Viene dal cuore della Guascogna il Bas Armagnac della Selezione Delta del Vino

Viene dal cuore della Guascogna il Bas Armagnac della Selezione Delta del Vino

Nel Sud-Ovest della Francia è situata la zona viticola dell’Armagnac, nel cuore della Guascogna, dove nel 1838 – sotto il regno di Luigi Filippo – Pascal Dartigalongue fondò quella che a tutt’oggi è la più antica Maison produttrice di Bas Armagnac. Questo prelibato brandy si differenzia dal Cognac, l’altro celebre distillato francese, per le uve utilizzate che devono provenire esclusivamente dalla Guascogna e non viene prodotto su scala industriale ma, solamente, da piccole aziende e in quantità limitate. Anche il legno dei barili dove l’Armagnac riposa e matura si differenzia dal rovere utilizzato per il Cognac. In questo caso si utilizzano botti di quercia, che conferisce al prodotto una differente colorazione, così come variano i sapori e gli aromi. Entrambe le acquaviti possono fregiarsi dell’omonimo appellativo, differenziandosi da tutti gli altri Brandy prodotti in Francia e in Italia, grazie ad un trattato stipulato tra le due Nazioni nel 1948 ed entrato in vigore dal 1 gennaio del 1950. La Maison Dartigalongue ha sede a Nogaro, nel cuore del Bas Armagnac, e distilla unicamente vini provenienti da quest’area della Francia, la più reputata per la raffinatezza dei suoi Cru. Nel 1972 un decreto riconobbe la superiore qualità degli Armagnacs distillati col sistema “Charantais”, rispetto alle altre acquaviti ottenute col tradizionale metodo dell’alambicco. La Maison Dartigalongue utilizzava questo sistema già da parecchio tempo che, grazie all’eliminazione delle impurità della distillazione, consente di ottenere un’acquavite più raffinata ed elegante. L’invecchiamento – fattore indispensabile per l’affinamento del distillato – avviene in fusti di quercia da 400 litri dove riposa per lunghi anni permettendo all’Armagnac di stemperare il suo eccessivo vigore e inglobare colore, profumo e raffinatezza dal legno stesso. Il Bas Armagnac Dartigalongue Hours d’Age che la selezione Delta del Vino propone alla propria clientela è un raffinato prodotto con un minimo di 7/8 anni di invecchiamento, che si pone ben sopra alle differenti categorie che la vigente normativa sugli Armagnac di invecchiamento [Tre Stelle (V.S.) – V.S.O.P. e E.O.] ed è rivolta a quella fascia elitaria di clientela in grado di proporre ed apprezzare prodotti di prestigio. Gustarsi un buon bicchiere di Bas Armagnac Dartigalongue Hours d’Age è un’esperienza unica, già dal vederlo all’interno del nostro bicchiere col suo color ambra dai riflessi ramati. Al naso e in bocca si consolidano i franchi ed equilibrati sentori dove emergono delicatamente la prugna e la vaniglia, che sanno regalare a questo Armagnac un’enorme personalità. Il Bas Armagnac Dartigalongue Hours d’Age è un momento di gioia pura per farsi una meritata coccola ma, anche, un’ottima idea per un regalo prestigioso e raffinato. Per maggiori informazioni o ordini potete consultare il nostro sito, contattandoci allo 0521 980 161 oppure scrivendoci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Autunno, tempo di risotto coi funghi porcini

