Barolo DOCG, incontrastato re dei vini

Barolo DOCG, incontrastato re dei vini

L’Italia vanta una selezione e una qualità dei propri vini che la rendono – da sempre – al vertice in una classifica mondiale dove la competizione è in costante aumento. Redigere una classifica interna, ovvero tra quelli di casa nostra, sarebbe sciocco oltre che inutile, resta la certezza dell’altissima qualità dei vini italiani tra i quali il Barolo lo possiamo definire il vino italiano per eccellenza. Ovviamente Delta del Vino non poteva mancare all’appuntamento e nella sua Selezione possiamo trovare un Barolo DOCG di altissima qualità, scelto – come sempre – tra quei produttori che hanno particolarmente a cuore il proprio lavoro, quasi fosse una missione, e il rispetto per l’ambiente. Allora ci siamo recati nel cuore delle Langhe, il territorio collinare a Sud della cittadina di Alba tra castelli medievali e vigneti cesellati dall’esperta mano dell’uomo, dove abbiamo trovato la cantina che riteniamo perfetta per noi. Il Barolo è un vino prodotto da uve Nebbiolo in purezza che si iniziò a produrre grazie alla caparbietà di Camillo Benso Conte di Cavour e di Giulia Colbert Falletti, ultima Marchesa di Barolo, a metà del XIX Secolo con l’intento di creare un vino eccezionalmente ricco ed armonioso, destinato a diventare l’emblema del Piemonte e dei Savoia nelle corti di tutta Europa. Grazie anche alle continue evoluzioni abbiamo un vino rosso particolarmente importante, con una struttura che esprime il suo bouquet complesso ed avvolgente, in grado di svilupparsi nel tempo senza perdere le sue affascinanti caratteristiche organolettiche tanto da poter vantare di essere considerato, in tutto il mondo, “il re dei vini, il vino dei re”. Dal colore rosso granato, pieno ed intenso, il Barolo si manifesta subito al naso col suo profumo fruttato e speziato, mentre in bocca regala tutti i suoi aromi che vanno dai piccoli frutti rossi, le ciliegie sotto spirito e la confettura, con suggestioni di rosa e viola appassita, cannella e pepe, noce moscata, vaniglia e – talvolta – liquirizia, cacao, tabacco e cuoio. È un vino che necessita tempo e pazienza poiché richiede un invecchiamento di almeno 3 anni, che seguono i 2 mesi successivi alla vendemmia, e tale invecchiamento viene fatto in legno di rovere e ne servono almeno 5 di anni per poter conferire al Barolo la “Riserva”. Una delle caratteristiche che rende unico il Barolo è che non teme l’invecchiamento, anzi dopo 10 anni arriva al suo culmine e resta ottimo anche dopo 20 e più anni. A tavola il Barolo, servito a una temperatura idonea di 18°-20°C, è raccomandato con piatti importanti, formaggi ben stagionati e con le carni rosse saporite. Uve Nebbiolo 100% Età media delle piante 30 anni Altitudine della vigna 450 mslm Composizione terreno Argilloso, sabbioso, lim oso Vendemmia Metà, fine ottobre, con raccolta manuale Vinificazione e maturazione Diraspa-pigiatura – Fermentazione controllata a temperatura controllata di 28°C – Durata media macerazione: circa 20 giorni – Fermentazione malolattica in Novembre, acciaio – Affinamento di circa 24 mesi in botti di rovere Francese e Slavonia di dimensioni variabili fino a 35 hl, di età variabile dal nuovo a 10 anni – Minimo 10 mesi in bottiglia prima di essere commercializzato. Caratteristiche olfattive Aromi speziati di vaniglia e liquirizia Caratteristiche gustative Al palato subito è fresco e ricco, poi morbido e bilanciato. Ricco di frutti rossi e tannini raffinati. Gradazione Alcolica complessiva 14,5% vol. Accostamento Raccomandato con piatti importanti, formaggi ben stagionati e con le carni rosse saporite. Temperatura di servizio 18 – 20°C Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono...

