Sorprendete i vostri ospiti con dei fagottini alla zucca e zenzero

Sorprendete i vostri ospiti con dei fagottini alla zucca e zenzero

Chi l’ha detto che una ricetta deve essere sempre complessa e ricca di ingredienti? A volte basta poco per regalare emozioni al palato dei nostri ospiti, senza faticare tanto e, soprattutto, senza essere degli chef stellati. Proviamo a stupire i nostri ospiti per un aperitivo o un antipasto con delle sfoglie di pasta all’uovo dolci e allo stesso tempo piccantine, capaci di regalare un curioso e delizioso contrasto di sapori e, vedrete, che una tirerà l’altra. Questa sorta di finger food, tanto di moda in questo periodo, è di facilissima preparazione, basta solamente stare attenti alla scelta dei principali prodotti come la zucca, che consigliamo di quelle mantovane, particolarmente dolci e povera di acqua, lo zenzero che deve essere fresco e il Parmigiano-Reggiano che va grattugiato al momento. Con questi ingredienti sarete in grado di preparare dei fagottini dal sapore equilibrato e particolarmente indicati in questo periodo dell’anno. Per preparare 10 fagottini occorrono: 5 sfoglie di lasagne fresche 350 g. di zucca mantovana 70 g. di burro 30 g. di Parmigiano-Reggiano grattugiato al momento 2 rametti di maggiorana fresca 2 cm di radice di zenzero fresco olio extravergine di oliva sale e pepe nero La prima cosa da preparare è la zucca che va decorticata, tolti i semi e i filamenti all’interno e tagliata cubetti uniformi. In una padella antiaderente, assieme al burro che sciolto inizierà a fare la sua profumata schiuma, unite la zucca facendo cuocere a fuoco dolce per circa 20 minuti, fino a quando si sarà ammorbidita. Fuori dal fuoco vanno aggiunte le foglie di maggiorana, lo zenzero finemente grattugiato il parmigiano e il sale e pepe necessari. Dopo aver mescolato con cura bisognerà che il composto, bello omogeneo, si raffreddi. È il momento, quindi, per iniziare a sbollentare le sfoglie di pasta in abbondante acqua salata per qualche secondo per, poi, lasciarla raffreddare su un panno da cucina. La sfoglia andrà divisa in modo da formare due rettangoli al cui centro si posizionerà una noce dell’impasto di zucca e zenzero. È il momento di chiudere il tutto a fagottino sigillando la parte alta con uno spago da cucina. Una volta terminati tutti i fagottini vanno posizionati su una teglia antiaderente, spennellati con l’olio e fatti cuocere in forno, precedentemente scaldato e portato alla temperatura di 180°C per 10 minuti e, alla fine, ulteriori 2 minuti sollo il grill. Una volta sfornati togliete con cautela lo spago e serviteli caldi e, vedrete, che la sorpresa vi ripagherà piacevolmente. Il vino da servire può essere differente, anche a seconda delle percentuali di zenzero presenti nella ricetta. Diciamo che la zucca richiede un vino abbastanza dolce, con spiccata acidità ed effervescenza, quindi punteremmo su di un Brut, mentre lo zenzero ne richiede uno di non elevata gradazione alcolica e dotato di buona acidità come può essere un Pinot Nero. Per ulteriori informazioni potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, oppure contattandoci allo 0521 980 161 o scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Una delizia dall’Alto Adige: i Canederli

