Chiamatelo Barbecue o “alla brace” poco importa, ma la vostra fiorentina cuocetela come si deve

Chiamatelo Barbecue o “alla brace” poco importa, ma la vostra fiorentina cuocetela come si deve

Barbecue –BBQ all’americana – o grigliata è solo un nome che ci dice come verrà cotta la nostra fiorentina. Quello che è veramente importante è come la cuocete, senza rischiare di rovinare un nobile pezzo di carne che, se correttamente cucinato, potrà regalarci emozioni a non finire. Sono diverse le tecniche e le teorie su come cuocere una buona fiorentina, chi preferisce le braci ardenti, chi utilizza la piastra. Alcuni punti fondamentali – però – valgono per tutti. Il primo è, senza dubbio, quello di togliere la vostra “bisteccona” dal frigorifero almeno 4 ore prima, in modo che la stessa non subisca uno shock termico rischiando di lessarsi invece di fare quella deliziosa crosticina che impedirà ai preziosi succhi di uscire. Molto utile in questi momenti avvolgere la carne in carta assorbente per togliere quell’umidità esterna che renderebbe imperfetta la prima scottatura. Ma come la cuociamo una volta arrivato il momento di porla sulla griglia o sulla piastra? Qui iniziano le differenze; c’è chi dice la brace – che deve essere prodotta con un 70% di combustione di legno e 30% di carbonella – e quando le fiamme spariscono si posiziona la bistecca sulla griglia posizionata tra gli 8 e 12 cm dalle braci, e c’è chi dice che la cottura migliore è su una piastra precedentemente portata a temperatura. Ora prendiamo il pezzo di carne che deve essere almeno 1.600 g di peso e mettiamola a cuocere, ma come la mettiamo? Delta del Vino vi consiglia di metterla subito in piedi, appoggiata sull’osso in modo che il calore tenda a salire attraverso di esso scaldando la carne al suo interno. Lasciatela in questa posizione per almeno 4 minuti, poi coricatela – attenzione a non bucarla – per altri 6/7 minuti per parte. Per determinare la corretta cottura lo strumento più idoneo è certamente un termometro a sonda che vi darà l’esatta temperatura al cuore della vostra fiorentina. Se la volete al sangue, ovvero quella più consigliata dagli intenditori, la temperatura dovrà essere di 55° C, 62-65° per cottura media e 75° per averla ben cotta, potremmo aggiungere quasi rovinata, però. Alla fine lasciatela riposare per qualche minuto prima di tagliarla, quindi potrete aggiungere un po’ di sale e pepe e – se volete – un filo d’olio di oliva. Alcuni semplici gesti che vi permetteranno di avere un risultato ottimale per gustare qualcosa di veramente speciale. Come abbinamento con vini non c’è che l’imbarazzo della scelta, da un classico Chianti toscano, un Rosso Nobile di Montepulciano o un Lacryma Christi del Vesuvio per stare sui vini rossi, ma una bella scommessa è anche un gustosissimo Gewürztraminer che valorizzerà il sapore della carne. Buon appetito! Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Le Regioni del vino: Abruzzo e Molise

