Arriva il Carnevale, prepariamo le Chiacchiere

Arriva il Carnevale, prepariamo le Chiacchiere

Chiamatele come volete, ma che siano chiacchiere, frappe, rosoni, crostoni, fiocchetti, cenci o come vi pare, vuol comunque dire che il Carnevale è alle porte e questo è il dolce tipico che accompagna questa colorata festa, caduta un po’ in disuso ma sempre festa è. Deliziose sfoglie fragranti, solitamente coperte da zucchero a velo, sono diffuse in tutta Italia, per questo possono avere tanti nomi, ma il risultato è più o meno sempre lo stesso, peccati di gola ai quali è impossibile rinunciare. Delta del Vino propone ai suoi lettori la ricetta tradizionale, ovvero quella delle chiacchiere fritte, ma è possibile farle anche in versione light, con una cottura al forno (buone pure quelle). Vediamo – per iniziare – quali sono gli ingredienti necessari per prepararne un cabaret per 6 persone. 250 g. di farina 00 1 uovo 10 g. di burro morbido 50 ml di latte 1 cucchiaio colmo di zucchero semolato 15 g di liquore (qui la acelta può andare al Cointreau, Marsala, Strega, grappa) sale olio di semi di arachide o strutto per friggere zucchero a velo Come prima cosa riunite in una ciotola tutti gli ingredienti, cominciando dalla farina, l’uovo, il burro ben ammorbidito, il latte, il liquore, zucchero e una puntina di sale. Con cura amalgamate questi ingredienti fino ad arrivare ad ottenere una morbida e omogenea pasta che, dopo averne formato una palla, avvolgerete nella pellicola per alimenti in modo che possa riposare in frigorifero per 30 minuti buoni. Una volta che l’impasto è pronto non vi resta che suddividerlo in tanti pezzetti che con la macchina sfogliatrice o a mano stenderete fino ad ottenere uno spessore di 2mm. Create tanti rettangoli aiutandovi con una rotella dentellata, così le vostre chiacchiere assumeranno anche una simpatica forma decorata. Quando avrete terminato questa operazione friggete le chiacchiere nell’olio o nello strutto portato a una temperatura di 170° C, in un tegamino non troppo capiente e avendo l’accortezza di friggerle poche alla volta (un paio, non di più). Quando vedete che la colorazione è ideale scolatele con un mestolo forato e lasciatele a asciugare su abbondante carta da cucina. Spolverizzatele con abbondante zucchero a velo e servitele subito, oppure quando sono fredde. Anche in questo caso accompagnatele con un buon bicchiere di Malvasia Passito o un Moscato d’Asti e la festa sarà assicurata. Per ulteriori informazioni potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, oppure contattandoci allo 0521 980 161 o scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Esame olfattivo: essenziale per riconoscere un buon vino