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La legislazione sui vini italiani

La legislazione sui vini italiani

Quando acquistiamo una bottiglia di vino, o siamo in procinto di farlo, possiamo notare che sulla stessa appaiono differenti indicazioni di legge che possiamo – per semplicità – paragonate alla carta d’identità del vino e dell’azienda che lo produce. Tra queste ne troviamo alcune che ne certificano un’ulteriore qualità, scopriamo assieme il loro significato. E’ già dai primi anni Sessanta che l’Italia legifera continuamente, e con una maggior severità rispetto a tutti gli altri Stati membri della Comunità Europea, a tutela del vino con interventi che riguardano tutti i settori, dalla viticultura all’enologia, dai coadiuvanti alle sostanze che si possono aggiungere al vino, dall’etichettatura al materiale di moltiplicazione viticola e altro. Non esiste, perciò, passaggio che non abbia una legge a tutelare la trasformazione che dal semplice grappolo d’uva porta il vino sulla nostra tavola. Con l’avvento della nuova OCM (Organizzazione Comune del Mercato), della DOP (Denominazione di Origine Protetta) e della IGP (Indicazione Geografica Protetta) la normativa europea ha avuto una nuova riforma con importanti regolamenti in merito alla varietà delle viti, delle superfici coltivate e dei trattamenti enologici, oppure in merito alle regole di mercato interno ed esterno e degli organismi di controllo. Anche il disciplinare di produzione – quindi zona di produzione, tipo di vitigno, le pratiche viticole e i metodi di vinificazione – hanno subito variazioni legislative che ha determinato, tra l’altro con l’ultimo giorno dell’anno 2010 il termine ultimo per l’utilizzo delle vecchie etichette. Secondo la legge il vino è definito come “il prodotto ottenuto esclusivamente dalla fermentazione alcolica, totale o parziale, di uve fresche, pigiate o meno, o di mosti di uve”. Le uve devono appartenere solamente alla specie Vitis Vinifera oppure ottenuta da incroci tra le uve di questa specie, mentre non sono ammesse uve di vitigni americani o ibridi europei-americani, a causa della loro scarsa qualità che comporta una bassa acidità, uno scarso grado zuccherino (quindi scarsa gradazione alcolica) con la conseguente formazione di alcol metilico durante la fase di vinificazione. Tutta l’Europa è suddivisa in zone viticole in funzione della prescritta gradazione zuccherina. L’Italia, che ricade nella zona C, è divisa in 3 zone: minimo 8% vol. per la zona viticola CIb (Valle d’Aosta, province di Sondrio, Trento, Bolzano e Belluno) minimo 8,5 % vol. per il rimanente territorio non compreso nelle zone CIb e CIIIb minimo 9% vol. per la zona viticola CIIIb (Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia e Sardegna) Le categorie dei vini italiani seguono un criterio determinato dalla vigente legge DL n. 61 dell’8 aprile 2010 (Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini) e che disciplina le seguenti categorie: DOP: per vini a denominazione di origine controllata e garantita (DOCG) e i vini a denominazioni di origine controllata (DOC) IGP: per i vini a indicazione geografica tipica (IGT) La DOCG e la DOC sono le tradizionali menzioni specifiche utilizzate dall’Italia per designare i prodotti vitivinicoli DOP, mentre l’IGT – in egual modo – è la menzione utilizzata per designare i vini IGP, ovvero una sorta di carta d’identità del vino dove possiamo vedere la provenienza, la zona di produzione con le relative condizioni ambientali, la resa massima per ettaro, la gradazione alcolica minima naturale dell’uva, colore, sapore, odore, grado alcolico minimo complessivo, l’acidità del vino al consumo e l’eventuale periodo di invecchiamento. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Festeggiamo la Pasqua con un’ottima Pastiera salata e un Brut Franciacorta I Filari

Festeggiamo la Pasqua con un’ottima Pastiera salata e un Brut Franciacorta I Filari

