Le malattie cardiovascolari da oggi si possono prevenire con il Taurisolo, ottenuto dalle vinacce

Le malattie cardiovascolari da oggi si possono prevenire con il Taurisolo, ottenuto dalle vinacce

Quando ci dicevano che il vino fa bene – che “fa sangue” – non era solo un detto popolare ma una verità assoluta perché il resveratrolo, contenuto anche nell’uva e nel vino, aiuta parecchio nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Il problema grosso è che per far sì che si concretizzi questo beneficio bisognerebbe bere 1,5 litri di vino ogni giorno e, anche se la notizia potrebbe rendere felice qualche persona, oggettivamente questo è un problema di non piccola dimensione, unito al fatto che buona parte di questa preziosa sostanza si perde durante la digestione non venendo, quindi, assorbita dall’organismo. Su questo ha operato il Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli, diretto da Ettore Novellino, che è arrivato a concretizzare questo beneficio eliminando tutte le controindicazioni causate dall’abuso di vino e racchiudendo il tutto in una pillola contenente la necessaria dose di resveratrolo e altre sostanze benefiche. Tale pillola è stata battezzata col nome Taurasolo perché sono fatte col resveratrolo estratto dalle vinacce di Aglianico che vengono usate per la produzione di Taurasi – un vino DOCG prodotto in provincia di Avellino – ma nulla vieta che non si possa utilizzare altri uvaggi. Queste pillole sono preparate dopo l’estrazione dalle vinacce del resveratrolo che viene racchiuso all’interno di sostanze zuccherine (maltodestrine) che ne facilitano l’assorbimento e dai test effettuati – prima sui topi e successivamente su 150 persone – è emerso che l’utilizzo di due compresse di Taurasolo al giorno ha benefici effetti sull’apparato cardiovascolare, favorendo la protezione dei vasi sanguigni e la riduzione di ben 50% delle sostanze “Tmao”, ovvero quelle che si accumulano nel sangue nutrendosi gli alimenti ricchi di proteine e grassi favorendo, perciò, l’aggregazione piastrinica e l’ostruzione dei vasi sanguigni. I ricercatori partenopei voglio allargare la platea degli utilizzatori effettuando un semplice test su una goccia di sangue che ci rivela il livello di Tmao nel sangue e, conseguentemente, individuare le persone che potrebbero essere inseriti gratuitamente nel “trial”, ricevendo la dose necessaria di farmaco per una terapia di 60 giorni e misurarne gli effetti. Il Dipartimento è, anche, aperto alla collaborazione con altre aziende e Consorzi del Vino di tutta Italia per la ricerca e lo studio al fine di migliorare sempre più questa esperienza e questo prodotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Giovedì gnocchi, al radicchio e zafferano van bene tutti i giorni