Esame olfattivo: essenziale per riconoscere un buon vino

È dimostrato che l’uomo alle sue origini, anche a causa del portamento non eretto, utilizzava l’olfatto come principale guida, attitudine perduta con l’acquisto della posizione eretta che aumentò l’utilizzo degli altri sensi. Questo, però, non significa che l’olfatto non abbia una grande importanza ancora oggi ed è proprio questo senso che contribuisce in modo preponderante a distinguere il buono dal cattivo, il profumo dalla puzza. Attraverso i collegamenti nasali (diretti ed interni) attraverso l’olfatto raggiungiamo quella zona del cervello dove risiedono le emozioni ed è, proprio per quello, che spesso abbiniamo un odora ad un accadimento del passato. Nel campo enologico l’esame olfattivo ha una grande importanza ed è molto importante che il degustatore si avvicini a questa analisi con predisposizione a esprimere e ricercare valutazioni oggettive e non soggettive. Inoltre l’esame non deve essere condotto attraverso la ricerca a priori dei difetti o degli inconvenienti, ma tramite la valutazione reale delle caratteristiche intrinseche del prodotto. L’analisi olfattiva, così come tutte le analisi organolettiche, ci consente di trovare la corrispondenza delle espressioni trovate con il terreno, con l’ambiente pedoclimatico nel suo insieme, il vitigno, la resa, lo stato evolutivo, i processi di cantina e le temperature di servizio. Oggi, con le tecnologie che si perfezionano continuamente, è difficile riscontrare nel vino difetti quasi sempre presenti fino a qualche tempo fa, ma rimangono alcuni difetti che solo l’olfatto, al momento, è in grado di individuare. Il difetto del sentore di tappo (TCA tricloroanisolo, rappresentato da un fungo, l’Armillaria mellea, parassita della quercia del sughero) che conferisce l’odore di carta bagnata, pelliccia bagnata o cantina umida. Non è possibile eliminarlo e si deve cambiare la bottiglia di vino. L’odore di feccia, misto tra il marcio e l’aglio, talvolta tipicamente odore di sudore, causato dal contatto protratto nel tempo con fecce non pulite. È talvolta possibile eliminarlo ossigenando il vino (agitandolo nel bicchiere o utilizzando il decanter). I composti solforati SO2 (anidride solforosa), naturalmente prodotti dall’attività metabolica dei lieviti che, fino ad una certa soglia e per determinati tipi di prodotto, possono contribuire positivamente al quadro aromatico dei vini. L’eccesso, eventualmente aggiunto per la conservazione, si può eliminare con l’ossigenazione. I brettanomiceti, lieviti che si sviluppano facilmente nel legno delle botti male igienizzate. Il sentore principale è quello di stallatico. Alcuni ritengono che questi sentori diano forza al vino. Sentori di chiuso, tipici, ma non solo, di vini con lunghi invecchiamenti. È possibile ridurli con l’ossigenazione del vino. Alla base di tutte queste considerazioni dobbiamo tenere presente che sappiamo riconoscere solo quello che conosciamo e, in altre parole, sappiamo evocare solo quello che abbiamo memorizzato e immagazzinato nella nostra memoria. Di conseguenza dobbiamo far tesoro delle nostre esperienze quotidiane e delle sensazioni suscitate dall’olfatto per ottenere un file mnemonico importante e sempre aggiornato. Dobbiamo allenarci, come già detto, nel riconoscimento della soglia di percezione e di riconoscimento. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Le frittelle di riso, un tuffo nel passato

Le frittelle di riso, un tuffo nel passato

Certi sapori, certi profumi ci riportano a quell’infanzia spensierata delle giornate di festa a casa o quando si andava al Luna Park che – allora – era veramente un evento. Oggi tutto è alla portata di tutti (o quasi) e anche in cucina i piatti non sono più legati a singoli eventi (basti pensare al Natale). Però certi profumi continuano a rimandare la nostra mente ad immagini fissate in essa in modo indelebile. Pensate al profumo delle frittelle di riso e alle fredde giornate invernali oppure l’essere coinvolti tra i mille colori e i suoni del Luna Park, quando ancora erano in città e non confinati in aree prive di storia. Un peccato di gola e, anche, un piatto semplice e povero, di quelli che vengono dalle tradizioni popolari. Delta del Vino, in queste fredde giornate invernali, vuole regalarvi la ricetta e farvi tornare la voglia di “profumare” la casa, per la gioia di grandi e piccini. Pochi, semplici ingredienti e una semplice preparazione che per 6-8 persone richiede: 500 g. di riso Carnaroli ½ l. di latte 6 cucchiai di zucchero semolato 1 limone non trattato 3 uova 2 tuorli 3 cucchiai di farina lievito in polvere 70 g. di uvetta (facoltativa) olio per friggere zucchero a velo Per prima cosa bisogna far cuocere il riso in una pentola nella quale avrete messo mezzo litro di acqua fredda, il latte, lo zucchero, il riso e il limone tagliato a fettine. Far cuocere per 20 minuti a fiamma moderata, mescolando continuamente. Per chi volesse aggiungere l’uvetta lo deve fare poco prima di togliere il tutto dal fuoco, dopo che la stessa è stata fatta ammorbidire in acqua tiepida per una decina di minuti. Passato il necessario tempo di cottura ritirare dal fuoco il composto per trasferirlo in un contenitore, avendo la cura di togliete le fettine di limone. Una volta raffreddato il riso si aggiungono la farina, le tre uova intere e i due tuorli più un pizzico di lievito. Amalgamando tutto con cura si potrà aggiungere eventuale farina nel caso il risultato sia ancora troppo liquido. In un’ampia padella mettete a scaldare dell’olio per frittura e aggiungete il composto a cucchiaiate. Le frittelle devono galleggiare, se tendono ad andare verso il fondo significa che l’olio non è sufficientemente caldo. Una volta che sono belle dorare (non fatene troppe per volta) ritiratele con l’aiuto di una schiumarola e disponetele su carta assorbente per togliere l’olio in eccesso e spolveratele con zucchero a velo e servitele ben calde. La festa è assicurata. Come tocco finale offrite ai più grandi un buon bicchiere di Malvasia Passito o un Moscato d’Asti e la giornata sarà ancora più piacevole. Per ulteriori informazioni potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, oppure contattandoci allo 0521 980 161 o scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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I vini biologici e biodinamici premiati dai consumatori informati e consapevoli

