Giovedì gnocchi, al radicchio e zafferano van bene tutti i giorni

Giovedì gnocchi, al radicchio e zafferano van bene tutti i giorni

Un detto popolare, che deriva dalla tradizione tipicamente italiana, dice esplicitamente che il giovedì è il giorno per gli gnocchi. “Giovedì gnocchi, venerdì pesce e sabato trippa” era la frase completa che stabiliva una sorta di regola in cucina che aveva, nell’immediato dopoguerra, una sua logica ben precisa dove, con pochi soldi, si dovevano riempire i piatti coi pochi prodotti a disposizione e, allo stesso tempo, dare un equilibrio calorico. Gli gnocchi servivano per sopperire al totale digiuno dalla carne del venerdì dettato dal precetto religioso, un tempo molto rispettato dalle famiglie italiane. Oggi non è più così e ci è concesso mangiare qualsiasi cosa e, soprattutto, abbiamo la possibilità di farlo, coi mercati che strabordano (anche troppo) di alimenti provenienti da ogni angolo del Continente. L’odierna ricetta proposta da Delta del Vino ci illustra come poter servire un bel piatto di fumanti e cremosi gnocchi al radicchio e zafferano, piatto gustoso e allo stesso tempo semplice da preparare. Gli ingredienti per preparare 4 porzioni sono i seguenti: 1 Kg. Di gnocchi fatti in casa 1 cespo di radicchio 1 bustina di zafferano 50 g. di Parmigiano-Reggiano 2 cucchiai di panna burro olio sale La prima cosa da fare è preparare gli gnocchi con la tradizionale ricetta a base di patate (1 Kg), che lesserete al vapore per circa 30 minuti e, dopo averle scolate, le passerete ancora calde nello schiacciapatate. Impastate con la farina (g. 200), 1 uovo e un pizzico di sale fino ad ottenere una pasta omogenea e soffice. Quando l’impasto è pronto si devono formare dei lunghi rotolini dello spessore di un dito che taglierete a pezzetti di circa 2 cm ognuno e che passerete sul rovescio della grattugia premendoli delicatamente con l’indice dando, così, la tipica forma “cattura sugo”. A questo punto potete concentrarvi sul condimento e in un tegame scaldate due cucchiai di olio con una noce di burro e, dopo averlo tagliato a listarelle, fatevi appassire il radicchio. Aggiungete la panna e lo zafferano, precedentemente diluito in acqua tiepida, salate e portate a cottura per 20 minuti. Quando il condimento è pronto non dovrete fare altro che lessare gli gnocchi in abbondante acqua poco salata e, quando vengono a galla, ritirateli col mestolo forato facendoli sgocciolare e uniteli al condimento facendoli saltare per mezzo minuto a fuoco vivo. Non resta che mettere il tutto nel piatto di portata e cospargerli con abbondante Parmigiano grattugiato e servire a tavola ben caldi. Come abbinamento diciamo che ci si può sbizzarrire passando senza problemi da delle buone bollicine come un Franciacorta a un bianco come il Pecorino DOCG, senza disdegnare un buon rosso come il Teroldego Rotaliano. Buon appetito e ricordate sempre che se avete necessità di informazioni potete telefonarci allo 0521 980 161 oppure scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Idee per il Natale: Anolini in brodo