Giovedì gnocchi, al radicchio e zafferano van bene tutti i giorni

Un detto popolare, che deriva dalla tradizione tipicamente italiana, dice esplicitamente che il giovedì è il giorno per gli gnocchi. “Giovedì gnocchi, venerdì pesce e sabato trippa” era la frase completa che stabiliva una sorta di regola in cucina che aveva, nell’immediato dopoguerra, una sua logica ben precisa dove, con pochi soldi, si dovevano riempire i piatti coi pochi prodotti a disposizione e, allo stesso tempo, dare un equilibrio calorico. Gli gnocchi servivano per sopperire al totale digiuno dalla carne del venerdì dettato dal precetto religioso, un tempo molto rispettato dalle famiglie italiane. Oggi non è più così e ci è concesso mangiare qualsiasi cosa e, soprattutto, abbiamo la possibilità di farlo, coi mercati che strabordano (anche troppo) di alimenti provenienti da ogni angolo del Continente. L’odierna ricetta proposta da Delta del Vino ci illustra come poter servire un bel piatto di fumanti e cremosi gnocchi al radicchio e zafferano, piatto gustoso e allo stesso tempo semplice da preparare. Gli ingredienti per preparare 4 porzioni sono i seguenti: 1 Kg. Di gnocchi fatti in casa 1 cespo di radicchio 1 bustina di zafferano 50 g. di Parmigiano-Reggiano 2 cucchiai di panna burro olio sale La prima cosa da fare è preparare gli gnocchi con la tradizionale ricetta a base di patate (1 Kg), che lesserete al vapore per circa 30 minuti e, dopo averle scolate, le passerete ancora calde nello schiacciapatate. Impastate con la farina (g. 200), 1 uovo e un pizzico di sale fino ad ottenere una pasta omogenea e soffice. Quando l’impasto è pronto si devono formare dei lunghi rotolini dello spessore di un dito che taglierete a pezzetti di circa 2 cm ognuno e che passerete sul rovescio della grattugia premendoli delicatamente con l’indice dando, così, la tipica forma “cattura sugo”. A questo punto potete concentrarvi sul condimento e in un tegame scaldate due cucchiai di olio con una noce di burro e, dopo averlo tagliato a listarelle, fatevi appassire il radicchio. Aggiungete la panna e lo zafferano, precedentemente diluito in acqua tiepida, salate e portate a cottura per 20 minuti. Quando il condimento è pronto non dovrete fare altro che lessare gli gnocchi in abbondante acqua poco salata e, quando vengono a galla, ritirateli col mestolo forato facendoli sgocciolare e uniteli al condimento facendoli saltare per mezzo minuto a fuoco vivo. Non resta che mettere il tutto nel piatto di portata e cospargerli con abbondante Parmigiano grattugiato e servire a tavola ben caldi. Come abbinamento diciamo che ci si può sbizzarrire passando senza problemi da delle buone bollicine come un Franciacorta a un bianco come il Pecorino DOCG, senza disdegnare un buon rosso come il Teroldego Rotaliano. Buon appetito e ricordate sempre che se avete necessità di informazioni potete telefonarci allo 0521 980 161 oppure scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Perché acquistare vino al telefono? Perché no se chi chiama è Delta del Vino?

Perché acquistare vino al telefono? Perché no se chi chiama è Delta del Vino?

Lo sappiamo molto bene anche noi, le chiamate dai call center sono una grande scocciatura e, a volte, pure truffaldine. Ma ci sono anche grandi occasioni, dipende sempre da chi c’è dall’altra parte della “cornetta”. Un po’ come gli incontri che si fanno per strada; può nascere l’amore, ma può esserci un pericolo. Bisogna saper stare attenti, ma sarebbe sbagliatissimo chiudersi in una stanza blindata e impedirsi i vari contatti umani. Delta del Vino ha da sempre preferito effettuare le proprie vendite prediligendo il contatto telefonico, oggettivamente il più umano dopo quello personale. Lo facciamo consapevoli di poter dar fastidio in un primo tempo ma, anche, con la certezza che vogliamo rispettare in toto la privacy della persona che ci risponde. Ci piace poter presentare il nostro lavoro, la nostra passione per il vino, fatta di costante e continua ricerca di quel produttore o di quella cantina che – come noi – ha un amore sconfinato per il buon vino, per come viene prodotto iniziando dall’allevamento (sempre più biologico e rispettoso della natura) fino all’imbottigliamento e alla conservazione. Il vino regala nell’arco della giornata e, soprattutto, nei grandi momenti attimi di gioia impagabili. È anche attraverso la nostra telefonata che vogliamo trasmettervi tutto ciò, perché chi vi chiama non è il classico call center pagato per fare la vendita con tecniche studiate per ottenere un risultato, ma è una persona che il vino lo ama per davvero e, forse, non ha la giusta tecnica per fare una telefonata commerciale, ma ha tanto cuore per proporre quello che secondo le proprie sensazioni merita di essere conosciuto. Magari sbagliamo nel dare così importanza ancor oggi al rapporto umano, ma noi di Delta del Vino siamo fatti così, come il vino che vogliamo sempre proporvi, cercando di rispondere alle vostre richieste di informazioni e consigli che riceviamo sia telefonicamente ma, anche, via email. Ci piace instaurare un buon rapporto coi nostri clienti e dialogare con loro anche quelle volte che non comprano nulla. Ecco, ci siamo presentati a chi ancora non ci conosce. Se volete approfondire e volete informazioni sui prodotti che fanno parte della selezione Delta del Vino, siamo sempre pronti a darvi consigli per gli acquisti. Potete telefonarci allo 0521 980 161 oppure scrivere una mail all’indirizzo che trovate qui sotto e navigate sul nostro sito sempre aggiornato con news, presentazione di vini, consigli e tante ricette. Delta del Vino, il telefono amico… del vino. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Dalle tradizioni popolari la Crema Fritta, da leccarsi le dita