I vini biologici e biodinamici premiati dai consumatori informati e consapevoli

In questi anni dove sia il rilancio che la qualità dei vini italiani sta avendo i meritati e logici successi c’è un altro aspetto da non sottovalutare, che riguarda il sempre più crescente settore dei vini biologici e biodinamici. La richiesta, sempre crescente da parte di consumatori informati e consapevoli, ha favorito il continuo crescere e il perfezionamento da parte delle aziende produttrici di vino biologico per soddisfare la richiesta di un mercato che cerca vini facili da bere, possibilmente di vitigni autoctoni e, preferibilmente, di bassa gradazione. Ma senza tralasciare la ricerca della qualità, in abbinamento con il rispetto per la natura e la drastica diminuzione di sostanze chimiche e pesticidi, che sta determinando un’importante crescita sia produttiva che delle vendite con un ritmo doppio rispetto agli altri segmenti. Non una moda passeggera, quindi, ma una scelta che sta imponendo alle aziende di trasformare coltivazione e produzione sempre più orientata ai vini naturali, senza – ovviamente – che ne risenta la qualità che, al contrario, sta contribuendo a migliorare la proposta che il mercato del vino italiano sta offrendo al pubblico mondiale per accontentare il wine lover, sempre più preparato, capace di giudicare la qualità di ciò che beve, grazie anche alle informazioni – ormai veramente tante – che si possono trovare su pubblicazioni o in rete. Comunicazione che, se ben sfruttata, può diventare sempre più arma a favore del mercato italiano, e ne è una chiara testimonianza l’evoluzione degli orange wine, grande moda del momento. Non parliamo, invece, di moda con i vini biologici e biodinamici perché alla base di questa scelta non c’è solo quella gustativa ma, principalmente, quella filosofica per un costante e continuo ritorno a prodotti naturali e di qualità. Anche Delta del Vino, da sempre, sta attenta alla scelta dei produttori, premiando coloro che hanno accettato la sfida, inizialmente difficile, di trasformare la propria produzione lavorando sulla cura del terreno e della produzione dei propri vini, con risultati che testimoniano che la scelta fatta è quella giusta. Per ulteriori informazioni potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, oppure contattandoci allo 0521 980 161 o scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Il ragù alla bolognese, così come lo faceva la nonna