Idee per il Natale: Anolini in brodo

A Parma non è Natale se a tavola non ci sono gli Anolini in brodo. È qualcosa di troppo radicato, tanto che se ne trovano tracce negli scritti di Bartolomeo Scappi, celebre cuoco del Cinquecento, in un suo libro. Nato come piatto popolare divenne, ben presto, apprezzatissimo dalla nobiltà parmense e già nel XVII Secolo gli anolini venivano serviti ai banchetti dei nobili. Addirittura il Duca Ferdinando I di Borbone amava prepararli di persona, facendosi aiutare dalle figlie a confezionarli. Divenne, pertanto, il piatto tipico dei giorni delle feste sulle tavole dei parmigiani tanto da venire incluso nel più importante ricettario italiano di fine XIX Secolo da Pellegrino Artusi. Pur sembrando una ricetta semplice richiede grande abilità e, soprattutto, tanto cuore e pazienza. Ecco gli ingredienti necessari per 4 persone: Per la pasta 400 g. di farina 2 uova 12 cl. di acqua circa Per il ripieno 300 g. di coscia di manzo o di asina 5 dl. di vino rosso 75 g. di burro 150 g. di pane grattato 150 g. di Parmigiano-Reggiano stravecchio grattugiato 1 costa di sedano 1 cipolla 1 carota 1 chiodo di garofano 1 cucchiaino di concentrato di pomodoro 2 uova sale e pepe noce moscata La preparazione inizia con la cottura del brasato che richiede parecchie ore. La carne va salata e pepata e messa in una capiente casseruola dove la cipolla, la carota e il sedano si saranno rosolate nel burro. Aggiungete il chiodo di garofano e una volta che anche la carne avrà preso colore ricopritela interamente col vino rosso che deve essere di buona qualità, e questo è fondamentale. Se il vino non basta a ricoprire il tutto aggiungete acqua tiepida. Lasciate cuocere il tutto coprendo il recipiente a fuoco molto lento e a metà cottura aggiungete il concentrato di pomodoro. La carne sarà pronta quando sarà perfettamente disfatta con un sugo molto denso. A questo punto in una terrina unite il Parmigiano-Reggiano (possibilmente di almeno 30 mesi) e il pane, entrambi grattugiati al momento, e aggiungetevi solo il sugo della carne. Volendo si possono aggiungere le verdure utilizzate e passate con un passaverdure. Unite al composto le uova e un pizzico di noce moscata, amalgamando il tutto con una forchetta. Lasciare riposare e iniziate a preparare la pasta mettendo la farina a fontana e aggiungendo le uova, l’acqua e il sala, impastando fino ad ottenere un composto omogeneo che metterete a riposare per almeno 20 minuti coperta con un canovaccio o pellicola trasparente. Se non siete capaci di tirare la pasta col mattarello usate l’apposita macchina, cercando di centellinare i passaggi, ottenendo una sfoglia di 1-2 millimetri. Su metà della sfoglia adagiate ad una distanza di circa 3-4 cm l’una dall’altra delle palline di ripieno grandi quanto una nocciola e ripiegare su di esse l’altra metà della sfoglia avendo estrema cura che i margini siano ben uniti per evitare che all’interno rimanga dell’aria che aprirebbe l’anolino durante la cottura. Ritagliare i vari anolini con l’apposito stampino e infarinateli leggermente in modo che non si attacchino l’uno con l’altro. Quando è l’ora di cuocerli è necessario avere un buon brodo di manzo e cappone, oppure manzo e gallina evitando accuratamente tutti i brodi pronti. Fateli cuocere per circa 5-6 minuti (a seconda dello spessore della sfoglia) e serviteli con abbondante Parmigiano grattugiato. Una volta assaggiati saprete cosa vuol dire il Natale a Parma. Come vino da abbinare la tradizione popolare direbbe Lambrusco (c’è addirittura chi lo mette nel brodo), Delta del Vino vi consiglia di abbinare agli anolini del vino bianco che può essere una tradizionale Malvasia Secca dell’Emilia oppure...

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Idee per il Natale: Storione in veste classica

