Briganti della Maremma, da spauracchio a ottimo Montecucco D.O.C.

Briganti della Maremma, da spauracchio a ottimo Montecucco D.O.C.

Denominazone di Origine Controllata Ormai fanno parte della leggenda e sono quasi mitizzati, ma quando i briganti compivano le loro scorrerie erano un vero e proprio spauracchio, secondi solo alla malaria che mieteva vittime quotidianamente in quelle terre malsane della Toscana dell’Ottocento. La tradizione orale toscana era ricca di storie di briganti che spesso assumevano un ruolo quasi positivo, una sorta di Robin Hood vendicatori delle ingiustizie legalizzate dei ricchi potenti, capaci di contrappore un ordine alle vigenti leggi, diventando una sorta di fenomeno di massa e protagonisti di leggende e le cui gesta erano cantate dai vari cantastorie nei vari mercati e nelle fiere locali. Ma, ovviamente, non era propriamente così, spesso si trattava di banditi sanguinari che nulla di romantico avevano nelle loro gesta e che sfruttavano il territorio della Bassa Maremma come luogo ideale per trovare rifugio sicuro in quei vasti latifondi difficilmente, se quasi mai, controllati dalle forze dell’ordine che si inoltravano a fatica in queste terre malariche dove l’arretratezza sociale e la povertà erano una costante certa. Quindi da criminali i briganti passarono nella tradizione popolare ad essere dei simpatici eroi che, nonostante siano ormai dimenticati, hanno lasciato un’immagine positiva, spesso anche legata all’uso giornaliero dei contadini di fare una sosta nelle osterie, dopo una dura giornata nei campi, per lavare la propria gola dalla polvere dei campi e della vigna con uno o più bicchieri di vino, raccontandosi storie che, spesso, vedevano i briganti come protagonisti. Nella Selezione Delta del Vino potete trovare un vino a loro dedicato. Si tratta di un Montecucco, un rosso toscano D.O.C. dal colore rosso rubino con lievi riflessi granata, dal ricco ed intenso profumo dai sentori di frutta e caratterizzato da note speziate. Il Brigante al palato risulta corposo, morbido e fresco con piena struttura e tannino evoluto, perfetto da abbinare coi salumi, la selvaggina, gli arrosti e i formaggi stagionati. Uve Sangiovese 80% Merlot, Syrah e Petit Verdot Sistema di allevamento Cordone speronato Densità d’impianto media 5.600 viti/ha Tipologia di terreno Argillo-calcareo con presenza di scheletro fine Altitudine 330-350 metri s.l.m. Epoca di Vendemmia Settembre/Ottobre Maturazione Dopo la svinatura matura per 2 anni sulle proprie fecce fini e una piccola parte della massa matura 1 anno in botti di rovere Gradazione alcolica 13% vol. Abbinamento Vino che si accompagna a salumi e formaggi stagionati, sughi di selvaggina e preparazioni di carni in genere. Si esalta sugli arrosti di pollo e agnello. Temperatura di servizio 16-18°C Bicchiere ideale Spiegelau Magnum Classic. CONTATTACI PER INFO E ACQUISTI Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Dalla tradizione contadina maremmana il “Ciarlone” regala allegria

Dalla tradizione contadina maremmana il “Ciarlone” regala allegria

Continuando la presentazione dei nostri vini provenienti dalla Tenuta l’Impostino, nel cuore della Maremma grossetana, e legati ognuno ad una novella, leggenda o favola eccoci a riscoprire il “Ciarlone” Montecucco, un rosso DOC dal color rubino, morbido, pieno e ben strutturato. Vino ideale per serate in compagnie e allegria. Nella tradizione dell’Italia tutta, e della Toscana in particolare, la dimensione conviviale non può prescindere da un buon bicchiere di vino. Era uso giornaliero dei contadini toscani ritrovarsi, dopo una faticosa giornata di lavoro, in una tipica osteria e sciacquarsi dalla gola la polvere dei campi e delle vigne con un po’ del vino che avrebbe rappresentato il frutto di tanto lavoro. Tra loro era facile imbattersi in improvvisati cantastorie, girovaghi e vagabondi, che in cambio di un bicchier di vino (o meglio due o tre) intrattenevano la compagnia cantando le loro rime in ottave, con storie di altri tempi, leggende di santi e draghi, di miracoli e di magie, di cui la terra di Maremma abbonda, e che il calore del vino rendeva più credibili. Al “ciarlone”, l’uomo dalla parola facile, e alla dimensione conviviale che da sempre accompagna il vino è dedicato il Montecucco della Selezione Delta del Vino; vino dalla facile beva e ideale sostegno di allegre serate in compagnia. È prodotto dal 60% di Sangiovese, con aggiunta di Merlot, Alicante e Petit Verdot, e affinato per un anno in vasche d’acciaio. Servito alla temperatura di 16-18°C si accompagna a piatti di salumi, paste con sughi rossi e carni in cotture...