Il ragù alla bolognese, così come lo faceva la nonna

Ci sono dei piatti che hanno dei legami particolarmente stretti con alcune fondamentali figure della nostra famiglia, ad esempio la nonna. Quando sentiamo il profumo del ragù, quando lo vediamo borbottare nella pentola e quando, finalmente, lo possiamo gustare accompagnato da delle tagliatelle rigorosamente fatte in casa o nelle lasagne, la figura della nonna in molti di noi ritorna prepotentemente e dolcemente alla ribalta. Perché come lo faceva nonna il ragù non lo faceva nessuno, e questo valeva in ogni casa. Da bambini si “litigava” difendendo l’operato della propria di nonne e, addirittura, in alcuni casi anche all’interno della famiglia stessa c’era la nonna più brava a fare il ragù. Solitamente, per par condicio, l’altra nonna eccelleva in un altro piatto. Ma qual è il segreto di questo ragù, cosa c’è di tanto differente tra l’uno e l’altro? Poco o nulla, è solo una questione di pazienza e di amore. Perché il ragù lo devi amare mentre lo prepari e devi aver pazienza, perché lui cresce piano, quasi fosse un nipotino. E – poi – ci vogliono gli ingredienti giusti, che per 4 persone sono: 250 g. di lombo di maiale macinato 350 g. di muscolo di manzo macinato (metà cartella e metà scanello) 1 cipolla ½ costa di sedano 1 carota 150 g. di pancetta tesa ½ bicchiere di vino bianco secco 1 bicchiere di latte intero 400 g. di passata di pomodoro 2 cucchiai di concentrato di pomodoro olio extravergine di oliva 1 noce di burro sale grosso pepe La preparazione di questo tipico piatto della tradizione emiliana è simile al ragù alla napoletana, ma si differenzia dalla tipologia delle carni scelte e dal fatto che devono essere macinate e non a pezzi come nella tradizione partenopea. In entrambi i casi, però, è necessaria una lunga cottura a fuoco bassissimo e tanto, tanto amore. Si inizia col preparare il soffritto a base di cipolla, carota e sedano che vanno tritati finemente e fatti appassire lentamente in una casseruola dal fondo pesante nell’olio e nel burro. Si aggiunge, dopo, la pancetta tagliata a cubetti e, dopo un paio di minuti le carni macinate che vanno fatte rosolare a fiamma alta sgranandole con cura con un cucchiaio. Si sfuma col vino bianco lasciando evaporare e, quando sarà svanito l’odore di alcol, si aggiunge il latte, lasciando assorbire a fiamma media, tenendo mescolato salando e pepando a piacere. È il momento di aggiungere la passata di pomodoro e il concentrato, mescolando sempre per amalgamare e portando a bollore. A questo punto bisogna abbassare al minimo la fiamma e trasferire sul fuoco più piccolo coprendo, senza sigillare, e lasciare andare per almeno 2 ore o più. Otterrete, così, un perfetto ragù alla bolognese che si avvicinerà a quello della nonna, anche se – sicuramente – il suo sarà stato più buono, perché la nonna è sempre la nonna. Servitelo su della pasta all’uovo fatta in casa, come tagliatelle fatte in casa, o al forno, come cannelloni o lasagne e – ancora una volta – un piatto semplice saprà trasformare la vostra giornata. Come vino vi consigliamo di abbinarlo a un buon Lambrusco o Gutturnio per restare a vini regionali, ma perfetti sono anche Chianti, Pinot Nero, Valpolicella o Barbera d’Asti. Per ulteriori informazioni potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, oppure contattandoci allo 0521 980 161 o scriverci una email ai recapiti che trovate qui...

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“Giochiamo” a fare i sommelier, ecco attrezzi e strumenti necessari