Dalle tradizioni popolari la Crema Fritta, da leccarsi le dita

A Bologna non può mancare, ma anche nelle Marche è un must, così come in Veneto dove chiude degnamente i migliori pranzi, soprattutto nel periodo di Carnevale. La crema fritta viene servita in varie regioni d’Italia, chi la propone come antipasto, chi – come a Bologna – insieme a un corposo fritto misto, chi come dessert. Qualsiasi sia la collocazione il risultato è sempre lo stesso: finisce in un baleno. Perché è buona e piace sia ai grandi che ai piccini. La preparazione è abbastanza semplice, unico accorgimento saper aspettare che la crema sia completamente fredda prima di friggerla, quindi calcolate i tempi per la preparazione altrimenti potreste fare un disastro. Gli ingredienti necessari per la preparazione indicativamente per 4 persone sono i seguenti: 500 ml di latte intero 3 Tuorli per la crema e 2 uova per l’impanatura 100 g. di zucchero 40 g. di amido di mais (Maizena) 40 g. di farina 00 scorza di limone grattugiata 1 baccello di vaniglia Pangrattato Olio di semi di arachide Per preparare la crema fritta bisogna iniziare con la preparazione di una buona crema pasticcera aprendo, per prima cosa, il baccello di vaniglia nel senso della sua lunghezza per estrarne i semi che metteremo nel composto, mentre il baccello stesso servirà per aromatizzare il latte. Se abitate vicino ad un caseificio e riuscite ad averlo appena munto (che filtrerete e farete bollire con cura) il risultato sarà fantastico, altrimenti potete ridurre il latte a 400 ml e aggiungere i restanti 100 ml di panna fresca. Mentre il latte si scalda col baccello al suo interno (attenti a non farlo arrivare al bollore) in una ciotola sbattete i tuorli con lo zucchero con una frusta e quando il composto sarà ben amalgamato aggiungete i semi di vaniglia e, setacciando, l’amido di mais e la farina mescolando con cura per incorporare bene il tutto. Eliminate il baccello dal latte e prelevatene un mesto da aggiungere al composto e stemperate con cura il tutto e, una volta pronto, versatelo nel tegame con il restante del latte lasciando addensare, sempre mescolando con la frusta, a fuoco dolce. Quando la crema avrà una consistenza piuttosto compatta stendetela su una teglia (la dimensione in base al numero di porzioni che volete preparare, in questo caso 22 x 22 cm è ideale) che avrete ricoperto con pellicola trasparente, stendendola con cura ottenendo uno spessore di almeno 2 cm. Livellate bene la crema con una spatola e lasciatela raffreddare in luogo fresco e asciutto senza coprire. Quando la crema sarà bella fredda adagiatela su un tagliere dove, con un coltello affilato, la potrete tagliare a cubetti o a losanghe a vostro piacimento. Passate, infine, ogni quadretto nel pangrattato, poi nell’uovo sbattuto e, ancora, nel pangrattato. In una capace pentola scaldate per bene l’olio di semi d’arachide e friggete i bocconcini (pochi per volta) fino a che saranno dorati e scolateli con una schiumarola deponendoli su della carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso. Serviteli ancora caldi meritando gli applausi che, sicuramente, non mancheranno. Come vino da abbinare dipende se lo servite come antipasto o come dolce, senz’altro i vini più adatti sono il Moscato d’Asti DOCG, la Malvasia Passito DOC, oppure un buon Franciacorta Brut DOCG che – ovviamente – fanno parte della selezione Delta del Vino, sempre pronta a darvi consigli per gli acquisti telefonando allo 0521 980 161 oppure scrivendo una mail all’indirizzo che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo...