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Il vino Rock di Sting tra i migliori?

Il vino Rock di Sting tra i migliori?

“Message In A Bottle” cantava – sul finire del 1979 – Gordon Matthew Thomas Sumner, meglio conosciuto come Sting assieme alla sua band Police. Evidentemente la bottiglia è un simbolo molto importante per il musicista britannico poiché “Sister Moon” oltre ad essere una sua canzone del 1987 è anche il nome al suo nuovo vino rosso toscano scelti dalla redazione di Wine Spectator per Opera Wine, evento che inaugurerà la cinquantesima edizione di Vinitaly. I critici americani considerano questo vino meritevole di stare tra i 100 migliori vini nazionali e sarà tutto da valutare se questa è una mera operazione di marketing oppure, come tanti giurano, il vino prodotto da Sting è veramente di alta qualità. Le premesse – per la verità – ci sono tutte, infatti il popolare musicista ha acquistato, nel 1998, la Tenuta Il Palagio dal duca Simone Velluti Zai (si parla per una cifra di 3,5 milioni di euro) che si estende per un centinaio di ettari sulle colline nei pressi della città medievale di Figline Valdarno, in provincia di Firenze. Qui Sting e la moglie Trudie, innamorati di questa terra – dove trascorrono parecchio tempo assieme ai 6 figli – decisero di trasformare l’agricoltura convenzionale in biologica ottenendo, nel 2000, la certificazione. Oltre alla proprietà la tenuta si estende per altri 250 ettari che, tra vigneti, uliveti e boschi, garantiscono una forte produzione di vino, olio e miele. Ed è proprio il vino che, grazie all’opera del consulente biodinamico Alan York e dell’enologo Paolo Caciorgna, regala i principali risultati, soprattutto con il Sister Moon che è un blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon, un vino IGT che profuma di pepe nero, liquirizia e more, corposo e rotondo affinato in barriques per 15/18 mesi per finire gli ultimi 6 mesi in bottiglia. Certamente Sting ha portato in Toscana un tocco di mondanità tra le storiche cantine contribuendo a dare ulteriore importanza ai vini di questa regione ospitando, tra l’altro, l’evento Divino Tuscany organizzato dal critico James Suckling, una vera e propria maratona degustativa di vini toscani e BBQ con un prezzo di ingresso non propriamente accessibile a chiunque (1.900 euro a persona). Insomma se si vuole andare nella tenuta di una star c’è un prezzo da pagare, adesso vediamo se il vino prodotto merita veramente come...

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L’evoluzione del Chianti Classico, da vino da tavola a Super Tuscan

L’evoluzione del Chianti Classico, da vino da tavola a Super Tuscan

Agli inizi degli anni ’80 i vini chiamati Super Tuscan iniziarono a raggiungere il proprio culmine di popolarità dopo che dalla fine degli anni ’60 alcuni produttori decisero di “disobbedire” dai disciplinari classici che vincolavano troppo la loro creatività. Nemmeno il venir declassati da vini DOC a semplici vini da tavola (solo successivamente divennero IGT) scoraggio questi vignaioli toscani che volevano produrre vini nuovi dalla convinzione che il Chianti Classico non doveva limitarsi a venir considerato un gradevole rosso e basta. Si stava capendo che questi vini rossi nati da vigneti con differente forma di allevamento erano perfetti per competere, a livello qualitativo, coi migliori prodotti nazionali e con un grande potenziale di invecchiamento in bottiglia. I produttori avevano iniziato a creare vini utilizzando sia vitigni autoctoni (tipo il Sangiovese in purezza) che vini di provenienza straniera (ad esempio Cabernet dalla Francia). Queste novità giunsero fino negli USA dove vennero subito apprezzate tanto da coniare il nome Super Tuscan (pare grazie all’enologo Robert Parker) che voleva sottintendere a vini di grande eccellenza prodotti in Toscana e che si differenziavano dal Chianti Classico seppur prodotti sempre nel territorio del Gallo Nero. Nacquero così i vari Tignanello, Sassello, Sangioveto, Cepparello (solo per citarne alcuni) che subito divennero eccellenze vinicole nazionali ma che non veicolarono il nome del Chianti Classico nonostante fossero tutti sui derivati se non figli. Allo stesso tempo c’era anche chi rimaneva all’interno della DOC e della DOCG cercando di concepire qualcosa di diverso: un Chianti Classico che potesse puntare alle alte vette dell’enologia mondiale. I contadini iniziarono a capire, per la verità con un po’ di fatica, che certe uve andavano lasciate sui filari e che certe zone del vigneto avevano necessità di una maggiore valorizzazione e, soprattutto, non dovevano essere mischiate con altre. Anche i macchinari, come i vigneti, necessitavano un rinnovamento potendo così, finalmente, produrre un Chianti Classico super aspettando che i tempi burocratici del Consorzio portassero alla consacrazione di DOCG autonoma che avvenne nel 1996 che prevedeva il Sangiovese in purezza, mentre vennero abolite nel 2006 le uve a bacca bianca. Nel 1987, intanto, nacque il progetto Chianti Classico 2000 con il compito di accelerare il processo di rinnovamento della viticoltura nell’area del Gallo Nero, favorendo lo studio delle tecniche agronome e del materiale vegetale che portò all’omologazione di sette nuovi cloni di Sangiovese e di uno di Colorino, rinnovando – tra l’altro – 4.000 ettari di vigneti, cantine ed attrezzature contribuendo, così, al Chianti Classico di raggiungere le vette dell’enologia mondiale. Si era creata una tale euforia tra i produttori e i consumatori attorno a questo nuovo sistema di produrre il vino ricorrendo il sogno di produrre il vino ideale e oggi si stanno godendo i frutti di questa geniale operazione. Il Chianti Classico è una realtà conclamata in tutto il...

