatto emblema dell’Italia? E chi l’ha detto che non si può? Si deve, ci viene da dire, basta saper abbinare correttamente e, provare per credere, il risultato è sorprendente. La storia della pizza ci riporta a 300 anni fa nei vicoli napoletani quando la fame era tanta e i soldi mancavano. L’ingegno dei napoletani fece sì che da ingredienti poveri come acqua e farina per la pasta, sugna e pepe per il condimento (il pomodoro arriverà dalla lontana America più avanti e la mozzarella ancora non la si conosceva) si riuscì a ricavare uno dei piatti più gustati in tutto il mondo, con un costo – tutto sommato – ancora tra i più abbordabili. Ma, quindi, cosa ci beviamo con questa pizza? Prima di tutto valutiamo che la qualità delle birre servite nelle pizzerie è di livello scarso se non peggio, quindi a quel liquido dal sapore poco gradevole ma piacevolmente fresco, è meglio abbinare un buon vino, più facilmente reperibile. Allora la scelta deve ricadere in base alla tipologia di pizza scelta, poiché – ad esempio – il pomodoro richiama un bianco piuttosto che un rosso fermo, oppure un lambrusco che con le sue bollicine è perfettamente abbinabile a farciture a base di salumi, carni di maiale (salsiccia), formaggi e al piccante. Se sulla nostra pizza preferiamo mettere dei pesci è scontato che un buon bianco oppure un rosato, non particolarmente strutturato, è l’ideale mentre i rossi – comunque sempre abbastanza giovani e non particolarmente impegnativi – possono essere l’ideale per sapori decisi come cipolle, speck, salame piccante e funghi. Quindi, qualunque sia la vostra scelta osate, provate alla prima occasione con un buon vino, vedrete che non ve ne...

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Un bicchiere di vino

Un bicchiere di vino

A differenza di come molti possano pensare il bicchiere non è solamente l’oggetto da utilizzare per bere, ma ha la funzione di valorizzarne il contenuto, sia esso vino, birra liquore o, anche, solamente acqua. Infatti a seconda della forma del bicchiere utilizzato possiamo percepire differenze, a volte notevoli, del prodotto degustato. Parlando di vino, soprattutto, è fondamentale che ogni tipologia di vino abbia il giusto bicchiere per consentirgli di esprimere al meglio le tante particolarità, frutto del duro lavoro svolto dal suo produttore. Per questa ragione i produttori di bicchieri studiano forme e caratteristiche del materiale in modo tale che si adattino al meglio ai vari tipi di vino. Facciamo una considerazione: sulla lingua di ciascuno di noi esistono quattro differenti aree percettive dei sapori capaci di individuare il dolce sulla punta e l’acido nelle zone laterali anteriori. L’amaro viene percepito nel fondo mentre il salato nelle zona laterale radicale e sublinguale. Proprio per questo, quindi, i bicchieri variano la propria forma in modo da veicolare il vino nelle zone adatte per percepire i sapori e valorizzare maggiormente le caratteristiche del prodotto ingerito. Ma vediamo la struttura di un bicchiere ad iniziare dal basso dove la lunghezza del gambo non è puramente estetica ma, al contrario, serve ad evitare il contatto con la mano che può trasmettere il suo calore al vino. La giusta forma serve poiché il vino dovrebbe venir apprezzato prima con l’olfatto e per far questo deve essere riempito per i 2/3 e, in caso di vini particolarmente pregiati, per ¼ in modo che possa sprigionare gradatamente il suo profumo. Un movimento rotatorio impresso al bicchiere serve per ossigenare il vino permettendoci di coglierne i più delicati profumi. Generalmente i vini bianchi freschi e aromatici si esprimono meglio con un bicchiere dalla forma a tulipano, ovverosia con una maggior bombatura al centro rispetto alla sommità, in modo da rilasciare immediatamente i profumi trattenuti all’interno. La forma del bicchiere deve aumentare con una maggior imboccatura per vini bianchi strutturati, soprattutto se hanno subito un affinamento in legno. Stesso discorso per i vini rossi che necessitano di un differente bicchiere a seconda dell’invecchiamento e della struttura. I vini giovani e fruttati richiedono un contenitore meno panciuto, mentre quelli molto invecchiati e importanti gradiscono un ampio ballon con pareti allungate che si possano far roteare facilmente per sprigionare il bouquet e favorire la sottile percezione di goudron, tabacco, tartufo, cioccolato, tipici dei vini che hanno iniziato una significativa trasformazione delle componenti organolettiche. Per lo champagne e tutti i vini secchi rifermentati in bottiglia, quindi spumanti, cremant, seckt il bicchiere perfettamente abbinabile è la flûte, bicchiere a forma di flauto con pareti strette che consentono di sprigionare e far apprezzare visivamente il turbinio delle bollicine che li caratterizzano. I vini liquorosi, invece, richiedono un calice di dimensioni minoria forma di tulipano o a coppa allungata e a bordo stretto, una fase intermedia tra il calice da vino bianco e da grappa o distillati di vino. I vini aromatici, mossi o tranquilli, e i vini dolci a bassa gradazione alcolica vengono esaltati nella coppa. Nel tradizionale bicchiere a forma di cilindro e senza piede (a tumbler) possiamo bere acqua e bevande addizionate di CO2 e analcoliche. Quindi, prima di acquistare dei bicchieri, valutate attentamente cosa comperate a seconda dei vostri gusti in merito al vino che...

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Cucinare col vino

Cucinare col vino

Amiamo bere un buon vino ma siamo anche capaci di utilizzarlo correttamente per preparare i nostri piatti? Chiunque di noi, che abbia un minimo di conoscenza di tecniche culinarie o che abbia assistito ad una delle tante trasmissioni televisive sulla cucina, saprà che l’uso del vino come elemento base per la preparazione e la valorizzazione di piatti è cosa comunissima e consigliata. Risale ai tempi dei Romani e degli Etruschi l’uso del vino come ingrediente per cucinare, e veniva utilizzato anche per la conservazione di cibi, soprattutto delle carni, creando così la tecnica della marinatura. L’utilizzo del vino in fase di cottura, essendo più profumato e saporito dell’acqua, aggiunge alle pietanze aromi e sapore e per fare questo è necessario saper abbinare bene vino e tipologia di pietanza. Innanzi tutto la scelta del vino deve ricadere su una buona qualità e non incappare nell’errore (purtroppo molto comune) di utilizzare un cosiddetto vino da cucina. Un vino non buono da bere non lo è neppure per cucinare. I sapori devono potersi armonizzare in un giusto e corretto abbinamento enogastronomico per elevare la qualità del prodotto preparato come in un perfetto principio di armonia. Armonia non significa che i sapori debbano per forza seguire una regola di associazione e di completamento ma, al contrario, a volte è proprio un contrasto che da al risultato finale quella maggior piacevolezza che rende il piatto speciale. La storia ci racconta che il vino era ampiamente utilizzato nella preparazione non solo di carni ma anche di zuppe, verdure e dolci. Solitamente un vino bianco leggero è il giusto ingrediente per zuppe chiare, piatti a base di pollame o di pesce, oltre che per dolci e ricette a base di frutta, mentre il vino rosso dà un sapore delicato alle zuppe scure, alle salse, e alla carne. Un altro segreto utile da seguire è quello di servire il piatto preparato con lo stesso vino, un abbinamento vincente che esalterà i sapori di entrambi, soprattutto se gli ingredienti provengono dalla stessa area di...

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