“Giochiamo” a fare i sommelier, ecco attrezzi e strumenti necessari

Insomma, siamo sinceri, in ognuno di noi c’è (fortunatamente) una parte che è rimasta bambino, la quale ci permette di voler “giocare”. Tutti abbiamo avuto l’occasione di vedere un sommelier professionista all’opera e il voler copiare – quasi giocando – i gesti di costui, per un appassionato di vino, è quasi normale. Perché il vero appassionato non si limita ad aprire una bottiglia di buon vino, versarlo in un qualunque bicchiere per ingurgitarlo come fosse acqua fresca. Il vero amante lo vuole gustare nella sua totalità, come meritano le opere d’arte. Il ruolo del sommelier ha sempre maggiore importanza e sta conquistando anche semplici appassionati che vogliono approfondire le tecniche di degustazione, spesso usufruendo dei tanti corsi organizzati in merito. Il corretto svolgimento delle funzioni di sommelier prevede l’utilizzo di particolari strumenti il cui impiego fa sì che, talvolta, vengano enfatizzate alcune fasi del servizio. Fanno parte degli attrezzi necessari: il tastevin (di fatto sostituito dal bicchiere di degustazione), il cavatappi, il cestello portabottiglia, la caraffa da decantazione, la pinza, il tappo stopper, il termometro a lettura rapida, il secchiello, il carrello dei vini e una serie di attrezzi diversi secondo il vino da servire. Conosciamo brevemente alcuni degli oggetti maggiormente utilizzati: Il Tastevin E’ una piccola tazza, generalmente in argento o metallo argentato, dotata di un manico a forma di anello su cui si trova il poggiadito. All’interno c’è una grande parte laterale con 8 grandi perle concave necessarie per l’esame visivo dei vini rossi, mentre dall’altro lato ci sono le nervature, sempre concave ma allungate, per l’esame visivo dei vini bianchi, più trasparenti dei rossi. Al centro troviamo una grossa bolla di livello convessa e attorno ad essa 14 perline in rilievo per arieggiare velocemente il vino e favorire la liberazione dei profumi. Il tastevin si porta appeso al collo tramite una catenella argentata dalla quale si può staccare al momento dell’uso, anche se ormai il suo utilizzo è in disuso e resta, soprattutto, un simbolo della nobile professione del sommelier. Il bicchiere da degustazione Il bicchiere da degustazione codificato ha una forma speciale, per consentire una perfetta analisi sensoriale del vino, con misure codificate dall’A.F.NOR. (Association Française de Normalilisation) e il materiale usato è vetro o mezzo cristallo. La bocca del bicchiere è più stretta rispetto al corpo in modo da dar sì che i profumi che escono siano concentrati verso il naso e immediatamente percettibili dal degustatore. Il cavatappi Anche se ci sono diverse tipologie di cavatappi quello professionale e codificato sempre dall’A.F.NOR. è quello che viene chiamato “cavatappi a leva”, costituito da una spirale metallica a vite alla quale è collegato un manico (provvisto di un coltellino per il taglio della capsula) La caraffa da decantazione La caraffa da decantazione viene utilizzata per separare il sedimento presente nella bottiglia, per evitare che le particelle solide finiscano nel bicchiere del commensale. La caraffa si può utilizzare anche per permettere un’adeguata ossigenazione del vino prima del consumo e, di conseguenza, una miglior liberazione dei profumi. La decantazione può avvenire anche per liberare eventuali sensazioni di “chiuso” o “ridotto” anche se, in questo caso, è più corretto parlare di caraffamento o di aerazione del vino. Infine, anche nel caso di vini spumanti metodo classico, si può utilizzare questo strumento per togliere l’eccesso di sovrapressione. Il cestello portabottiglie Questo cestello, chiamato anche “paniere a vino” è utilizzato per trasportare la bottiglia di vino invecchiato dalla cantina alla sala e per eseguire la decantazione. Permette di mantenere la bottiglia sollevata dal lato del collo in modo che gli eventuali residui solidi del vino rimangano sul fondo della bottiglia. Può...

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Lasagne al Salmone e zafferano, un classico della cucina emiliana stravolto ma gustosissimo

Lasagne al Salmone e zafferano, un classico della cucina emiliana stravolto ma gustosissimo