Idee per il Natale: Storione in veste classica

Con il Natale alle porte si inizia a pensare a come trascorrerlo, con chi e – soprattutto – cosa preparare per uno dei pranzi ritenuto ancora oggi tra i più importanti nell’arco dell’intero anno. È l’occasione per riunire la famiglia, per prendersi una pur breve pausa prima di affrontare un lungo e freddo inverno, per celebrare la nascita di Cristo o, solamente, per passare una o due giornate gozzovigliando e aprendo regali, magari in una calda casa tutta addobbata per le feste. Quello che accomuna un po’ tutti è la sacralità tipicamente italiana dello stare a tavola con tantissime portate, una più sfiziosa dell’altra. Delta del Vino, quindi, non poteva restare immune da consigliare alcune ricette particolari, speriamo sempre gradite, ovviamente senza dimenticare di consigliare ai propri clienti – vecchi e nuovi – i vini più adatti per ogni occasione. Potete, pertanto, contattarci via email o telefonicamente e vi daremo tutte le informazioni necessarie (rastelli@deltadelvino.com | 0521 980 161). La ricetta di oggi – la prima dedicata al Natale – prevede l’utilizzo dello Storione, un pesce le cui carni sono tra le più pregiate per il contenuto e il valore proteico. È noto soprattutto per le sue uova dalle quali si ottiene il caviale. Essendo un pesce che, come il salmone, risale la corrente passando dall’acqua salata del mare a quelle dolci dei fiumi un tempo la pesca del salmone veniva fatta prevalentemente in Po, oggi in Italia esistono solo allevamenti dove è possibile trovare la specie californiana, unica ad avere carni molto bianche. La ricetta odierna è molto semplice e particolarmente gustosa e per 6 persone occorrono questi ingredienti: Filetto di Storione da 1 Kg 200 gr di Vino bianco secco 150 gr Di Pancetta tesa a fette sottili 2 Carote 1 Cipolla media burro alloro Come prima cosa è necessario spellare il filetto ed eliminare dalla polpa le parti che risultano maggiormente scure. A questo punto va bardato con molta cura con la pancetta ricoprendo per bene tutta la superficie. In una padella, adatta ad andare in forno, ben calda rosoliamo il filetto in un po’ di burro voltandolo fino a quando non sarà rosolato da entrambe le parti. Tagliamo le carote e la cipolla a pezzetti e aggiungiamole, assieme a qualche foglia di alloro, bagnando il tutto col vino bianco che lasceremo sfumare prima di trasferire il tutto in forno pre riscaldato a 160 °C e dove lasceremo cuocere il nostro Storione per 30-35 minuti. Passato questo tempo sforniamo il nostro pesce e, se necessario, facciamo restringere il fondo di cottura sul fornello prima di servire a tavola. Sicuramente sarà un piatto che verrà particolarmente gradito e vi consigliamo di servirlo accompagnato da un buon vino bianco come può essere il Franciacorta DOCG Saten, oppure il Borgo Imperiale Franciacorta Brut DOCG se vogliamo stare nell’universo elle “Bollicine”, mentre se vogliamo addentrarci nel mondo dei bianchi il nostro consiglio cade su un Ribolla Gialla Sass Ter Grave del Friuli o su un Gewurztraminer dell’Alto Adige che potrete trovare tutti nella nostra Selezione di...

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Festeggiamo la Pasqua con un’ottima Pastiera salata e un Brut Franciacorta I Filari

Festeggiamo la Pasqua con un’ottima Pastiera salata e un Brut Franciacorta I Filari

È arrivata la primavera, calda e fiorita, e la Pasqua è alle porte. Queste magnifiche giornate ci fanno venire voglia di mangiare all’aperto per goderci il sole caldo e il cielo azzurro brindando all’imminente domenica di festa con uno squisito I Filari, DOCG Brut Franciacorta che si sposa alla perfezione anche con la ricetta che vi proponiamo oggi: la Pastiera salata. Nata come variazione rustica del classico dolce napoletano, celebre in tutto il mondo, la pastiera salata ha una base di ricotta e grano racchiusa in pasta brisé con l’aggiunta di salame e provolone nel suo interno. Per la preparazione servono questi ingredienti: Pasta brisé 375g di farina 180g di butto freddo a pezzetti 120g di acqua fredda Ripieno 250g di grano cotto per pastiere 150ml di latte 400g di ricotta 200g di salame 150g di provolone 30g parmigiano-Reggiano grattugiato 4 uova sale e pepe Lavorate velocemente la farina ed il burro fino ad ottenere un impasto granulo al quale aggiungerete, successivamente, l’acqua fredda al centro del composto. Velocemente impastate il tutto fino a quando non risulterà omogeneo ed elastico. A questo punto avvolgete nella pellicola trasparente e mettete in frigorifero per il tempo necessario alla preparazione della farcia. Portate a bollore il latte in un pentolino e aggiungete il grano che lascerete cuocere per 15 minuti, fino a che il latte non si sarà ristretto e lasciate raffreddare. A parte setacciate la ricotta e aggiungete le uova ed il sale. Incorporate il grano cotto in precedenza e il salame ed il provolone tagliati a piccoli cubetti omogenei. Dopo di che sarà la volta del pepe (a piacere) e del Parmigiano. Su un piano infarinato stendete la pasta brisé fino ad ottenere un disco di uno spessore di mezzo centimetro col quale fodererete uno stampo del diametro di 28cm, preventivamente imburrato o rivestito di carta da forno. Eliminate la pasta in eccesso e bucherellate la base con una forchetta. Versate a questo punto il composto del ripieno e con la pasta avanzata create delle strisce che andranno a decorare, a vostro piacimento, la cima della pastiera. Cuocete a fuoco preriscaldato a 180° per circa 40/50 minuti fino a quando non prenderà la bella colorazione dorata. Una volta cotta lasciate raffreddare la pastiera prima di toglierla dallo stampo e servirla assieme ad un ben augurante bicchiere di spumante I Filari Brut DOCG Franciacorta, vino prodotto con uve di Chardonnay e Pinot Nero vinificate separatamente e, poi, assemblate sei mesi dopo la vendemmia di metà agosto. Un vino dal colore giallo con riflessi verdognoli, dal persistente perlage che regala sentori di frutta e spezie fresche e dal gusto piacevolmente acidulo e prolungato. Servitelo ad una temperatura di 8-10° C e… Buona Pasqua a...

