L’unione fa la forza: nasce un nuovo gemellaggio tra Chianti Classico e Champagne

L’unione fa la forza: nasce un nuovo gemellaggio tra Chianti Classico e Champagne

Ci sarà nelle prossime settimane la storica firma che sancirà il gemellaggio tra due tra le più importanti Denominazioni del mondo enologico: Chianti Classico e Champagne. E verrà fatto nel segno dell’Unesco dove lo Champagne è già considerato Patrimonio dell’Umanità con i Coteaux Maison et Caves de Champagne, mentre il Chianti Classico è sulla buona strada per ottenere l’ambitissimo riconoscimento. Con questa firma di intese si gettano le basi per una importante collaborazione su più fronti, così come ha annunciato Sergio Zingarelli, Presidente del Consorzio del Vino Chianti Classico, mentre effettuava lo scambio simbolico tra bottiglie di Gallo Nero e bollicine francesi assieme al ceo del Comité Champagne Vincent Perrin avvenuto nel maestoso Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. “Sta nascendo una collaborazione tra eccellenze, il Chianti Classico e una delle zone di produzione più importanti al mondo: lo Champagne” ha affermato Zingarelli al fianco di Perrin, aggiungendo che “stiamo studiando il protocollo di collaborazione che firmeremo nelle prossime settimane dove punteremo su vari fattori: dalle politiche di governance dei due territori alla tutela dei nostri nomi e marchi a livello mondiale. Su questo lo Champagne ha molto da insegnarci e si aggiungeranno scambi culturali e di esperienze e, probabilmente, faremo assieme anche campagne di comunicazione per affiancare le due eccellenze della produzione vinicola francese ed italiana nel mondo”. Non a caso questa presentazione è avvenuta a Firenze, notoriamente già Patrimonio dell’Unesco, che nel 1954 ha stretto un gemellaggio con Reims, una delle celebri capitali dello Champagne. Anche il Ministro Maurizio Martina, attraverso un videomessaggio trasmesso durante l’evento, si è detto particolarmente soddisfatto di questo futuro gemellaggio promettendo un grande impegno nella candidatura del Chianti a Patrimonio dell’Unesco. “Atto doveroso che possiamo fare insieme per rappresentare al massimo livello una storia di eccellenza come quella del Chianti. Prendersi questo impegno per celebrare i 300 anni di questa esperienza è una bella scommessa sul futuro che dobbiamo vincere...

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Champagne 2016: meno e più costoso

Champagne 2016: meno e più costoso

Come si temeva tra gelate invernali, muffe e grandine durante l’ultima primavera e qualche fenomeno di marciume in estate stanno causando un netto calo di produzione delle uve per questa annata. Le stime parlano di 7.000/7.500 chili di uva per ettaro contro i 10.800 massimi fissati dal Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne. In una recente intervista al magazine d’oltremanica Decanter il presidente dell’Union de Maisons de Champagne, Jean Marie Barillère, dice che non c’è da preoccuparsi per la scarsità delle bottiglie, mentre ci sarà da aspettarsi una lievitazione dei prezzi per i prossimi anni. Le scorte, sempre secondo Barillère, garantiscono i livelli di offerta di prodotto sul mercato, nonostante un’annata tra le più infelici come l’attuale. Non ci sono preoccupazioni nell’ambiente in quanto lo Champagne rimane uno dei prodotti top con un aumento, nel 2015, delle esportazioni del 9% contro un -1% del mercato interno, con la domanda si spumanti nel mondo in continuo aumento e la produzione di Champagne, regolata dalla Denominazione d’Origine (Aoc), che ha un limite massimo, che va al di là della generosità sia climatica che della vigna. Si sta investendo molto sulla qualità e sulle pratiche agricole e l’insieme di questi fattori determineranno anche una crescita dei prezzi dello Champagne per i prossimi 5-6 anni e, si spera, anche la qualità del prodotto finito. Nel 2015, anno record, sono state prodotte 312,5 milioni di bottiglie con un giro d’affari che ammonta a 4,75 miliardi di euro, decisamente molto più, soprattutto sul fronte del prezzo medio, dei 4,56 miliardi totalizzati nel 2007 su una base di 339 milioni di bottiglie prodotte. Quindi non ci sono grandi preoccupazioni da parte dei viticoltori della regione più famosa al mondo per gli spumanti ma a noi, da buoni italiani, viene da pensare che – al contrario – le nostre coltivazioni non hanno, fortunatamente, subito danni climatici quindi è lecito supporre che anche quest’annata per il vino italiano sarà di grande qualità e ci vedrà – come ormai consuetudine – a primeggiare a livello mondiale, quindi è lecito chiedersi perché non preferire il vino...