Un tempo il salmone affumicato era sulle tavole degli italiani solamente sotto le feste natalizie o nelle grandi occasioni, oggi – per fortuna – lo possiamo trovare quotidianamente nei nostri negozi di alimentari. Anzi, possiamo dire che, proprio per questo, ha perso quell’aura di importanza arrivando ad essere un piatto abbastanza comune come lo è sempre stato nei paesi del Nord Europa. Molto gustoso con solo un po’ di burro si presta, però, anche ad essere cucinato e la ricetta di oggi di Delta del Vino lo vede protagonista in sostituzione al celebre ragù di carne che è l’emblema principe delle lasagne alla bolognese. Le lasagne al salmone e zafferano sono un piatto bello da vedere e ottimo da gustare, inoltre è anche piuttosto facile la sua preparazione. Vediamo quali sono gli ingredienti necessari per preparare 4 porzioni: 250 g. di sfoglie all’uovo fresche 500 g. di ricotta vaccina 2 cipollotti 500 g. di salmone affumicato 700 ml. di besciamella 50 ml. di latte 2 bustine di zafferano olio extravergine di oliva pepe rosa sale Dopo aver mondato e affettato finemente i cipollotti fateli saltare in padella con poco olio e raccogliete in una ciotola la ricotta facendo scolare per bene il siero. Conditela con poco sale e aggiungete ad essa i cipollotti appassiti, mescolando con cura per poi mettere da una parte. In acqua leggermente salata sbollentate per pochi istanti le sfoglie di pasta all’uovo, uno o due alla volta, per poi estrarle con una schiumarola e stendetele su un canovaccio pulito e asciutto. Finita questa operazione preparate la besciamella classica lasciandola piuttosto densa e, in un pentolino, scaldate il latte senza portarlo a bollore e scioglietevi lo zafferano. Aggiungete, quindi, alla besciamella e continuate a mescolare con cura fino a quando non avrà assunto un bel color giallo uniforme. Ungete, a questo punto, con olio il fondo di una pirofila sulla quale stenderete un sottile velo di besciamella seguito da un primo stato di pasta che farcirete con qualche cucchiaiata di ricotta, un po’ si salmone spezzettato e un po’ di besciamella. Dopo aver aggiunto una spruzzata di pepe rosa ripete l’operazione per altre due volte almeno. Sul numero degli strati non c’è una regola ferrea, certo che più sono e meglio è. Infornate a 200° per circa 20 minuti e dopo aver sfornato lasciatele riposare per 15 minuti in modo che si assestino per bene e servitele ben calde. Un vino da abbinare a questo piatto potrebbe essere uno squisito Gavi ma, anche uno Chardonnay, un Prosecco o un Gewürtztraminer. Per ulteriori informazioni potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, oppure contattandoci allo 0521 980 161 o scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Arriva il vino “Orange”, scopriamo cos’è

Arriva il vino “Orange”, scopriamo cos’è

Gli enologi si sono inventati un nuovo vino? Non è proprio così, ma scopriamo cos’è questo “Orange” che si sta facendo largo nelle carte dei vini dei principali ristoranti e wine bar di tutto il mondo. Ormai si parla di quarto colore del vino, che si affianca ai ben noti rossi, bianchi e rosati ben conosciuti da tutti gli appassionati. In questi ultimi anni l’attenzione si sta spostando verso questa novità, che poi novità non è, ma il marketing strategico ce lo impone come tale. Si tratta di vini prodotti da bacche di uva bianca ma vinificati come fossero dei vini rossi che, quindi, fermentano e si affinano, anche per lungo tempo, sulle bucce dalle quali assumono il colore. All’estero vengono preferibilmente utilizzati termini come “macered” oppure “skin contact” per presentarli, conferendo una più elegante caratteristica a questi vini che, tra l’altro, non assumono tutti un colore arancio, ma vanno dal classico giallo paglierino al dorato, ambrato, ramato, ed è solo all’assaggio che capiamo che, invece, hanno una differente struttura e ricchezza aromatica. Come dicevamo, però, non hanno inventato l’acqua calda e nemmeno il vino arancione. Infatti, già 5.000 anni fa nelle regioni caucasiche si produceva vino macerandolo sulle bucce in grosse anfore interrate e, fino al Dopoguerra, anche in Italia si utilizzava questa tecnica, andata perduta con le innovazioni e le moderne tecniche di vinificazione, per tornare in auge alla fine degli anni Novanta soprattutto in Friuli, in quella zona al confine con la Slovenia ben nota come Collio goriziano, con la pregiata Ribolla Gialla. Possiamo considerare, quindi, Josko Gravner come un novello pioniere di questo tipo di vinificazione che si basa su un grande rispetto per la natura, eliminando la chimica che uccide i microrganismi che tengono vivo il terreno, e un ritorno al significato originario del vino. La prima cosa che affascina in questi vini è il colore, in grado di comunicare la lunga storia che hanno alle spalle, e i profumi che si differenziano da quelli a cui siamo abituati. In bocca troviamo l’eleganza, l’acidità e la freschezza dei bianchi e la complessa struttura dei rossi e si prestano ad abbinamenti anche azzardati, basta fare attenzione alla temperatura di servizio che non deve mai scostarsi dai 12-16°C. Oggi sono tanti i vigneron che si cimentano ad utilizzare questa tecnica, sia in Italia che Francia, Spagna e Stati Uniti i quali stanno sperimentando nuovi metodi produttivi, lasciando presumere che nel giro di pochi anni avremo delle nuove grandi eccellenze da scoprire. Teniamo gli occhi aperti. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Anche Delta del Vino protagonista in “Mappa dei Voli” di Paolo Manganelli