Una delizia dall’Alto Adige: i Canederli

Tempo di vacanze estive e chi non ama crogiolarsi al sole del mare o visitare le meravigliose città italiane con grande probabilità sarà un amante della montagna. E in Italia la scelta è ampia, ma chiunque sia appassionato di trekking, risalite o solo di passeggiate nel verde almeno per una volta nella vita avrà fatto un giro sulle nostre Dolomiti. Una parte di esse sono nell’Alto-Adige e qui, dopo una bella scarpinata – quando l’appetito è meravigliosamente stimolato – è assai piacevole fermarsi in una baita o in un vecchio maso per gustare alcuni dei piatti tipici della cucina locale, una cucina povera ma assolutamente squisita dove i Canederli sono una delle massime specialità del luogo. Sembrano una banalità, ma è necessario saperli fare bene, con gli ingredienti giusti e, solo allora, sapranno stupirci in maniera eccellente. La storia dei Canederli ci riporta indietro nel tempo e pare che – un bel giorno – un gruppo di Lanzichenecchi giunse in un maso dove vi era una donna con le sue figlie- Il capo dei soldati ordinò alla donna di preparare un pranzo per i suoi soldati, altrimenti avrebbero incendiato la casa. La donna radunò tutto quel poco che aveva in casa, ovvero pane raffermo, cipolle, speck, uova e farina e preparò un composto a forma di palle che tuffò in acqua bollente salata. I Lanzichenecchi divorarono queste squisite palle saziandosi a tal punto da cadere in un profondo sonno. Il comandante, meravigliato, premiò la donna con un paio di monete d’oro dicendo che quelle “palle di cannone” avrebbero steso anche l’uomo più arrabbiato e se ne andarono. Da quel giorno i Canederli sono uno dei piatti tradizionali di quelle terre. La preparazione dei Canederli – o Knödel – è abbastanza semplice e gli ingredienti per 4 porzioni sono i seguenti: 200 g. pane bianco raffermo (possibilmente del Trentino) 100 g. di Speck in una sola fetta 50 g. di cipolla 2 uova 20 g. di burro 20 g. di farina 1 dl. di latte 1 cucchiaio di prezzemolo tritato brodo di manzo erba cipollina noce moscata sale e pepe Una volta riuniti gli ingredienti è necessario tagliare il pane raffermo in dadini di piccole dimensioni e metterlo in una scodella assieme alle 2 uova, precedentemente sbattute, un pizzico di sale, il pepe e il latte mescolando per bene, di tanto in tanto, in modo che il pane assorba senza spappolarsi. Questo riposo deve durare circa due ore e intanto – dopo aver tritato finemente la cipolla – la si fa appassire in una padella assieme al burro e allo speck, quindi la si lascia raffreddare fino a temperatura ambiente. In una ciotola riuniamo tutti gli ingredienti e, alla fine, cospargiamo con la farina e con cautela mescoliamo il tutto e lasciamo riposare nel recipiente coperto per dar modo a tutti gli aromi degli ingredienti di fondersi dando origine al sapore tipico dei Canederli. Passata una mezz’ora con l’impasto è il momento di formare i Canederli, che dovranno avere un diametro di 8-10 cm. Per evitare che il composto si appiccichi troppo alle mani, consigliamo di bagnarle con acqua. Una volta confezionati i canederli, li si fa rotolare su un piatto nella farina bianca e si tengono da parte. Per quanto riguarda la cottura, ricordiamo che i canederli vanno cotti nel brodo bollente tutti insieme, quindi preparate il vostro brodo di carne e metteteci dentro i canederli per almeno 15 minuti a fuoco molto basso. Quando verranno a galla, i vostra canederli saranno pronti. Servite in brodo oppure con burro fuso e salvia, naturalmente ancora ben caldi e spolverati da...

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Dal cuore dell’Alto Adige gli Schlutzkrapfen, tipico primo piatto delle Dolomiti

