Dalle dolci colline emiliane il Memoluna, un Cabernet Sauvignon IGP

Dalle dolci colline emiliane il Memoluna, un Cabernet Sauvignon IGP

Emilia-Romagna, terra di fertili pianure, di mare ma – anche – di dolci colline anticipazioni delle belle vette dell’Appennino emiliano. Terra dei grandi sapori della cucina tradizionale e terra di ottimi vini, come il Cabernet Sauvignon dell’Emilia IGP chiamato Memoluna e della selezione Delta del Vino. Di origini presumibilmente francesi questo storico vitigno, secondo recenti test genetici, è un incrocio – quasi certamente spontaneo – tra due nobili vitigni quali il Cabernet Franc, a bacca rossa, e il Sauvignon Blanc, vitigno a bacca bianca. Il grappolo che si forma ha dimensioni medio-piccole, con una forma piuttosto cilindrica, abbastanza compatto e con acini dal colore blu violaceo e ben consistenti. Maturando nella prima metà di ottobre lo possiamo considerare come un vitigno tardivo ed è coltivato, con ottimi risultati, in zone con clima caldo. Il prodotto che ne scaturisce è un vino intenso, dal meraviglioso colore rosso rubino brillante, ricco di sostanze aromatiche e predisposto all’invecchiamento, anche protratto nel tempo. Essendo un vino bordolese si presenta con un sapore pieno e le lunghe macerazioni lo caratterizzano per un bouquet di profumi e sapori complessi e caratterizzanti. È un vino fatto in purezza con macerazione a basse temperature sulle bucce in moderni vinificatori in acciaio termo-controllati e l’affinamento avviene in tini anch’essi in acciaio. Un vino come questo si presta alla perfezione alla cucina emiliana ed è consigliato per carni alla griglia, arrosti e saporiti brasati, e se si vuole fare bella figura gustando il tutto a lume di candela. Uve Cabernet Sauvignon Sistema di allevamento Cordone speronato Tipologia di terreno Argilloso sabbioso Altitudine 120-150 metri s.l.m. Epoca di Vendemmia Prima metà di Ottobre Maturazione Macerazione protratta a temperatura controllata in vinificatori di acciaio termo-controllati, fino a completo esaurimento degli zuccheri sulle vinacce. Successivamente il prodotto subisce un invecchiamento di circa 12 mesi in tini di acciaio inox. Gradazione alcolica 14,5% vol. Abbinamento Vino che si accompagna idealmente a carni alla griglia, arrosti e saporiti brasati Temperatura di servizio 18-20°C CONTATTACI PER INFO E ACQUISTI Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Dalle uve di Cabernet vinificate in bianco ecco il Dramino Rosa

Dalle uve di Cabernet vinificate in bianco ecco il Dramino Rosa

Dalle uve di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, coltivate a Monastier di Treviso, nasce il Dramino Rosa, un vino rosé frizzante ottenuto da questi due uvaggi vinificati in bianco. Nascono da un terreno argilloso e molto pesante – quindi difficile da lavorare – queste uve dell’Azienda Agricola Le Mesteghe che, col massiccio lavoro degli anni, hanno addomesticato le dure terre (da qui il nome dell’azienda poiché in gergo dialettale “mestegho” significa addomesticato dal lavoro dell’uomo). L’uva a bacca rossa è il frutto più congeniale a questo terreno che, infatti, ricopre la maggior parte dell’appezzamento, circondando la cantina e rendendo il paesaggio bucolico, dove è previsto un sistema di coltivazione dalla potatura soffice con raccolta manuale delle uve, per accentuare la qualità dei vini prodotti. Dopo la vendemmia le uve arrivano nella cantina dove un delicato equilibrio di tecnica e passione conferiscono al prodotto quella personalità che lo rende grande. A Le Mesteghe il vino rosato è sinonimo di qualità assicurata, grazie all’uvaggio che si ottiene mescolando i mosti delle diverse qualità di uve rosse presenti nei vigneti circostanti l’azienda. Il taglio, meditato di anno in anno in base alle caratteristiche dettate dall’andamento stagionale, regala un prodotto stupefacente, il Dramino Rosa appunto, vino gentile, leggermente amabile, brioso e fresco nel gusto e fine nell’aroma. Un vino di 11,5% vol. che servito fresco si apprezza in ogni situazione, dai primi piatti a secondi leggeri e ideale con ogni tipo di...

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Vino e merchandising, dagli americani abbiamo tanto da imparare