Autunno, tempo di risotto coi funghi porcini

Con l’arrivo dell’autunno e delle prime piogge che salutano la torrida estate i boschi – come per magia – si riempiono di piccoli “omini” dal grande cappello: i funghi porcini. Il Porcino è il nome comune di alcune specie di funghi del genere Boletus, considerati tra i più prelibati e ambiti tra i cercatori che perlustrano i vari boschi di querce e di castagno così come nelle faggete e nelle abetaie. In cucina il fungo porcino ha molteplici usi, sia crudo che cotto, senz’altro il risotto ai funghi porcini è uno dei piatti tipici della tradizione italiana. Delta del Vino vi presenta la ricetta per preparare un primo piatto con questi preziosi doni che ci regala la terra. Un piatto cremoso e avvolgente da condividere con parenti e amici per uno speciale momento di convivialità. Se non avete l’occasione di trovare funghi porcini freschi in loro sostituzione si trovano in commercio secchi che andranno precedentemente ammollati. Ecco gli ingredienti necessari per preparare 4 porzioni di risotto coi funghi porcini: 280 g. di riso Carnaroli 4 o 4 funghi porcini freschi ben sodi 1 scalogno 1 bicchiere di vino bianco 150 cl di brodo vegetale o di carne 50 g. di burro 100 g. di Parmigiano-Reggiano grattugiato al momento prezzemolo olio extra-vergine di oliva sale e pepe La prima cosa da fare è pulire con particolare attenzione i funghi che non vanno mai lavati, errore molto grave che spesso si vede fare. Con un coltellino raschiate il gambo e tagliate le parti più legnose, mentre con una spazzolina o con un pennello robusto eliminate con cura tutta la terra. Finita questa operazione tritale lo scalogno e mettetelo a soffriggere in una capace pentola con poco olio extra-vergine di oliva. Quando sarà diventato trasparente aggiungete il riso e fatelo tostare a fiamma alta per qualche minuto per poi sfumarlo, sempre a fuoco vivace, con un bicchiere di vino bianco, possibilmente di buona qualità. Mescolate con cura fino a quando il vino non si sarà ritirato e, a questo punto, iniziate a bagnare con il brodo aggiungendone un mestolo alla volta. Aggiungete anche i gambi dei funghi precedentemente tagliati a dadini continuando ad aggiungere brodo quando necessario. Nel frattempo con un coltello affilato tagliate i cappelli dei porcini a lamelle sottili che aggiungerete al riso solo quando il riso sarà quasi cotto, conservando le più belle per la guarnizione finale. Passati gli ultimissimi minuti di cottura spegnete il fuoco e aggiungete tutto il burro, il Parmigiano grattugiato e un po’ di prezzemolo tritato e girate generosamente per far mantecare il riso che lascerete riposare un paio di minuti controllando che rimanga all’onda. A questo punto trasferitelo nei piatti che guarnirete con alcune lamelle di fungo e con una spolverata di pepe nero macinato al momento. Servite i piatti ai vostri commensali e iniziate a pensare a quale vino abbinare. Solitamente si pensa ad un vino rosso strutturato ma noi pensiamo possa essere un errore, in quanto il piatto non è da definirsi delicato ma neppure particolarmente strutturato, quindi necessita rispetto. Delta del Vino vi consiglia un bianco di medio-buona struttura e dai buoni profumi, magari lo stesso che avete utilizzato per la preparazione del risotto. Un Franciacorta potrebbe essere l’ideale, così come un Chardonnay o un Pinot Grigio del Friuli. Potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, contattandoci allo 0521 980 161 oppure scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il...

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Il miglior Rhum per la selezione Delta del Vino direttamente dalla Martinica nel cuore delle Antille

Il miglior Rhum per la selezione Delta del Vino direttamente dalla Martinica nel cuore delle Antille