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Vini spumanti: alla scoperta delle bollicine

Vini spumanti: alla scoperta delle bollicine

I vini spumanti si distinguono dalle altre tipologie di vini speciali sotto, almeno, tre punti di vista: sotto l’aspetto normativo-legislativo dove è consentito l’impiego di saccarosio per la produzione, sotto l’aspetto compositivo a causa del forte contenuto di anidride carbonica CO2 e sotto l’aspetto organolettico per l’effervescenza. La categoria si diversifica in base alla tecnologia di produzione: il vino spumante può essere ottenuto mediante la rifermentazione in bottiglia (definita sistema classico), oppure mediante la rifermentazione in contenitori ermetici (definita rifermentazione in autoclave), oppure mediante l’aggiunta di CO2 artificiale (definiti vini addizionati di anidride carbonica). La documentazione inerente la nascita degli spumanti, oggi, è abbastanza discussa. Tradizionalmente si riteneva che la patria d’origine fosse in Francia, nella regione dello Champagne, situata a Nord-Est di Parigi, tra l’altro ai limiti settentrionali della coltivazione della vite con centri di riferimento in Reims e Epernay. Analisi più approfondite sembra confermino l’esistenza, in epoche antecedenti il 1670 (data riconosciuta per la Francia), di un vino simile prodotto, però, in Italia nelle Marche e a Brescia. Si è accertato che a produrre il vino (inizialmente per scopi ecclesiastici), in entrambi i casi, siano stati frati benedettini legati dall’ordine religioso. La tradizione comunque vuole che sia Dom Perignon, cantiniere dell’Abbazia di Hatvillers, nei pressi di Epernay, a diventare il padre della spumantizzazione. Per rimanere ancora nella storia possiamo dire che Dom Perignon ricevette inizialmente l’incarico di eliminare, se non di contenere, quello che per il periodo era ritenuto un inconveniente: la fermentazione in bottiglia, quindi la presenza di gas, che oltretutto provocava la rottura di moltissime bottiglie. Nello stesso periodo l’interesse per questo vino ricco di frizzantezza trovò riscontro positivo presso le corti inglesi. Furono proprio gli inglesi che consentirono di superare l’inconveniente dello scoppio delle bottiglie mettendo in regime le fonderie di vetro, produttrici delle bottiglie, che passarono dall’alimentazione a legna a quella con carbone. Questa innovazione consentì di aumentare il punto di fusione del vetro e, quindi, la resistenza delle bottiglie prodotte. Superato questo primo limite gli inglesi apprezzarono il vino e chiesero di perfezionarne la produzione. A questo punto Dom Perignon si dedicò allo studio di tutti i fenomeni connessi alla formazione del gas all’interno della bottiglia, così come quello della sostituzione dei tappi che passarono da quelli in legno a quelli in sughero, ancora oggi i più utilizzati, e ancorati al collo della bottiglia con una gabbietta metallica. Fu, così, ufficializzata la nascita dello Champagne e fu un accordo internazionale a valenza europea dove venne stabilito che solo i vini prodotti nella zona di Epernay e Reims potessero appellarsi col nome Champagne. Le viti che concorrono alla realizzazione del prodotto in Francia sono Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier innestate prevalentemente su Chasselas x Berlandieri 41B e coltivate su un territorio costituito da marne argillose calcaree fortemente clorosanti. In ogni caso è importante osservare che si adattano bene i vini con forti acidità, scarichi di colore e poveri di corpo. I principi del metodo di spumantizzazione si distinguono in: vinificazione del vino base, successiva presa di spuma e rifermentazione nel contenitore prescelto. [Fine parte...

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Pinot Grigio del Veneto I.G.T.

Indicazione Geografica Tipica Descrizione Uva regina della grave di Lison, ha grappoli piccoli e compatti con acini di forma ovale. Piccoli di colore grigio caratteristico. Il Pinot Grigio come vino bianco può vantare un genitore importante, è infatti, una mutazione gemmaria del Pinot Nero. Le sue origini si possono ricondurre in Germania ed in Francia, coltivato in Alsazia, Borgogna e Champagne. Il suo colore caratteristico grigio tendente al rosa origina vini di colore ramato. Come tutti i Pinot è un’uva difficile, desidera mantenere il suo habitat naturale con climi abbastanza freddi e terreni adatti, come quelli della Borgogna. Per tale motivo i primi impianti e i vini che ne sono derivati al di fuori della terra d’origine, hanno dato scarsi risultati. In Italia pare sia stata importata dal Generale Sambuy dalla Borgogna, nelle sue vigne in provincia di Como, e si diffuse lentamente nel nostro territorio, soprattutto nelle tre Venezie e in Lombardia.  Ha raggiunto, solo negli ultimi decenni – dopo aver individuati terreni e climi adatti – uno standard qualitativo degno del suo nome. Per molti anni è stato uno dei vini più alla moda della produzione italiana, con incrementi qualitativi di produzione e vendite. Il Terroir,  l’insieme di fattori che rende uniche ed irripetibili le condizioni di produzione  di una particolare zona, conferiscono al Pinot Grigio peculiarità diverse. Vitigno Pinot Grigio 100% Zona di produzione Veneto Contenuto alcolico 12% vol. Invecchiamento Vino da non destinare all’invecchiamento per preservarne la fragranza e il delicato aroma Colore Giallo con riflessi ramati Profumo Vino fine di buon corpo fruttato da giovane col tempo allarga in suo Bouquet che ricorda il fieno secco e le mandorle tostate Sapore Asciutto Accostamento gastronomico Eccellente vino aperitivo, adatto su tutta la gamma degli antipasti magri, delle minestre asciutte e in brodo Affronta bene anche carne lessate. Va servito fresco CONTATTACI PER INFO E ACQUISTI Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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