Le Regioni del vino: Abruzzo e Molise

Nel nostro consueto viaggio attraverso le regioni d’Italia eccoci, in questo fine estate 2016, a parlare dell’Abruzzo e del Molise, due regioni che nell’antichità erano abitate dalle popolazioni sannite e, successivamente, dai Normanni. Si ritiene che siano stati gli Etruschi attorno al IV secolo a.C., a introdurre la coltivazione delle viti, che venivano definite “apiane” a causa della loro grande componente zuccherina. Le coltivazioni agricole e l’allevamento del bestiame furono sempre le attività nevralgiche della regione, pur registrando una grande propensione dei suoi abitanti all’emigrazione soprattutto verso il Belgio, la Germania e la Svizzera, con conseguente spopolamento del territorio. In epoche recenti, comunque, lo sviluppo industriale ed economico della regione ha portato a una modernizzazione di tutto il comparto viticolo offrendo prodotti di grande levatura. Il territorio si presenta prevalentemente montuoso con le conche di origine glaciale o carsico-alluvionale, formato da composizioni calcaree; le parti collinari presentano substrati con caratteristiche quarzifere e arenarie. Grandi erosioni hanno caratterizzato il territorio, soprattutto verso il mare, con un andamento arrotondato e con grande presenza di arenarie, argille e terreni ghiaiosi. Il clima è particolarmente mite sul versante appenninico rivolto verso il mare Adriatico, mentre all’interno è continentale con una buona piovosità. I massicci del Gran Sasso e della Majella, che si trovano a distanza decisamente breve rispetto alla costa, ingenerano forti escursioni termiche tra il giorno e la notte che, associate a una buona ventilazione, creano un habitat col microclima ideale per la coltivazione della vite. Vite che tradizionalmente è allevata a pergolato e tendone, lentamente sostituiti dalla spalliera con potatura “a guyot” e cordone speronato. I principali vitigni di queste due regioni si suddividono in uve a bacca bianca tradizionali, comprendenti Trebbiano, Bombino, Falanghina, Moscato del Molise, Tintilia, Passerina, Biancame, Cococciola, Montonico e Pecorino, mentre le uve a bacca rossa sono quelle di Montepulciano, Sangiovese ed Aglianico. Tre sono i principali vini a D.O.C. e rispondono al nome di Controguerra, ottenuto con Montepulciano d’Abruzzo o Trebbiano Toscano e Passerina che, nella versione spumante, utilizza Trebbiano, Chardonnay, Verdicchio e Pecorino. Altro vino a D.O.C. è il Biferno ottenuto con Montepulciano e Aglianico e, nella versione bianca, è previsto l’uso di Trebbiano Toscano e Bombino Bianco. Il Pentro o Pentro d’Isernia viene prodotto con uve di Montepulciano e Sangiovese o Trebbiano Toscano e Bombino Bianco. Completano il quadro delle denominazioni il Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Molise. Questi vini si abbinano perfettamente alla cucina tradizionale di queste due regioni che varia da tradizioni marinare e dei pastori, quindi con piatti a base di pasta, carni (dove predominano pecora e castrato) e da tutto il...

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A Pasqua il vino è d’obbligo

A Pasqua il vino è d’obbligo

“Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. Comunque la pensiate le festività pasquali sono sempre una scusa per mettersi a tavola. Sia una forma per riunire la famiglia o per stare con gli amici, a casa, al ristorante o, complice la primavera, in un verde prato a fare un B-B-Q la due giorni che sta per arrivare prevede, quasi fosse un obbligo molto italiano, un grande “abuso” di cibarie molto caratterizzato dalla regionalità. Ovviamente il vino non può essere da meno e dallo spumante al passito sono veramente tantissime le bottiglie che si affacciano sulle nostre tavole. È pressoché impossibile dare indicazioni su quali vini consigliare, potremmo – anzi – invitarvi ad osare provando abbinamenti un tempo definiti azzardati (come il vino rosso col pesce), certo è che alcuni punti fermi restano. Ad esempio nell’attesa che tutti arrivino, oppure nell’attesa di mettersi a tavola, cosa c’è di meglio che qualche stuzzichino abbinato a fresche bollicine come, ad esempio, un Durello DOC dei monti Lessini o una Falanghina del Sannio DOP. Ma per i più tradizionalisti perfetto uno Spumante dell’Oltrepò Pavese. Intanto arriva l’ora della prima portata che potrebbe essere un buon piatto di tagliatelle al ragù d’agnello o abbacchio o, più semplicemente, una buona e tradizionale lasagna. Qui si può scatenare la fantasia ma un Montepulciano d’Abruzzo DOP oppure un Valpolicella Superiore DOC certamente non stonerebbero e sarebbero ottimi per aprire alle seconde portate che, da tradizione, comprendono parecchie carni. E allora perché non avventurarsi nel fantastico mondo dei vini rossi che dal Piemonte alla Sicilia offrono tantissime possibilità di abbinamento e qualità elevata anche a prezzi alla portata di tutti. Oltre al Chianti, che è sempre una garanzia, Morellino di Scansano, Merlot del Veneto, Barbera dei Colli piacentini, Barolo di Monsorì o Cirò Rosso Riserva sono solo alcuni dei nomi da consigliare a occhi chiusi, così come i Supertuscan che si stanno facendo largo nell’apprezzamento generale. Non dimentichiamo il Lambrusco emiliano, non a caso il vino più venduto al mondo. E poi, per la gioia dei più piccini (ma non solo) arriva l’ora dei dolci, e qui le tradizioni italiane sono molteplici quindi sia un Sauternes, uno spumante o un buon Passito, poco importa. Quello che conta è che il vino sia gustato cercando di coglierne le varie peculiarità e, vedrete, il vostro pranzo sarà ancora...