È arrivata la primavera, calda e fiorita, e la Pasqua è alle porte. Queste magnifiche giornate ci fanno venire voglia di mangiare all’aperto per goderci il sole caldo e il cielo azzurro brindando all’imminente domenica di festa con uno squisito I Filari, DOCG Brut Franciacorta che si sposa alla perfezione anche con la ricetta che vi proponiamo oggi: la Pastiera salata. Nata come variazione rustica del classico dolce napoletano, celebre in tutto il mondo, la pastiera salata ha una base di ricotta e grano racchiusa in pasta brisé con l’aggiunta di salame e provolone nel suo interno. Per la preparazione servono questi ingredienti: Pasta brisé 375g di farina 180g di butto freddo a pezzetti 120g di acqua fredda Ripieno 250g di grano cotto per pastiere 150ml di latte 400g di ricotta 200g di salame 150g di provolone 30g parmigiano-Reggiano grattugiato 4 uova sale e pepe Lavorate velocemente la farina ed il burro fino ad ottenere un impasto granulo al quale aggiungerete, successivamente, l’acqua fredda al centro del composto. Velocemente impastate il tutto fino a quando non risulterà omogeneo ed elastico. A questo punto avvolgete nella pellicola trasparente e mettete in frigorifero per il tempo necessario alla preparazione della farcia. Portate a bollore il latte in un pentolino e aggiungete il grano che lascerete cuocere per 15 minuti, fino a che il latte non si sarà ristretto e lasciate raffreddare. A parte setacciate la ricotta e aggiungete le uova ed il sale. Incorporate il grano cotto in precedenza e il salame ed il provolone tagliati a piccoli cubetti omogenei. Dopo di che sarà la volta del pepe (a piacere) e del Parmigiano. Su un piano infarinato stendete la pasta brisé fino ad ottenere un disco di uno spessore di mezzo centimetro col quale fodererete uno stampo del diametro di 28cm, preventivamente imburrato o rivestito di carta da forno. Eliminate la pasta in eccesso e bucherellate la base con una forchetta. Versate a questo punto il composto del ripieno e con la pasta avanzata create delle strisce che andranno a decorare, a vostro piacimento, la cima della pastiera. Cuocete a fuoco preriscaldato a 180° per circa 40/50 minuti fino a quando non prenderà la bella colorazione dorata. Una volta cotta lasciate raffreddare la pastiera prima di toglierla dallo stampo e servirla assieme ad un ben augurante bicchiere di spumante I Filari Brut DOCG Franciacorta, vino prodotto con uve di Chardonnay e Pinot Nero vinificate separatamente e, poi, assemblate sei mesi dopo la vendemmia di metà agosto. Un vino dal colore giallo con riflessi verdognoli, dal persistente perlage che regala sentori di frutta e spezie fresche e dal gusto piacevolmente acidulo e prolungato. Servitelo ad una temperatura di 8-10° C e… Buona Pasqua a...

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L’importanza di essere un DOCG toscano: Vernaccia di San Gimignano

