Se dici Piacenza dici Gutturnio

Tra le specialità di Piacenza spicca uno dei vini più amati d’Italia: il Gutturnio, vino ricco di storia. Fin dall’epoca dei Romani, infatti, grazie al contributo di Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare e figlio di madre di origini piacentine, nei colli della città emiliana venivano coltivate uve simili a quelle delle attuali Barbera e Creatina, che nelle province di Piacenza e Parma prende la denominazione Bonarda, col quale si è iniziato a produrre un vino che possiamo considerare l’antenato dell’attuale Gutturnio. Il nome gli venne dato dal Gutturnium, una grande coppa d’argento capace di contenere circa 2 litri di vino che, dopo essere stata interamente riempita, veniva sorseggiata dal padrone di casa e, successivamente, passata a tutti gli altri commensali in segno d’amicizia e fraternità. Oggi, recuperando la tradizione popolare degli ultimi secoli, il Gutturnio viene servito in ciotole di ceramica bianca, che ne esaltano colore e gusto. Le uve utilizzate sono sempre Barbera (55-70%) e Croatina (per il restante 30-45%) che fin dal Medioevo erano coltivate nell’Italia settentrionale, soprattutto in Piemonte. Vino che può vantarsi di essere stato tra i primi 10 vini italiani a ricevere la Denominazione di Origine Controllata (DOC), nell’ormai lontano 1967, è un rosso dal colore rubino brillante, con un intenso e caratteristico profumo vinoso e dal sapore secco e abboccato che si abbina perfettamente con la cucina tradizionale emiliana e, soprattutto, coi salumi e formaggi o i famosi pisarei e fasò. Abbiamo 3 categorie di Gutturnio che si differenziano tra di loro e sono quella Gutturnio frizzante, quella Gutturnio Superiore e Gutturnio Riserva con, ovviamente, differenti caratteristiche che vanno dallo spumeggiante frizzante perfetto per i salumi ai fermi superiore e riserva particolarmente adatti anche con le carni arrosto e col carrello dei bolliti. Un vino molto duttile e ottimo in ogni occasione.

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