Dal cuore dell’Alto Adige gli Schlutzkrapfen, tipico primo piatto delle Dolomiti

Quando ci siamo recati in Alto Adige per incontrare o titolari della Cantina Kurtatsch, i nostri fornitori di Pinot Nero del quale vi abbiamo parlato nell’articolo ad esso dedicato, ci siamo inoltrati verso le meravigliose strade delle incantevoli valli alpine alla ricerca di quelle tipiche trattorie (o meglio stube come si chiamano qui) per mangiare alcuni dei piatti tipici della zona. È risaputo che la cucina del Trentino e dell’Alto Adige è di base povera, ma ugualmente capace di regalare forti emozioni ai nostri palati, se poi ci abbiniamo uno dei tanti vini qui prodotti (e qui si superano) alzarsi da tavola è difficile. Dopo una non complicata ricerca siamo stati accolti in una bellissima antica casa internamente rivestita di legno, inscurito dall’età (la casa è del IXX Secolo) e dal calore della grande stufa in maiolica che da sola fa arredamento (immaginiamo anche un magnifico caldo quando qui l’inverno è cosa seria). Una stanza con pochi tavoli a distanze siderali l’uno dall’altro (cosa impensabile oggigiorno) e la rubiconda padrona che, in un italiano alquanto difficoltoso, ci ha illustrato i piatti che lei prepara rigorosamente con le sue mani e con gli ingredienti della sua fattoria. La scelta è caduta sui tipici Canederli o sugli Schlutzkrapfen, entrambi squisiti ma la voglia di assaggiare questa sorta di ravioli ripieni di magro (così li definiscono) ha alla fine vinto e mai scelta fu più saggia. Un’esplosione di gusto ci ha letteralmente conquistati, perciò abbiamo estorto alla signora la ricetta che, come ella stessa ci ha detto, subisce delle minime variazioni da famiglia a famiglia, proprio come per i migliori piatti. Ecco cosa serve per prepararne 4 porzioni di Schlutzkrapfen: 120 gr. di farina di segale 130 gr. di farina 1 uovo 10 gr. di olio extravergine di oliva 70-80 ml di acqua tiepida 300 gr. di spinaci 140 gr. di ricotta fresca 40 gr. di cipolla 2 cucchiai di Parmigiano-Reggiano grattugiato 80 gr. di burro erba cipollina noce moscata sale e pepe Per prima cosa è necessario lessare gli spinaci in una capiente casseruola con appena due dita di acqua. Dopo vanno scolati, fatti raffreddare sotto l’acqua corrente e strizzati per bene per eliminare quanto più liquido possibile. In una padella facciamo rosolare una cipolla nel burro e ci insaporiamo per bene gli spinaci. Una volta finito facciamo raffreddare il tutto r dedichiamoci alla pasta dove mescoleremo le due farine e il sale ed impasteremo con l’uovo e l’olio aggiungendo poco alla volta l’acqua. Terminato l’impasto della giusta consistenza facciamolo riposare a palla avvolto dalla pellicola trasparente per 30 minuti. Il ripieno verrà preparato mescolando in una ciotola la ricotta con gli spinaci, il parmigiano, l’erba cipollina e con una bella insaporita a base di sale, pepe e noce moscata. Stendiamo la pasta in una sfoglia sottile, ma non troppo, e con un taglia pasta rotondo (o un bicchiere come si faceva una volta) del diametro di 8 cm ricaviamo tanti dischi che andremo a farcire con una piccola noce del ripieno posizionato al centro chiudendo, successivamente, a mezzaluna bagnando eventualmente con acqua i bordi nel caso fossero divenuti un tantino secchi. È importante premere con forza sui bordi in modo che la pasta si saldi alla perfezione. Disponiamo gli Schlutzkrapfen su un vassoio infarinato e lasciamoli riposare. Giunta l’ora del pasto facciamo bollire in una capace pentola acqua abbondantemente salata e facciamo lessare i nostri Schlutzkrapfen per 3 max 4 minuti e condiamoli con butto fatto fondere, abbondante parmigiano ed erba cipollina tritata e messa alla fine. Il burro a noi lo hanno portato color bronzo, quindi bello cotto, e...