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Che fare se abbiamo bevuto troppo e siamo ubriachi

Che fare se abbiamo bevuto troppo e siamo ubriachi

Non dovrebbe mai accadere, soprattutto se siamo veri amanti del vino, però – a volte – è capitato (pensiamo a tutti almeno una volta nella vita) di aver esagerato, di essere andati oltre quel limite che ci imponiamo e che conosciamo bene come soglia massima delle nostre bevute. Varie sono le motivazioni, solitamente la buona compagnia e la buona cucina sono “complici” in questo nostro eccedere, poi la stanchezza, il caldo e tante altre variabili ci fanno commettere quell’errore che pagheremo “salato” il giorno dopo. La “sbronza” colossale è stata protagonista in tanti romanzi (basta leggere un qualsiasi libro di Charles Bukowski), in film nei testi delle canzoni, ma quando tocca a noi il risultato è sempre drammatico, oltre ad essere pericoloso. Come fare, quindi, per tornare sobri quanto prima evitandosi le complicanze del giorno dopo? Delta del Vino – oltre ad insistere sul concetto che il vino va gustato senza abusare di esso – vuole darvi alcuni consigli su cosa fare e, invece, quali tattiche errate (spesso ritenute efficaci) evitare. Ovviamente il primo accorgimento è quello di smettere immediatamente di bere appena ci si accorge di aver superato la soglia limite. Il nostro organismo metabolizza ogni drink che consumiamo nel giro di un’ora, ovvero se abbiamo bevuto 2-3 bicchieri in un’ora ne occorreranno 2-3 per elaborarli e assimilarli completamente. Molto utile è passare a una “cura dell’acqua” bevendone un 250 ml per ogni drink o bicchiere che si è bevuto. È molto utile anche bere un bel bicchiere di acqua prima di coricarsi e, considerato che l’alcool stimola la diuresi e può ridurre la concentrazione corporea di sale, possiamo aggiungerne un poco all’acqua che beviamo. Anche del cibo potrebbe essere utile evitando, ovviamente, cibi grassi e pesanti. Qualcosa di sano come uova strapazzate, pollo, latte, un panino al tacchino e un succo fresco aiutano ad accelerare l’assorbimento dell’alcool in corpo. Anche un rapido riposino di mezz’ora può servire per recuperare la sobrietà, una volta consumati acqua e cibo anche perché il tempo è l’unica cura veramente efficace contro la sbornia. Al contrario di quanto si pensa, invece, la classica doccia fredda non è per nulla indicata. Anche se si può avere una sensazione di sentirsi più svegli il freddo rischia di innescare uno stato di shock per nulla utile al nostro fisico. Stesso discorso vale per l’utilizzo del caffè che, anch’esso regala una sensazione di maggior attenzione, ma non fa smaltire la stanchezza e tantomeno abbassa l’alcolemia. Causa, invece, disidratazione col risultato di peggiorare i postumi della sbornia. C’è chi, addirittura, pensa di risolvere il problema inducendo il vomito. Questa tattica, oltre ad essere alquanto fastidiosa, non riduce il tasso alcolico poiché è già stato assorbito dall’organismo ed è troppo tardi per rigettarlo e, inoltre, con questa tecnica si aggrava lo stato di disidratazione. Molto utile sarebbe mangiare alimenti ricchi di carboidrati prima di iniziare a bere (soprattutto in quei casi che si passa una nottata in un locale dove i superalcolici la fanno da padrone). Questi cibi – vedi latticini e i prodotti ricchi di grassi che rivestono le mucose gastriche riducendo il tasso di assorbimento dell’alcool – possono aiutare, anche se l’autocontrollo facendo pause e intervallando con acqua e, soprattutto, evitando di mescolare diverse tipologie di bevande sono senz’altro la forma migliore per evitarsi grossi – a volte tragici – dispiaceri. Bere è un piacere, non deve diventare un tormento. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Aspettando l’autunno: Filetto di maiale avvolto nel pane alle noci