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Il Sassicaia, un vino di valore

Il Sassicaia, un vino di valore

Quando abbiamo parlato della Toscana e dei suoi vini abbiamo voluto fare, molto brevemente, la storia enologica di questa regione italiana tra le più apprezzate per la sua produzione di vini pregiati. Oggi vogliamo concentrarci su uno dei prodotti – relativamente giovane – che sta ottenendo grandi successi da parte di un vastissimo pubblico di appassionati di vino: il Sassicaia. Questo vino dal colore rosso rubino intenso, che tende al granato invecchiando, riccamente profumato e dal sapore maestoso e, allo stesso tempo, armonico si è fatto conoscere al pubblico sul finire degli anni ’60, mentre prima veniva bevuto quasi esclusivamente nella zona di produzione e, per di più, ancora giovane. Il vigneto di questo prezioso vino si trova nel cuore ella Maremma livornese, al centro della cosiddetta “Costa degli Etruschi” nel territorio comunale di Castagneto Carducci ed è composto principalmente da uve francesi di Cabernet Sauvignon, grande passione del marchese Mario Incisa della Rocchetta, un esperto di cavalli e grande appassionato di vini francesi che importò dai Duchi Salviati alcune barbatelle di queste uve assieme ad altre di Cabernet Franc. La somiglianza di questo territorio sassoso (da qui il nome del vino poi prodotto) con quello della zona di provenienza delle uve a Bordeaux, lo convinse ad intraprendere questa scommessa di ricreare un vino nella tenuta San Guido che, nel 1944, gli diede le prime bottiglie di Sassicaia, inizialmente ad esclusivo uso familiare, privilegiando, in controtendenza con il periodo, la qualità alla quantità. La prima annata di Sassicaia che fu posta in commercio fu quella del 1968, ma era troppo in anticipo sui tempi fino a che Luigi Veronelli, nel 1974, non ebbe l’occasione di assaggiarne una bottiglia proprio di quell’annata che lo lasciò esterefatto. Finalmente il lavoro otteneva i meritati riconoscimenti e l’arrivo dell’enologo Giacomo Tachis, che si occupò di migliorare la coltivazione, la vinificazione e la maturazione in barriques rigorosamente conservate nelle secolari cantine della tenuta, contribuì a far diventare questo vino un vero e proprio mito consacrato a Londra, nel 1978, come miglior Cabernet Sauvignon. La produzione aumentò e oggi è uno dei vini più ambiti nelle tavole di tutto il mondo. Grazie alle sue caratteristiche che non presentano l’aggressività di altri celebri vini rossi questo Sassicaia lo si può abbinare a molti piatti a base di, ma non è da escludere un abbinamento a portate di pesce nobile. La temperatura di servizio ideale è di 19-20°C, stappato almeno due ore prima e, meglio ancora, decantato, se di annata consigliamo un assaggio preventivo. Questo vino è considerato tra i più pregiati al mondo sia per le sue qualità che per il suo valore come oggetto da collezione. Nel 1999 a Roma una bottiglia del 1958 è stata battuta all’asta a 3.680.000 delle vecchie Lire, mentre una del 1964 a 3.450.000...

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