Dall’uva al vino: parte II, Tipologie di vitigni

Oggi la definizione dei vitigni assume, in conseguenza delle enormi capacità di ricerca, confini sempre più fugaci. Se la storia ci insegna che la definizione di vitigno autoctono è da attribuirsi ad esemplari presenti in un areale ben definito e alloctono per quelli che si erano evoluti in luoghi diversi dalla sua nascita (chiamato anche internazionale), oggi stiamo progressivamente passando a definizioni più mirate e corrette, secondo le quali – partendo dal presupposto ormai certo che la vite ha origine in Mesopotamia – solo quei vitigni provenienti da quella zona possono essere definiti autoctoni, mentre tutti gli altri vengono definiti tradizionali o storici. Col termine tradizionale o storico si intende quella tipologia di vitigno che, pur provenendo da altre zone d’origine, ha assunto un connotato legato alle tradizioni grazie alla lunga presenza, utilizzo e lavorazione nel nuovo territorio. In merito a tutto ciò la definizione, quindi, assume una più corretta denominazione legata al territorio. In Italia i vitigni tradizionali possono essere, per esempio, il Nebbiolo in Piemonte, il Teroldego nel Trentino, la Garganera nel Veneto e il Lambrusco nell’Emilia, per quanto riguarda il Nord. Nel Centro e al Sud troviamo il Sangiovese in Toscana, il Verdicchio nelle Marche, l’Aglianico in Campania, il Nero d’Avola in Sicilia e il Cannonau in Sardegna. Questo per dare una sommaria indicazione su alcuni tra i più conosciuti tra le circa 350 varietà – tutte catalogate e codificate – presenti nella nostra nazione. E l’elenco è in continuo aggiornamento grazie, soprattutto, al ripristino di vecchie coltivazioni dismesse durante lo sviluppo industriale degli scorsi anni. Recentemente la Fondazione Mach, una delle principali scuole enologiche (un tempo Istituto Agrario di San Michele all’Adige) ha messo a disposizione dei tecnici uno studio sui vitigni tradizionali, che negli ultimi anni erano stati abbandonati e poco utilizzati, proprio per consentire il recupero di alcune tipicità che si sono rivelate di altissimo valore e qualità. Tra i vitigni definiti internazionali, invece, possiamo dire che quelli più conosciuti e utilizzati sono – ovviamente – i francesi come Chardonnay, Pinot (nelle versioni Bianco, Grigio e Nero), Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Souvignon, mentre dalla Germania ci arrivano il Riesling e il Müller-Thurgau che hanno saputo perfettamente adattarsi al clima e alle diverse tipologie di terreno italiani.