Aspettando l’autunno: Filetto di maiale avvolto nel pane alle noci

Nonostante l’estate sia ancora saldamente sulle nostre regioni, mentalmente iniziamo a prepararci all’arrivo dell’autunno. Le scuole iniziano a ricominciare il loro ciclo di lezioni, si saluta la coda delle vacanze estive e in cucina basta piatti freddi e si ritorna ad accendere fuochi e forni. Cambiano i profumi e cambiano i colori, i verdi ingialliscono e nelle vigne è iniziata la vendemmia. Allora prepariamoci ad accogliere al meglio l’autunno con una nuova ricetta che Delta del Vino vi consiglia e illustra dove avremo come protagonista il filetto di maiale, ovvero la parte magra del maiale. Un taglio economico e particolarmente versatile che può essere la base di tante vostre proposte culinarie. Nella ricetta odierna lo rivestiremo con un pane che prepareremo e che cuocerà assieme al filetto. Ecco gli ingredienti necessari per la preparazione: Un filetto di maiale intero 25 gherigli di noce Prosciutto crudo Aglio Senape Olio extravergine di oliva 400 gr. Pasta per pane (preparata da voi oppure pronta) 1 Tuorlo d’uovo Pangrattato Rosmarino Timo Sale e pepe La prima cosa da fare è dare una forma equilibrata al filetto eliminando la coda. Salate, pepate e cospargete il filetto con un po’ di senape (a voi la scelta in base ai vostri gusti) e passate il tutto nel pangrattato in modo che in cottura assorba un po’ di umidità e rosolatelo con l’olio extravergine di oliva, al quale avrete aggiunto l’aglio e il rosmarino, a fuoco vivo in una padella capace profumando con qualche foglia di timo. A questo punto potete preparare il “vestito” per il filetto stendendo la pasta per il pane a formare un rettangolo di uno spessore di circa 8 mm. Tritate grossolanamente le noci, mantenendone alcune un po’ più grosse per la guarnizione esterna. Disponete sulla pasta alcune fette di prosciutto e adagiatevi il filetto che avvolgerete con cura con la pasta di pane rimboccando anche le due estremità a formare un pacchetto sigillato. Fate delle piccole incisioni sulla superficie che, successivamente, spennellerete col tuorlo d’uovo sbattuto con un goccio di acqua. Aggiungete i gherigli che avete tenuto da parte e lasciate riposare il tutto per 10 minuti prima di infornare per circa 30 minuti a 190°. A cottura terminata lasciate riposare alcuni minuti e servite caldo tagliando il tutto a fette di uno spessore di qualche centimetro. Come vino da abbinare, nonostante anche un buon bianco non sfigurerebbe, per una cena di un certo livello vi consigliamo di accostare a questo piatto un buon rosso come, ad esempio, un D.O.C. come il Lacrima di Morro d’Alba o va sempre bene un Chianti Classico DOCG che, ovviamente, potete trovare nella selezione di Delta del Vino. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Addio a Severino Garofano, l’enologo che rese grandi il Salento e il Negroamaro