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Un Pinot Nero DOC, meraviglia dall’Alto Adige

Un Pinot Nero DOC, meraviglia dall’Alto Adige

In quella piana scavata dal fiume Adige, dove scorrono le principali vie di collegamento verso l’Austria tra le città di Trento e Bolzano, a due passi dal lago di Caldaro quando le colline iniziano ad abbracciare i primi monti dell’Alto Adige ecco aprirsi ai passanti uno dei più bei panorami che ci si possa aspettare. Tra distese di mele, vigne e antichi castelli la Strada del Vino inizia il suo meraviglioso percorso che sale dai 200 m. slm sino a lambire la quota di 1.000 m. attraversando alcune tra le migliori cantine produttrici del famoso vino di queste terre. Tra di esse, in località Cortaccia (o come si chiama nella lingua tedesca Kurtatsch) ecco l’omonima cantina – o kellerei sempre nella lingua sassone – con una storia lunga oltre un secolo e una tra le più pregiate e premiate tra i tanti ottimi produttori della zona. Inizialmente la sede della cantina era nella cinquecentesca Tenuta Freienfeld, ubicata proprio al centro del paese, è oggi dimora dell’archivio enologico oltre ad accogliere le barrique e ad ospitare, nei meravigliosi ambienti, esclusive degustazioni. Quando questi spazi risultarono insufficienti si iniziò a costruire l’attuale sede, lungo la Strada del Vino, dove vengono prodotti i vini Kurtatsch che rispecchiamo fedelmente i differenti terreni circostanti che si estendono, la maggior parte di essi sui ripidi pendii, ad un’altitudine compresa tra i 220 m di Brental, una tra le più calde aree in Sudtirolo, e i 900 m. di Corona, ai piedi della Catena della Mendola. Attraversando l’Adige, invece, ci si dirige verso Gleno, minuscola frazione di Montagna e porta verso le Valli di Fiemme e Fassa, dove i vigneti ricamano il territorio e dove crescono le uve Blauburgunder utilizzate per produrre il magnifico Alto Adige Pinot Nero DOC recentemente entrato nella scuderia Delta del Vino. La scelta di impiantare il vigneto in questa zona al di fuori del comune di Cortaccia è stata determinata dalla posizione maggiormente favorevole per le uve che amano il sole pomeridiano ed un terreno con un conglomerato di argilla, calce e porfido. Un vino, questo, che ha una storia di 150 anni, ovvero da quando le prime viti vennero introdotte dalla Borgogna, ed è cresciuto in questa piccola porzione dell’Alto Adige diventando uno dei più celebri vini italiani per le sue caratteristiche ricche e vellutate, il bouquet avvolgente e balsamico, dal colore rosso rubino scuro che, con la delicata e sontuosa eleganza, ricorda i grandi vini della Borgogna. Il Pinot Nero DOC Kurtarsch viene prodotto con una fermentazione a temperatura controllata in vasche aperte di rovere francese, con il seguente affinamento in grandi botti di legno. Ha una capacità di invecchiamento che va dai 3 ai 5 anni e si sposa perfettamente – servito ad una temperatura di 16-17 °C – con le carni rosse, sia arrosto che alla griglia, con la selvaggina, i salumi ed è sublime coi formaggi stagionati. Ma il Pinot Nero è un vino che come pochi altri si presta ad essere abbinato ad un’infinità di pietanze che si fa prima a dire cosa non abbinarvi (ad esempio i cibi piccanti). Provatelo con un filetto di tonno scottato in padella o persino con la cucina cinese o il Curry indiano. Con la zucca, il tartufo, le lumache e piatti in agrodolce, e poi i vari risotti dove il Pinot può diventare l’ingrediente principale. Insomma un vino adatto a tutte le occasioni, per far bella figura con gli ospiti e per potersi fare una meritata coccola a fine giornata. Anche, servito fresco, come...