Anche Delta del Vino protagonista in “Mappa dei Voli” di Paolo Manganelli

Si intitola “Mappa dei Voli … sulla poetica di Pier Luigi Bacchini” la nuova esposizione pittorica di Paolo Manganelli, artista parmense, che si inaugura sabato 12 gennaio 2019 presso Chaos Art Gallery di vicolo al Leon d’Oro, 8 a Parma e con inizio alle ore 17,00. L’inaugurazione prevede una lettura poetica a cura di Lenz Fondazione ed interpretata da Sandra Soncini alla quale seguirà una degustazione proposta dallo chef Andrea Nizzi del Ristorante 12 Monaci e in collaborazione con Delta del Vino che, per l’occasione, proporrà alcuni dei vini della propria selezione. Sarà, quindi, la ghiotta occasione per il pubblico presente di fare un tuffo nelle arti tipicamente italiane, quali sono la pittura, la poesia e l’eno-gastronomia. L’evento – che beneficia del patrocinio dei Comuni di Noceto e Medesano e del supporto di Parma Per Le Arti e Fondazione Uccia Fieni – è l’occasione per scoprire le nuove opere del pittore Paolo Manganelli, un artista particolarmente apprezzato che ha fatto dell’Astrattismo e delle sue inevitabili evoluzioni moderniste il suo caratteristico segno fatto di linee e armonici colori, quasi fosse un mettere su tela un’opera sinfonica. In questa occasione sono state le poesie di Pier Luigi Bacchini ad aver ispirato l’artista nocetano, con le sue forme fluttuanti e policrome che spiccano, per vivacità e colore, sullo sfondo di un paesaggio primordiale. Opere d’arte che potranno essere ammirate presso gli spazi espositivi di CHAOS Art Gallery fino al 24 gennaio con orari da martedì al sabato 10,00-12,30/16,00-19,00, la domenica solo il pomeriggio (16,00-19,00), mentre il lunedì la galleria resta chiusa. La perfetta occasione per fare un tuffo nella cultura, sorseggiando ottimo vino. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Anche alla Befana piace il vino

Anche alla Befana piace il vino

Tempi duri per la vecchina con la scopa che porta i doni ai bambini buoni e il carbone a quelli più monelli (perché i bambini cattivi non esistono). “La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, con le toppe alla sottana, viva, viva la Befana!” recita una famosissima filastrocca che ci parla della simpatica vecchina che solca i cieli a cavallo della sua magica scopa per infilarsi nei comignoli e intrufolarsi nelle case e scendere a riempire di dolci le calze appese ai camini. Tempi duri dicevamo perché con i moderni riscaldamenti (termosifoni, pannelli solari, stufe a pellet) i camini non ci sono più o sono stati murati quindi la simpatica Befana come farà a raggiungerci? Mah, questo rimane un mistero, eppure lei ce la fa. Lei sa sempre come fare. Allora è giusto premiarla per i suoi sforzi. Lasciamo, quindi, anche un bicchier di buon vino vicino al piatto che la notte tra il 5 e il 6 di gennaio – tradizione vuole – venga messo sul davanzale di ogni casa, come piccolo dono per rendere più gradevole il suo duro e generoso lavoro notturno. E poi lo dicono anche altre filastrocche: “La Befana è una vecchina che col sacco si fa china, mangia arance e beve vino, porta i doni a un bambino. Poi all’alba si nasconde sopra i monti o tra le onde e ritorna un altro anno se non prende un gran malanno.” Siamo sicuri che la Befana apprezzerà tantissimo il vostro gesto, gusterà il vino che le farete trovare e, vedrete, che il prossimo anno non avrà malanni e tornerà puntuale nelle nostre case a riempire le nostre calze di simpatici doni. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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