Nel cuore dell’arcipelago dei Caraibi, in pieno Oceano Atlantico, ci sono le meravigliose isole delle Antille, dipartimento d’oltremare francese, tra le quali troviamo l’isola di Martinica – una delle tante scoperte di Cristoforo Colombo – dove, grazie ad un clima tropicale la canna da zucchero cresce in grande abbondanza, seconda produzione agricola dell’isola intorno alla quale ruota un mondo di tradizione, storia ed usanze tra cui il Rum (o Rhum), uno dei simboli incontrastati dell’isola. Il celebre distillato viene dal puro succo di canna da zucchero e, quindi, prende il nome di Rum Agricolo e la Maison Clément, una delle più antiche proprietà dell’isola creola, divenuta un vero e proprio monumento storico. Nata nel 1887, grazie al medico e sindaco di Le François Homére Clément, che sfruttando i 43 ettari di piantagione di canna da zucchero ha deciso di produrre Rum Agricolo direttamente dal succo di questo prodotto, ottenendo un distillato puro. Da questo primo passo nacque una vera distilleria capace di soddisfare la richiesta di alcol soprattutto durante il primo conflitto mondiale. Dopo la morte del capostipite toccò al figlio Charles prendere le redini dell’azienda perfezionandone i metodi produttivi e iniziando ad esportare il Martinique Rhum Agricole, operazione alla quale subentrarono i figli. Dal 1996 la distilleria è passata alla famiglia Hayot che, intelligentemente, ha proseguito sulla precedente filosofia aziendale continuando a produrre un rum dalla secolare ricetta che ci consegna uno squisito prodotto naturale, dal carattere originale e contraddistinto da una finezza incomparabile. Il Très Vieux Rhum Agricole “Single Cask” 100% Canne Bleue della Distilleria Clemént che potete trovare nella Selezione Delta del Vino è un rum assolutamente esclusivo, prodotto in limitatissime quantità che, dopo un invecchiamento di otto anni, viene messa in una elegante bottiglia dal maestro cantiniere e contraddistinta da un codice numerico dal quale è possibile risalire al barile, alla maturazione e alla provenienza della canna da zucchero. Un vero capolavoro, primo rum monovarietale al mondo che si presenta col suo caratteristico color ambra scuro luminoso. All’esame olfattivo si è colti dall’elegante bouquet a base di note speziate, frutta fresca, canna da zucchero, caramello, fichi, cedro e uva passa, mentre al palato risulta morbido, pieno e lungo, con un intenso retrogusto che ricade sulla frutta fresca. Un vero e proprio godimento, da gustare in momenti particolari e – anche – ottimo come idea per un importante regalo. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Brasato di Manzo al Barolo, uno dei piatti top della cucina italiana

Brasato di Manzo al Barolo, uno dei piatti top della cucina italiana

Il meteo ci avverte che l’autunno sta definitivamente arrivando, è quindi giunto il momento di dedicarsi a ricette adatte per i primi freddi, le nebbie e le giornate che si accorciano drasticamente. La cucina italiana è ricchissima di proposte che hanno origini regionali ma che, ovviamente, sono conosciute ovunque. Tra i piatti cult troviamo il Brasato di Manzo al Barolo che ha origini piemontesi come il vino che lo accompagna. Viene, infatti, dalle Langhe il Barolo, il famosissimo vino rosso prodotto con uve di Nebbiolo con il quale potremo preparare un favoloso piatto la cui particolarità è la tenerezza della carne, che viene sigillata – e questo è il segreto per una perfetta riuscita – in modo che i suoi succhi rimangano all’interno prima di essere cotta a lungo in una marinatura fatta di un eccellente vino e di verdure come sedano, carote e cipolle. Se saprete seguire le indicazioni avrete un fantastico risultato, con un piatto gustosissimo, ricco di sapori, ovviamente da accompagnare con una bottiglia di ottimo Barolo, come quello della selezione Delta del Vino. La cosa fondamentale è brasare in modo corretto la carne senza commettere l’errore di mettere la carne sul fuoco assieme a verdure e vino senza averla fatta prima rosolare, passaggio basilare per racchiudere all’interno di essa i succhi che manterranno la carne morbida e tenerissima che arriverà quasi a sciogliersi in bocca a cottura terminata. Il pezzo di carne da utilizzare deve essere ricavato dal muscolo di spalla o coscia, i quali contengono la giusta quantità di grasso e nervature che sono necessari perché la carne si mantenga tenera. Quindi al vostro macellaio di fiducia chiedete Noce, Pesce o Cappello del prete, se fossero di provenienza piemontese ancora meglio. Fondamentale è anche la marinatura che richiede almeno 12 ore, il tempo necessario per gli aromi del vino, delle spezie e delle verdure di dare il giusto aroma alla carne. Tale marinatura, poi, verrà utilizzata in fase di cottura. Gli ingredienti necessari sono: 1,5 kg di polpa di spalla di manzo 1 bottiglia di Barolo 1 cipolla 1 carota 1 costa di sedano 2 foglie di alloro 1 rametto di rosmarino 5 grani di pepe nero 50 g. di burro fecola di patate 2 spicchi di aglio sale Mettete in un capiente contenitore la carne e irroratela con un’intera bottiglia di Barolo e aggiungete la cipolla e la carota pulite e affettate, il sedano tagliato a pezzi, 2 foglie di alloro e il pepe. Lasciate marinare per minimo 12 ore (24 ancora meglio) girando la carne al massimo 3-4 volte. Trascorso il tempo necessario estraete la carne e asciugatela con cura, quindi legatela con uno spago da cucina per farle mantenere la forma. In una pentola larga e bassa fate sciogliere il burro, unite l’aglio pelato e il rosmarino e, dopo un minuto, aggiungete la carne facendola rosolare a fuoco alto su ogni lato fino a prendere colore uniformemente. Intanto – con un colino – filtrate il vino della marinatura che utilizzerete per bagnare la carne dopo averla salata a vostro piacere. Potete unire anche le verdure che, nel qual caso, a fine cottura vi converrà frullarle prima di servirle nel sugo che ricoprirà la carne. Lasciate cuocere per almeno 2-3 ore a fuoco moderato a pentola coperta e quando la carne sarà cotta rimuovete con attenzione lo spago e tagliate delicatamente il brasato a fette e versatevi sopra il fondo di cottura. Servite con puré di patate o con polenta, il tutto bello caldo. Per il vino da abbinare, ovviamente, il Barolo è la migliore scelta. Contatti Per tutte le informazioni sulle...