L’importanza di essere un DOCG toscano: Vernaccia di San Gimignano

Toscana, culla della storia e terra di vini. Terra di vini pregiati e conosciuti in tutto il mondo che può vantare ben 11 vini DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), terza regione italiana dopo Piemonte (16) e Veneto (14). Questo importante marchio sta ad indicare che, nel rispetto del disciplinare di produzione, l’origine geografica di un vino ed è riservato esclusivamente a quei vini riconosciuti come DOC. Unico vino bianco toscano che può vantare il DOCG è la Vernaccia di San Gimignano che, dopo aver ottenuto il DOC nel 1966 è passato a DOCG nel 1993. Uno dei vini di eccellenza della provincia di Siena è un vitigno autoctono che pare sia giunto in terra toscana dalla vicina Liguria attorno al Duecento se non, addirittura (e questa è un’altra possibile ipotesi), derivante dal termine latino vernaculum a significare che è del posto e questo giustificherebbe l’utilizzo del nome anche per altri vitigni, con differenti caratteristiche come, ad esempio, la Vernaccia di Oristano, in Sardegna. Sta di fatto che questo vino bianco ha una storia lunghissima e le note storiche ci raccontano che sul finire del Duecento faceva bella figura su tavoli nobili, di re, papi e mercanti. Nelle terre senesi, già ricche produttrici di zafferano, diventa uno dei prodotti di punta in un percorso storico fatto di un grande crescendo fino al Settecento quando, a serie del concatenarsi di più cause, ci fu una flessione che causò la quasi scomparsa di questo vitigno per arrivare fino ai nostri giorni dove gli anni ’60 dello scorso secolo segnarono la grande rinascita di questo prodotto tipicamente italiano. Recuperato, infatti, il vitigno dall’uso promiscuo la Vernaccia viene reimpiantata seguendo i criteri della viticultura specializzata. Nel 1966 è il primo vino italiano ad ottenere la DOC e nel 1972 nasce il Consorzio a sua tutela che da un ulteriore slancio a questo vino, particolarmente amato ed ambito. Con il nuovo secolo la Vernaccia di San Gimignano si contraddistingue con una generalizzata crescita qualitativa e di salubrità del prodotto, grazie anche ad un percorso fatto di “antica” consapevolezza da parte dei produttori capaci di interpretare una nuova tradizione. Questo vino, che si presenta col suo caratteristico color giallo paglierino con riflessi dorati che si accentuano con l’invecchiamento, colpisce subito col suo profumo delicato e fruttato se consumato giovane, oppure con un sentore minerale di pietra focaia se aperto già affinato od invecchiato. Dal sapore armonico, sapido ed asciutto è capace di esaltare molti abbinamenti gastronomici, soprattutto della tradizione mediterranea. Ottimo con primi piatti e insalate di riso e pasta è sorprendente con la ribollita oppure con piatti di pesce, preparati in qualsiasi modo. Ottimo anche con fritture, uova e carni bianche, formaggi e verdure. Un vino estremamente duttile, consigliabile a chiunque da servire ad una temperatura di 8-10°C se di annata oppure a 12-14°C se riserva. CLICCA QUI E SCOPRI LA VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO selezione DELTA DEL...

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I grandi vini italiani: Brunello di Montalcino

I grandi vini italiani: Brunello di Montalcino

Inserito, e non a torto, tra i più longevi e conosciuti vini italiani il Brunello di Montalcino ha una storia secolare, ovviamente con le dovute modifiche tipiche nella storia dei vini. Pare, infatti, che già nel Medioevo gli statuti comunali regolamentassero la data di inizio della vendemmia che, allora, era conosciuto solo nel territorio di appartenenza anche a causa dell’alto prezzo di vendita. Fu la famiglia Biondi Santi a dare la connotazione moderna a questo vino studiando le potenzialità dei vitigni Sangiovese, localmente chiamato Brunello, nella seconda metà del XIX secolo. Inizio qui la scalata che lo portò ad essere riconosciuto come uno dei principali vini a livello mondiale. Il Brunello viene prodotto in un territorio ristretto, nell’area di Montalcino in provincia di Siena, in un’area delimitata dai fiumi Orcia, Asso e Ombrone in una collina che parte dai 120 mslm fino ai 650 mslm del culmine a ridosso del Poggio Civitella. La collina di Montalcino è caratterizzata da un terreno misto, formatosi in diverse fasi geologiche e prevede, perciò, una serie di caratteristiche che determinano la qualità delle uve. Anche l’aria e il clima, mediterraneo e tendenzialmente asciutto, favoriscono una perfetta maturazione delle uve, in modo graduale e completo. Il vino che ne scaturisce è un rosso, dal colore granato, limpido e brillante nel quale si possono riconoscere, all’olfatto e al palato, sentori di sottobosco, legno aromatico, piccoli frutti, leggera vaniglia e confettura composita. Un vino con elegante ed armonico corpo che consentono l’abbinamento con piatti particolarmente strutturati a base di carni rosse e selvaggina. Ottimo anche coi formaggi, soprattutto se strutturati e va servito in ampi bicchieri in modo da poterne cogliere il ricco bouquet. La temperatura di servizio deve essere rigorosamente tra i 18° e i 20° ed è consigliata la decantazione per le bottiglie molto invecchiate. Infatti tra le caratteristiche del Brunello di Montalcino troviamo la facilità di invecchiamento, soprattutto se le condizioni climatiche durante la fase vegetativa, che va da aprile a settembre, sono state ottimali, con escursioni termiche, precipitazioni e temperature atmosferiche idonee a determinare la qualità del prodotto finale. Il Brunello di Montalcino ha ottenuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata (DOC) nel 1966 con l’aggiunta di quella Garantita (DOCG) nel...

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