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Le Regioni del vino: Lombardia

Le Regioni del vino: Lombardia

La Lombardia viene associata, normalmente, all’economia, all’industria, al commercio e agli affari in genere, invece è terra ricca di importanti realtà appartenenti al mondo vinicolo, con panorami vari e complessi, grazie alla morfologia del suo territorio. Infatti la regione si suddivide in una zona a nord tipicamente montana (40% del territorio), una zona centrale pianeggiante (50% del territorio) e una zona meridionale collinare, circoscritta a Ovest dall’inizio della dorsale appenninica e ad Est dai contrafforti morenici del lago di Garda (il rimanente 10% del territorio).Il clima, direttamente influenzato dalla presenza dei fiumi, dei laghi e delle montagne, passa da mite temperato a quello continentale, più severo e rigido. Il territorio si presenta con formazioni calcaree cretacee, alluvionali, sedimentarie e rocciose di quarzi e dolomie. Nello specifico le aree interessate alla viticoltura sono il solco vallivo costituito dal fiume Adda (la ben nota Valtellina), nelle colline bergamasche e bresciane e in quelle dell’Oltrepò pavese e sui contrafforti morenici del lago di Garda e nel mantovano, con vocazioni e tradizioni differenti l’una dall’altra che comporta anche la differenza di coltivazione della vite. Infatti possiamo passare tranquillamente dai tradizionali terrazzamenti e coltivazioni a ritocchino e a pergola in Valtellina alle moderne spalliere con potatuta a “guyot” e cordone speronato nell’Oltrepò e in Franciacorta, fino alla pergola e al tendone verso il lago di Garda. Le uve presenti, oltre a quelle tradizionali, abbracciano un ampio panorama di quelle internazionali, ma sono soprattutto i vitigni di derivazione da incroci genetici operati dai ricercatori lombardi Riccardo Terzi e Mario Fregoni a caratterizzare gli ottimi vini di questa regione. I vitigni tradizionali sono a bacca bianca (Cortese e Malvasia) e a bacca rossa (Bonarda, Croatina, Groppello, Incrocio Terzi, Ervi 108, Lambrusco Viadanese, Moscato di Scanzo, Nebbiolo, Schiava). I vini D.O.C. si possono suddividere in: Botticino, costituito da Barbera, Schiava, Marzemino e Sangiovese. Terre di Franciacorta dove, nella versione bianca, si impiegano Chardonnay e Pinot Bianco mentre nella versione rosso si utilizzano Cabernet franc, Cabernet Sauvignon e in minor quantità Barbera, Nebbiolo e Merlot. Lugana, ottenuto col Trebbiano. San Martino della Battaglia, ottenuto da Tocai friulano e che si presenta in una versione dolce e liquorosa. Oltrepò Pavese in cui rientrano tutte le diverse tipologie di uve raccomandate e autorizzate. Di particolare rilievo le sottodenominazioni Buttafuoco (ottenuta con Croatina e Barbera in versione secca e ferma) e Sangue di Giuda (con gli stessi vitigni, ma in versione dolce e frizzante). San Colombano al Lambro, ottenuto con Croatina e Barbera. Tutti questi vini sono perfetti per abbinamenti ai tipici piatti della tradizione lombarda, dai vari primo ai pesci di lago, alle carni e ai salumi o a quelli dell’arte casearia...

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