Addio a Severino Garofano, l’enologo che rese grandi il Salento e il Negroamaro

Se n’è andato la scorsa settimana, all’età di 83 anni, il grande enologo Severino Garofano, uno dei pionieri dell’enologia salentina. Arrivato in Puglia dalla natia Irpinia nel 1957 Garofano seppe trasformare il Negroamaro da vino da taglio soprattutto per i produttori del Nord al vino di qualità che tutti conosciamo. Grazie a lui la Puglia ha scoperto i propri valori e l’orgoglio del terroir. Non solo il Negroamaro deve a questo grande enologo la propria fortuna ma, anche, il Rosato che a quelle latitudini è figlio suo, così come il Graticciaia e il Patriglione, piccole gemme uscite dalla sua cantina Agricole Vallone. Non era facile togliere dai pasticci quei poveri contadini pugliesi che proprio nel giorno dell’arrivo di Garofano in terra salentina misero in atto una rivolta a San Donaci (Brindisi), esasperati dal crollo del prezzo delle uve e che vide la polizia locale sparare e uccide tre giovani e disarmati coloni sommersi dai debiti. La chiamano la “Guerra del Vino” ed è ancora vivo il ricordo a oltre sessant’anni da quel terribile 9 settembre 1957. Arrivato in piena sospensione della vendemmia Garofano ha iniziato a lavorare duramente in quelle terre rifiutando le tante richieste giunte da ogni dove poiché in quelle terre vide la possibilità di poter esprimere al meglio la sua grande passione per il vino, nata tra i filari della scuola in collina di Tuoro Cappuccini, in una regione ancora tutta da scoprire e dalle grandi potenzialità per i suoi vini di qualità non ancora conosciuti. Grazie a lui, quindi, le uve prelibate della Puglia hanno smesso di essere ancelle della grandi produzione del Nord, acquisendo col tempo una propria e sempre crescente dignità e fama. Questa avventura – in un bistrattato Mezzogiorno laborioso – ha permesso a Garofano di aggiudicarsi il prestigioso premio Veronelli nel 2007, a coronamento di una intera vita dedicata alla sua grande passione: il buon vino. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Dal lontano confine tra Messico e Texas un piccante Chili con Carne, re della cucina Tex-Mex

Dal lontano confine tra Messico e Texas un piccante Chili con Carne, re della cucina Tex-Mex

La ricetta di oggi proposta da Delta del Vino arriva direttamente da quel confine dove gli Stati Uniti incontrano il Messico su quel confine che spesso abbiamo visto nei film. Questa zona prende il nome Tex-Mex che è un’abbreviazione della Texas-Mexican Raiway, la prima linea ferroviaria che univa i due Stati confinanti, ma che a partire dal 1963 l’Oxford English Dictionary lo inserì nel proprio vocabolario riferendosi al tipo di cucina che si poteva trovare in quelle zone statunitensi, ben differente da quella tipica messicana che sapeva trascendere le differenze di classe trattando il cibo dei poveri con lo stesso rispetto di quello dei ricchi. La cucina Tex-Mex si basa su ingredienti principalmente poveri, come la farina di mais molto utilizzata per la preparazione di tacos, nachos, burritos e tortillas, e con un grande utilizzo di verdure, quali peperoni (dolci e piccanti), pomodori, patate, insalata, cipolle e i fagioli. Ma è la carne la vera regina della cucina, anche grazie al fatto che ci troviamo nei territori dei grandi allevamenti, soprattutto di bovini e il Chili con Carne è, sicuramente, il piatto più conosciuto e diffusissimo in tutto il Sudovest americano ma, ormai, possiamo dire che abbia varcato i confini e lo troviamo anche nella “vecchia” Europa. Si tratta di uno stufato di carne sminuzzata (“di qualsiasi animale, basta che abbia quattro zampe”, secondo i pionieri) che viene cotta lentamente insieme al peperoncino piccante (jalapeño), la cui dose può variare dall’infuocato all’infernale. Ogni Contea e ogni ranch hanno la loro “vera” versione di chili, con o senza fagioli, ma tutti sono d’accordo nell’usare carne tritata a mano, con un coltello affilatissimo, perché non vada perso un solo goccio degli umori naturali. Le quantità degli ingredienti sono comunque indicative e servono ad incoraggiare la creatività del cuoco, specialmente quando si tratta del peperoncino. Ecco cosa serve per 6 persone 1 Kg di polpa di manzo in un solo pezzo 1 cucchiaio di farina 1 cucchiaino di origano 1 cucchiaino di paprica dolce 1 cucchiaino di pepe di Caienna o 1-2 peperoncini freschi piccanti verdi o rossi 1 presa di cumino in polvere 1 grossa cipolla 2 spicchi di aglio 2 cucchiai di olio di oliva 500 g. di pomodori pelati 1 dado per brodo di manzo (ma se avete il brodo fatto in casa è sempre meglio) Tabasco (facoltativo) 1 cucchiaino di maizena sale e pepe Con l’aiuto di una mannaia o di un coltello da macellaio molto affilato ricavate dal pezzo di manzo delle fettine il più sottile possibile. Riducete le fettine a striscioline e queste – a loro volta – a un trito di dadini piccolissimi, quindi trasferite la carne in una ciotola o in un piatto. In un’altra ciotola mescolate la farina, l’origano, la paprica, il pepe di Caienna o i peperoncini freschi tritati e il cumino che poi unirete alla carne. Con un coltello tritate grossolanamente la cipolla e gli spicchi d’aglio, quindi fateli soffriggere nell’olio, possibilmente in una casseruola di coccio. Quando saranno dorati, unite la carne e fatela rosolare a fuoco vivace, mescolando bene con un cucchiaio di legno. Aggiungete, ora, i pomodori pelati e spezzettati e 2,5 litri di brodo di carne. Portate a bollore, quindi lasciate cuocere a fuoco basso per almeno 1 ora e mezza, regolando di sale e pepe e – se volete – aggiungendo qualche goccia di Tabasco a piacere. Se si vuole servire il Chili come minestra basta allungarlo con altro brodo o solamente con acqua calda, altrimenti può diventare un secondo piatto molto gustoso unendo la maizena sciolta precedentemente in acqua e facendo cuocere per altri 10...