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Barolo DOCG, incontrastato re dei vini

Barolo DOCG, incontrastato re dei vini

L’Italia vanta una selezione e una qualità dei propri vini che la rendono – da sempre – al vertice in una classifica mondiale dove la competizione è in costante aumento. Redigere una classifica interna, ovvero tra quelli di casa nostra, sarebbe sciocco oltre che inutile, resta la certezza dell’altissima qualità dei vini italiani tra i quali il Barolo lo possiamo definire il vino italiano per eccellenza. Ovviamente Delta del Vino non poteva mancare all’appuntamento e nella sua Selezione possiamo trovare un Barolo DOCG di altissima qualità, scelto – come sempre – tra quei produttori che hanno particolarmente a cuore il proprio lavoro, quasi fosse una missione, e il rispetto per l’ambiente. Allora ci siamo recati nel cuore delle Langhe, il territorio collinare a Sud della cittadina di Alba tra castelli medievali e vigneti cesellati dall’esperta mano dell’uomo, dove abbiamo trovato la cantina che riteniamo perfetta per noi. Il Barolo è un vino prodotto da uve Nebbiolo in purezza che si iniziò a produrre grazie alla caparbietà di Camillo Benso Conte di Cavour e di Giulia Colbert Falletti, ultima Marchesa di Barolo, a metà del XIX Secolo con l’intento di creare un vino eccezionalmente ricco ed armonioso, destinato a diventare l’emblema del Piemonte e dei Savoia nelle corti di tutta Europa. Grazie anche alle continue evoluzioni abbiamo un vino rosso particolarmente importante, con una struttura che esprime il suo bouquet complesso ed avvolgente, in grado di svilupparsi nel tempo senza perdere le sue affascinanti caratteristiche organolettiche tanto da poter vantare di essere considerato, in tutto il mondo, “il re dei vini, il vino dei re”. Dal colore rosso granato, pieno ed intenso, il Barolo si manifesta subito al naso col suo profumo fruttato e speziato, mentre in bocca regala tutti i suoi aromi che vanno dai piccoli frutti rossi, le ciliegie sotto spirito e la confettura, con suggestioni di rosa e viola appassita, cannella e pepe, noce moscata, vaniglia e – talvolta – liquirizia, cacao, tabacco e cuoio. È un vino che necessita tempo e pazienza poiché richiede un invecchiamento di almeno 3 anni, che seguono i 2 mesi successivi alla vendemmia, e tale invecchiamento viene fatto in legno di rovere e ne servono almeno 5 di anni per poter conferire al Barolo la “Riserva”. Una delle caratteristiche che rende unico il Barolo è che non teme l’invecchiamento, anzi dopo 10 anni arriva al suo culmine e resta ottimo anche dopo 20 e più anni. A tavola il Barolo, servito a una temperatura idonea di 18°-20°C, è raccomandato con piatti importanti, formaggi ben stagionati e con le carni rosse saporite. Uve Nebbiolo 100% Età media delle piante 30 anni Altitudine della vigna 450 mslm Composizione terreno Argilloso, sabbioso, lim oso Vendemmia Metà, fine ottobre, con raccolta manuale Vinificazione e maturazione Diraspa-pigiatura – Fermentazione controllata a temperatura controllata di 28°C – Durata media macerazione: circa 20 giorni – Fermentazione malolattica in Novembre, acciaio – Affinamento di circa 24 mesi in botti di rovere Francese e Slavonia di dimensioni variabili fino a 35 hl, di età variabile dal nuovo a 10 anni – Minimo 10 mesi in bottiglia prima di essere commercializzato. Caratteristiche olfattive Aromi speziati di vaniglia e liquirizia Caratteristiche gustative Al palato subito è fresco e ricco, poi morbido e bilanciato. Ricco di frutti rossi e tannini raffinati. Gradazione Alcolica complessiva 14,5% vol. Accostamento Raccomandato con piatti importanti, formaggi ben stagionati e con le carni rosse saporite. Temperatura di servizio 18 – 20°C Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono...