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Produzione record per il vino italiano, battuta la Francia

Produzione record per il vino italiano, battuta la Francia

Il dualismo coi cugini transalpini sulla produzione del vino ha visto, in questo 2015, una netta supremazia da parte dell’Italia con – dati ufficiali della Commissione Europea – 48,9 milioni di ettolitri di vino prodotti contro i 46,6 dei francesi. Al terzo posto gli spagnoli lontani di 10 milioni dai transalpini. Ma non è soltanto una grande annata dal punto di vista della produzione ma, anche, in fatto di qualità questo 2015 passerà alla storia confermando l’Italia come patria del vino. Anche le esportazioni hanno avuto un ottimo risultato e i dati presentati dal Ministro alle politiche agricole Maurizio Martina ci confermano che l’export ormai supera stabilmente i 5 miliardi di euro all’anno con il 17% delle bottiglie vendute in tutto il mondo e il 28% in Europa. E gli esperti del settore ci avvertono che abbiamo ulteriori margini di miglioramento. All’ultimo Vinitaly l’IRI (Istituto Internazionale di Ricerca) ha fornito interessanti dati come la classifica dei 10 vini più apprezzati dagli italiani che vede padroneggiare il Lambrusco con 13,3 milioni di litri venduti. Seguono Chianti (11,7 milioni), Bonarda (8 milioni) Barbera (7,7 milioni), Montepulciano (7,6 milioni), Chardonnay (7 milioni), Sangiovese (6,3 milioni), Nero d’Avola (5,8 milioni), Vermentino (5,7 milioni) e Prosecco (5 milioni). Unico dato negativo da rilevare è quello che se all’estero aumenta il consumo di vino italiano, con nuove realtà come Russia e Polonia, paesi dove l’economia permette di scoprire il lusso, e USA, dove c’è una forte contrazione di vini importati da Australia, Cile e Argentina mentre è in crescita per quelli italiani, è proprio a casa nostra che è in calo il consumo del vino, molto anche a causa della crisi iniziata nel 2008. I consumi del 2014 fanno registrare il raggiungimento del minimo storico del 1861 con 20 milioni di ettolitri consumati e una media pro capite di 37 litri all’anno e solo il 21% beve vino ogni giorno, mentre il 48,8 afferma di non berne mai. Questi dati, comunque, sembrano potranno avere un miglioramento nei prossimi...

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Le Regioni del vino: Marche

Le Regioni del vino: Marche

La filossera, sul finire dell’Ottocento ha letteralmente flagellato gran parte dei vigneti di tutta Italia e non ha risparmiato nemmeno quelli delle Marche che, come per le altre regioni italiane è stata costretta a riorganizzare la propria storia della viticoltura. La regione, pur anticamente abitata dai Piceni, fu inizialmente sottomessa ai Galli e, successivamente, ai Longobardi. Dopo essere stata teatro di importanti battaglie passate alla storia come Puniche fu dominata dalle ricche signorie dei Malatesta, dei Montefeltro e dei Della Rovere fino a giungere alla metà del XIX Secolo quando arrivarono gli Sforza che precedettero il dominio pontificio. In tutti questi periodi l’agricoltura ebbe una fondamentale rilevanza nell’economia e la coltivazione della vite, pur senza grandi sfarzi, ebbe un alterno andamento ma sempre orientato a soddisfare piaceri ed esigenze del dominante di turno. Oggetti e reperti storici riproducenti scene di vita legate all’uva sono stati ritrovati in tutta la regione, testimonianza di quanto fossero radicati la produzione e il consumo del vino locale. Regione in prevalenza collinare, per circa il 70% dell’intero territorio, le Marche sono caratterizzate da un terreno profondo e permeabile di calcari, arenarie e materiale alluvionale, frutto dell’azione millenaria dei torrenti che dagli Appennini sfociano nell’Adriatico. Il clima, mediterraneo lungo la costa, salendo assume verso gli Appennini assume tratti tipici continentali con importanti escursioni termiche fino ad arrivare ad acquistare una connotazione simile a quella alpina. Abbiamo due tipologie di vitigni, quelli tradizionali a bacca rossa che comprendono Sangiovese, Montepulciano, Lacrima, Vernaccia Nera e Rebo e quelli a bacca bianca che comprendono Verdicchio Bianco, Biancame (o Bianchello), Malvasia Bianca di Candia, Pecorino, Trebbiano Toscano, Passerina, Grechetto, Maceratino e Incrocio Bruni. Una volta l’allevamento era condotto a forma di alberello, mentre oggi tutti gli impianti sono realizzati col sistema a spalliera con potatura a “guyot” e cordone. Alcuni dei vini marchigiano possono vantare la Denominazione d’Origine Controllata (DOC) e tra questi troviamo il Lacrima di Morro d’Alba, ottenuto con Lacrima, il Colli Maceratesi, che viene prodotto mescolando Maceratino e Incrocio Bruni e il Rosso Piceno ottenuto con Sangiovese e Montepulciano. Completano il quadro delle denominazioni il Bianchello di Metauro, il Rosso Conero, il Colli Pesaresi, l’Esino e il Falerio dei Colli...

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