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Settembre, tempo di vendemmia

Settembre, tempo di vendemmia

Con l’arrivo di settembre cambia il profumo nell’aria nelle nostre campagne. Se ne va l’odore dell’estate e arriva il profumo della vendemmia. C’è chi già l’ha iniziata, per altri è alle porte, certo è che sta concentrando le attenzioni di tutti produttori dalle Alpi alla Sicilia. Quest’anno c’è grande ottimismo poiché lo stato di salute delle uve italiane pare ottimo, quindi si presuppone una felice annata per un mercato, quello del vino, che sta vivendo un momento particolarmente felice trainato dal segmento delle bollicine in continuo forte aumento soprattutto all’estero. Ma cos’è la vendemmia e come si fa? Innanzitutto col termine vendemmia si identifica la sola raccolta dell’uva per la produzione del vino, non per quella da pasto, ed è un processo che inizia con la raccolta appunto per poi essere portata in cantina dove inizia il processo di vinificazione che trasformerà il mosto in vino. Un buon vino verrà determinato dal lavoro fatto precedentemente sulla terra, dove la sapienza millenaria del contadino, o dell’esperto vinaiolo, saprà valutare terreni, clima e stato di salute delle viti. Conoscere l’esatta composizione minerale e fisica del terreno è fondamentale, così come saper trattare la fase di crescita che porterà ad avere un vigneto correttamente produttivo. Dopo tutto un anno di lavoro si vedono i frutti ed il rituale della vendemmia evoca in tutti noi ancora un grande fascino, oltre che un valore storico e antropologico. Un rito annuale capace di coinvolgere, in una condivisione sociale del territorio, diverse realtà che iniziano con la raccolta dell’uva che avviene essenzialmente in tre periodi: agosto-settembre, settembre-ottobre e ottobre-novembre per i vini, ad esempio i passiti, che necessitano di una fermentazione tardiva. Il periodo della raccolta viene identificata quando i profumi e gli aromi sono presenti nell’aria (maturità fenolica). Allora si inizia la raccolta che può avvenire sia manualmente , svolta da operatori, oppure meccanicamente utilizzando macchine vendemmiatrici che scuotono l’uva in un’azione che può essere sia verticale che orizzontale con un livello qualitativo, grazie alle sofisticate tecnologie, paragonabile a quello della raccolta manuale. Durante la raccolta, qualunque essa sia, c’è una regola che deve essere sempre rispettata, cioè si deve evitare di raccogliere uva bagnata, perché potrebbe influire negativamente sulla qualità del mosto. La raccolta va evitata anche nelle ore maggiormente calde onde evitare fermentazioni indesiderate. Una volta raccolti i grappoli vengono posti in contenitori non troppo capienti per evitare che si schiaccino gli acini e portati, prima possibile, in cantina dove verrà effettuata la vinificazione che eviterà processi indesiderati di macerazione e fermentazione. Questa è una fase molto importante della vendemmia, perché determinerà la qualità del vino. Uve non deteriorate e non fermentate sapranno regalare al prodotto finito quell’aroma che lo hanno reso famoso in tutto il mondo. Ormai la vendemmia non è più quel rito contadino che coinvolgeva tutta la famiglia, come avveniva per la macellazione del maiale, ad esempio, ma lo spirito è rimasto immutato. Così come la grande festa che sancisce la fine della vendemmia fatta di storie e di brindisi al nuovo vino che...