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Una Pioggia di Stelle dalla punta più a Sud della Sicilia con un Moscato Passito di Noto DOC

Una Pioggia di Stelle dalla punta più a Sud della Sicilia con un Moscato Passito di Noto DOC

Ai piedi dei monti Iblei a scendere fino al Mare Ionio si trova il comune di Noto che dista 31 km dal capoluogo Siracusa. Il territorio, per lo più collinare, si caratterizza per una estesa macchia mediterranea con uliveti, mandorleti, agrumeti e vigneti che regalano prodotti di altissima qualità come, ad esempio, uno dei più antichi vitigni al mondo – il Moscato Bianco – dal quale si ricava il vino Passito di Noto D.O.C. che entra di diritto nella Selezione Delta del Vino. Si chiama Pioggia di Stelle, come quelle che cadendo nelle notti di san Lorenzo ci concedono di esprimere un solo desiderio, ed è quello che gli amici della cantina Marilina hanno espresso prima di produrre questo squisito vino giovane e ammaliante, dai toni avvolgenti e delicati grazie ad un vigneto con già 35 anni di storia, cresciuto su un terreno calcareo, capace di regalarci le uve perfette per produrre questo incanto da bere, compagno ideale della grande tradizione pasticciera siciliana a base di dolci e gelati. Uve Moscato 100% Tipo Vino bianco Passito Sistema di allevamento Alberello Raccolta uve Manuale, in cassetta max 2 kg a fine Agosto Colore Giallo oro Vinificazione e maturazione Appassimento al sole per 10/15 giorni, segue vinificazione in legno e affinamento sempre in botti di legno per 36 mesi e, successivamente, in bottiglia per ulteriori 6 mesi Caratteristiche olfattive Frutta candita, agrumi, con sentori di miele e pesca bianca Caratteristiche gustative Note dolci ed equilibrate, sapido Gradazione Alcolica complessiva 14% vol. Accostamento Formaggi di capra, ricotta dolce, mandorle tostate, pasticceria e gelati siciliani Temperatura di servizio 17 – 19°C CONTATTACI PER INFO E ACQUISTI Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Il territorio del Sannio Falanghina Capitale Europea del Vino 2019