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Le Regioni del vino: Trentino Alto Adige

Le Regioni del vino: Trentino Alto Adige

La storia vitivinicola del Trentino Alto Adige risale al tempo degli Etruschi ed è documentata da reperti risalenti alla presenza di queste popolazioni nell’intera regione. L’arrivo, in epoche successive, dei Celti e dei Romani portò alla costruzione di centri urbani a cui veniva sempre affiancata la coltivazione della vite e la produzione del vino. Il Concilio di Trento, svoltosi dal 1545 al 1563, diede un grande impulso ai vini della regione e, grazie al cronista Michelangelo Mariani, la loro conoscenza si diffuse anche al di fuori dei confini locali. Dopo l’interesse economico dei Veneziani relativo alla produzione della seta, per la quale necessitavano di grandi coltivazioni di gelso, e le infestazioni devastanti di iodio, peronospora e filossera, il comparto vitienologico patì una profonda crisi. Crisi che venne superata per merito della fondazione dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige da parte della Dieta del Tirolo. Lo stesso istituto non solo contribuì alla rinascita delle attività locali ma dettò regole, comportamenti e strategie che vennero utilizzate in tutta Europa e che, ancora oggi, sono alla base dello sviluppo tecnico del comparto vinicolo. Il territorio è caratterizzato da un clima continentale avendo oltre il 40% della sua estensione sopra i 2.000m di altitudine, con inverni freddi ed estati calde. La presenza comunque dei laghi, soprattutto il Lago di Garda, influenza in modo determinante il microclima della parte meridionale della regione in un clima subcontinentale con autunni ed inverni più miti e ventilati. Inoltre la presenza e la vicinanza di montagne con profili altimetrici importanti garantiscono sbalzi termici che favoriscono la complessità aromatica e di freschezza delle uve e, nel contempo, creano un baluardo a difesa dei venti freddi provenienti da Nord. La presenza di fiumi e torrenti ha portato alla formazione di valli che costituiscono le uniche zone in cui viene coltivata la vite. Il territorio è caratterizzato da una grande varietà di substrato: si passa dai fondovalle alluvionali alla presenza di solfati di calcio, alle strutture vulcaniche, dolomitiche e porfiriche in collina e sui coni di deiezione, conferendo alle uve una varietà di interessanti caratteristiche che rappresentano il vero legame col territorio. Essendo sempre stato un territorio di transito delle popolazioni mediterranee e di quelle nordiche nella regione sono rappresentate, in un piacevole equilibrio, le varietà viticole di entrambe le origini. Sono presenti i vitigni di chiara influenza germanica, quali Riesling, Müller Thurgau, Lagrein, e quelli di importazione francese, quali Chardonnay, Sauvignon, la famiglia dei Pinot, Merlot e Cabernet. Sono, comunque, ben rappresentati i vitigni storici tradizionali che sono legati alla prima diffusione della vite in regione. Il tipico e tradizionale sistema di allevamento è costituito dalla pergola trentina semplice o doppia, che garantisce un equilibrio tra l’esposizione solare della superficie fogliare e la protezione dalle intemperie. Tuttavia, coi moderni concetti, gli impianti sono rivolti maggiormente verso la coltivazione a spalliera per razionalizzare la produzione e la qualità delle uve, pur rimanendo la presenza e il mantenimento dei terrazzamenti e dei muri a secco. Vitigni I vitigni tradizionali sono: A bacca rossa: Marzemino, Teroldego, Lagrein, Schiava, Casetta, Groppello, Enantio, Franconia, Rebo, Rossara, San Lorenzo, Pavana, Portoghese. A bacca bianca: Nosiola, Traminer Aromatico, Wanderbara, Peverella. Vini a DOC Trentino, ottenuto con tutte le diverse uve bianche e rosse autorizzate e raccomandate. Prevede anche la denominazione di Superiore. Merita una particolare menzione il Vino Santo, ottenuto con l’uva Nosiola prodotta nella Valle dei Laghi. Trento, ottenuto con Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco con il sistema classico di rifermentazione del vino in bottiglia. Teroldego Rotaliano, ottenuto con l’uva Teroldego coltivata nella Piana Rotaliana. Sorni, ottenuto con Nosiola, Chardonnay e Müller Thurgau nella versione bianca,...

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