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Un fiore all’occhiello per la Basilicata, il vino Aglianico di Vulture, un rosso tra i più pregiati a livello nazionale

Un fiore all’occhiello per la Basilicata, il vino Aglianico di Vulture, un rosso tra i più pregiati a livello nazionale

Nel “profondo Nord” della Basilicata, al confine con le intersezioni di Puglia e Campania in provincia di Potenza, in un territorio tipicamente montuoso ed aspro com’è quasi tutta la terra di Lucania esiste l’area storico-geografica del Melfese, dominata dal profilo del massiccio del Monte Vulture. Una zona ricca di storia, già abitata nel neolitico con un sottosuolo di natura lavica, ricco di acque minerali e perfetto per la coltivazione dell’olivo e della vite. Proprio dalla vite abbiamo uno dei più pregiati vini rossi a livello nazionale e fiore all’occhiello per tutta la Basilicata: l’Aglianico del Vulture che prende il nome dal vitigno di origine greca Ellenico che in queste terre viene coltivato fino ad un’altitudine di 800 m. slm. Viene definito il Barolo del Sud, grazie alle varie caratteristiche che lo accomunano al celebre vino piemontese, che ha ottenuto nel 1971 il riconoscimento della denominazione di origine controllata (DOC) e, nel 2010, quella di origine controllata garantita (DOCG) come Aglianico Superiore. Nel 2012, quando le poste italiane hanno emesso francobolli raffiguranti i principali vini di 15 regioni d’Italia, tra questi uno è dedicato all’Aglianico del Vulture. Fu durante il dominio svevo che l’Imperatore Federico II promosse la coltivazione del vitigno che portò ad un notevole incremento della viticultura, legato anche ai nuovi impieghi del vino, come in medicina e nelle celebrazioni religiose, che determinò una profonda modifica delle campagne della zona tra Melfi, Rapolla e Barile dove i vigneti arrivarono ad occupare la quasi totalità delle pendici del Monte Vulture, con le numerose cantine (erano 110 secondo un inventario del 1589) ricavate nelle grotte, ancora oggi utilizzate da molte tra le principali case vinicole. Quello che ci troviamo è un vino rosso dal colore rubino granato con un fragrante profumo vinoso, che rilascia un sentore di fragola e lampone e dal sapore asciutto, sapido e perfettamente armonico, con una base alcolica che varia dagli 11,5° ai 13°. L’Aglianico può venir considerato vecchio dopo almeno 3 anni di riposo e per poter essere riconosciuto come riserva deve essere invecchiato non meno di 5 anni in barriques. Queste caratteristiche fanno sì che sia particolarmente indicato – servito ad una temperatura di 16-18° – con carni, sia bianche che rosse, cotte allo spiedo o arrostite, selvaggina e formaggi molto stagionati. Uve Aglianico Sistema di allevamento Guyot corto, alberello, capanno Altitudine 200-800 m s.l.m. Epoca di Vendemmia Fine mese di Ottobre Maturazione Maturazione in barriques per almeno 12 mesi Affinamento Imbottigliamento verso la fine dell’anno successivo alla vendemmia In bottiglia per almeno 12 mesi prima di avviarsi al mercato Gradazione alcolica 11,5 -13% vol. Caratteristiche organolettiche Color rosso rubino granata Abbinamento Piatti della tradizione lucana, arrosti, grigliate, salumi e formaggi stagionati Temperatura di servizio 16-18°C Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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