Vino e merchandising, dagli americani abbiamo tanto da imparare

Che gli americani siano dei campioni nel vendere loro stessi non è certamente una novità. Se, a volte, li critichiamo e li deridiamo per questo sarebbe opportuno, invece, capire e carpire dai loro successi. Anche il mondo del vino non è esente da colpe, nonostante le esportazioni verso il Nuovo Continente siano sempre in aumento. Ma loro sanno vendere sfruttando opportunità svariate. Prendiamo la musica, certamente un mercato da non sottovalutare negli USA, e come venga abbinata al vino. Esiste un’azienda, Wines That Rock il suo nome, che ha creato una serie di bottiglie dedicate alle principali band o eventi musicali tra le quali spiccano i nomi dei Grateful Dead, Rolling Stones, Pink Floyd, Police oppure Woodstock, il grande evento del 1969 passato alla storia. Vini che vanno dal Merlot al Sauvignon o al Chardonnay e che hanno “l’anima delle band” (così dicono i produttori) e che catturano l’appassionato. Prendiamo la band americana per eccellenza, forse la più amata, quella che ha (anzi ha avuto) un seguito “nomade” per quasi cinquant’anni: i Grateful Dead. La band californiana guidata dal compianto Jerry Garcia, deceduto nel 1995, è sempre stata all’avanguardia sulla cura della propria immagine e sul merchandising. Non a caso è la band che vende il maggior numero di dischi con la riproposizione dei loro concerti (tutti registrati dal 1965) in confezioni di lusso e con grafiche meravigliose. Un concerto dei Dead era un’esperienza unica, ore di musica che mandava in tranche il pubblico. Tutto questo viene riproposto in uno stato liquido dai team di vinificatori in collaborazione con David Lemieux, uno degli archivisti della band. Ne sono nati alcuni vini come il Cabernet Sauvignon 50th Anniversary che è una somma delle versioni delle celebri canzoni “Dark Star” del 13 febbraio 1970 e “Eyes Of The World” del 7 settembre 1973. Bisogna dire, per chi non lo sapesse, che ogni canzone veniva eseguita in modo differente e, perciò, gli appassionati amano ancora oggi scambiarsi i vari pareri confrontando le varie esibizioni (sono un numero infinito). L’obiettivo dei vinificatori di Wines That Rock era quello di catturare l’opera d’arte senza tempo che circonda tutte le cose dei Grateful Dead e per fare questo speciale Cabernet “cerebrale” sono state miscelate uve di Cabernet Sauvignon (94%) con Petit Verdot e Grown Syrah ottenendo un vino intenso che presenta note di olive nere, tabacco, ribes e prugna. Al posto dell’etichetta classica viene utilizzato un processo di serigrafia stampata direttamente sulla bottiglia con un effetto particolarmente piacevole. Non sappiamo se la qualità di questo vino valga il costo di ogni bottiglia (40 USD), certo rimane l’abilità di saper vendere il prodotto e qui abbiamo ancora tanto da...

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Agli americani piace buono

Agli americani piace buono

I dati ufficiali Nielsen elaborati dal Corriere Vinicolo ci riferiscono come agli americani piaccia vino di qualità. In un mercato ancora in crescita, con un valore superiore ai 13 miliardi di dollari e un volume di 160 milioni di casse importate, cresce anche il valore dei prezzi medi che si porta sopra i 9,20 dollari al litro che sta ad indicare, molto chiaramente, che la qualità alla fine paga. Un grande boom arriva dal mercato neozelandese ma anche l’Italia sa difendersi con un +8 di percentuale molto confortante e, comunque, meritato per tutto quanto sta facendo di buono il nostro comparto enologico. Questa crescita dell’acquisto da parte degli statunitensi di prodotti di alta qualità (la chiamano new-premiumsation negli USA) sta premiando sempre più il buon vino penalizzando tutto quello che sta sotto i 9 dollari a litro spostando la tendenza dei grandi gruppi americani a promuovere l’eccellenza. Sempre secondo i dati Nielsen è ancora il Pinot Grigio il più performante sul lungo periodo, con una crescita del 7% sia in valore che in volume mentre, restando tra i bianchi, il Chardonnay è, invece, in crescita del 2%. Buone notizie anche in casa rossi che vede il Cabernet Sauvignon fare un balzo in avanti del 7% a valore e un 4% a...

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Il vino Rock di Sting tra i migliori?

Il vino Rock di Sting tra i migliori?

“Message In A Bottle” cantava – sul finire del 1979 – Gordon Matthew Thomas Sumner, meglio conosciuto come Sting assieme alla sua band Police. Evidentemente la bottiglia è un simbolo molto importante per il musicista britannico poiché “Sister Moon” oltre ad essere una sua canzone del 1987 è anche il nome al suo nuovo vino rosso toscano scelti dalla redazione di Wine Spectator per Opera Wine, evento che inaugurerà la cinquantesima edizione di Vinitaly. I critici americani considerano questo vino meritevole di stare tra i 100 migliori vini nazionali e sarà tutto da valutare se questa è una mera operazione di marketing oppure, come tanti giurano, il vino prodotto da Sting è veramente di alta qualità. Le premesse – per la verità – ci sono tutte, infatti il popolare musicista ha acquistato, nel 1998, la Tenuta Il Palagio dal duca Simone Velluti Zai (si parla per una cifra di 3,5 milioni di euro) che si estende per un centinaio di ettari sulle colline nei pressi della città medievale di Figline Valdarno, in provincia di Firenze. Qui Sting e la moglie Trudie, innamorati di questa terra – dove trascorrono parecchio tempo assieme ai 6 figli – decisero di trasformare l’agricoltura convenzionale in biologica ottenendo, nel 2000, la certificazione. Oltre alla proprietà la tenuta si estende per altri 250 ettari che, tra vigneti, uliveti e boschi, garantiscono una forte produzione di vino, olio e miele. Ed è proprio il vino che, grazie all’opera del consulente biodinamico Alan York e dell’enologo Paolo Caciorgna, regala i principali risultati, soprattutto con il Sister Moon che è un blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon, un vino IGT che profuma di pepe nero, liquirizia e more, corposo e rotondo affinato in barriques per 15/18 mesi per finire gli ultimi 6 mesi in bottiglia. Certamente Sting ha portato in Toscana un tocco di mondanità tra le storiche cantine contribuendo a dare ulteriore importanza ai vini di questa regione ospitando, tra l’altro, l’evento Divino Tuscany organizzato dal critico James Suckling, una vera e propria maratona degustativa di vini toscani e BBQ con un prezzo di ingresso non propriamente accessibile a chiunque (1.900 euro a persona). Insomma se si vuole andare nella tenuta di una star c’è un prezzo da pagare, adesso vediamo se il vino prodotto merita veramente come...

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