Il territorio del Sannio Falanghina Capitale Europea del Vino 2019

Il Sannio sarà la Capitale Europea del Vino 2019. Le realtà di Castelvenere, Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Torrecuso si sono riunite a formare una rete per la candidatura del territorio “Sannio Falanghina” ottengono il prestigioso riconoscimento assegnato da Recevin, la Rete comunitaria delle 800 Città del Vino. Il concorso – unico nel suo genere – si pone l’obiettivo di mettere in risalto l’influenza della cultura enologica ed enoturistica nella società, nel paesaggio, nell’economia, nella gastronomia e nel patrimonio e il suo valore per l’Unione Europea. La nomina è stata ufficializzata nella cornice del Parlamento dell’Unione Europea a Bruxelles, durante l’incontro svoltosi nel pomeriggio del 10 ottobre. A ricevere la delegazione dei cinque Comuni – guidata dai sindaci Mario Scetta, Floriano Panza e Carmine Valentino – un prestigioso parterre presieduto dall’eurodeputato Nicola Caputo. All’incontro hanno preso parte gli eurodeputati Piernicola Pedicini e Isabella De Monte, il presidente di Recevin José Calixto, il presidente e il direttore dell’Associazione nazionale delle Città del Vino italiane, Floriano Zambon e Paolo Benvenuti, il rappresentante dell’Associação de Municípios Portugueses do Vinho Pedro Magalhães Ribeiro, il presidente Acevin Spagna Rosa Melchior e l’ex Ministro dell’agricoltura Paolo De Castro. Dopo il Portogallo, con Torres Vedras-Alenque “Città Europea del Vino 2018”, l’ambito titolo di Recevin ritorna all’Italia, con il territorio campano che ottiene tale fregio dopo quello di Marsala (2013) e Conegliano-Valdobbiadene (2016). Per l’intero corso del 2019 è previsto un ricco programma di appuntamenti, eventi, manifestazioni culturali ed enogastronomiche che animeranno i cinque Comuni che hanno avanzato la candidatura e l’intera Valle del Calore, territorio dove si coltiva il 40% dell’intera produzione viticola della Campania. Articolato e variegato il percorso di iniziative che proietterà questo territorio all’attenzione dell’intera Europa, che nasce grazie ad un forte spirito della rete, elemento fortemente caratterizzante il sistema complessivo delle Città del Vino, che nella rete e con la rete può raggiungere obiettivi importanti. “L’investitura del Sannio – dichiarano i sindaci – rappresenta un significativo riconoscimento dello storico legame della nostra terra con il vino, oltre naturalmente a premiare le sue produzioni di eccellenza, che nascono dai sacrifici di viticoltori appassionati, il cui prezioso lavoro è fondamentale non solo per la produzione di ottimi vini, ma anche per il prezioso ruolo di sentinelle di un territorio di qualità. Il progetto ‘Sannio Falanghina’ mira a rafforzare le attività di sensibilizzazione per la cultura e la tradizione del vino, coinvolgendo le imprese, i cittadini e l’intero territorio in attività di promozione della risorsa vino. E si pone l’obiettivo di preservare le risorse naturali e paesaggistiche attraverso uno sviluppo sostenibile del territorio. Abbiamo presentato un ricco dossier che coinvolge venti realtà comunali, tra queste anche la città capoluogo, che contiene 120 azioni ed attività da realizzare nel corso del prossimo anno, delle quali un’alta percentuale saranno destinate ad avere effetti nel tempo. Non solo iniziative promozionali, ma anche uno stimolo a sviluppare una cultura dell’accoglienza, intesa nell’accezione più ampia. Il Sannio è un territorio ricco, con una grande storia che ha lasciato testimonianze importanti, con un patrimonio unico di ricchezze, capace di attirare l’attenzione dei “viaggiatori del territorio”, di quei turisti che intendono il viaggio come occasione di crescita e di arricchimento delle proprie conoscenze, della propria cultura. Dobbiamo essere bravi non solo a far conoscere queste ricchezze, dobbiamo aprire le porte del nostro territorio, coccolare i visitatori, facendoli sentire accolti in una comunità che vuole comunicare loro i propri valori, la propria cultura, il proprio stile di vita. Operando in questo il 2019 potrà rappresentare un anno di svolta per il nostro territorio, per il suo sviluppo anche in termini...

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Il cavatappi, tutti lo usiamo, ma sappiamo com’è nato?

Il cavatappi, tutti lo usiamo, ma sappiamo com’è nato?

Il cavatappi è un utensile comune nelle nostre case, più o meno lo usiamo tutti, c’è chi perfino li colleziona. Ma conosciamo la sua storia? Questo oggetto importantissimo per ogni sommelier – ma anche per chiunque altro – ha una lunghissima storia. I primi esemplari di tirebouchon sono datati nel periodo storico di metà 1400 e nacquero nelle armerie per la pulizia dei cannoni, delle canne dei fucili e delle pistole. Solamente dopo oltre due secoli (siamo nel 1680) l’armeria londinese Messrs Holtzpfel ottenne il brevetto di fabbricazione di questo attrezzo che, nel frattempo, cominciò a modificare il proprio utilizzo e altre armerie, fabbri ed artigiani iniziarono a produrre questa vite per stappare le bottiglie. I primi esemplari, come possiamo vedere nelle più importanti collezioni, erano delle vere e proprie opere d’arte destinate esclusivamente ai ricchi, considerati veri simboli di prestigio e agiatezza, dove spesso veniva apposto lo stemma del casato o le iniziali del nome. Anche i materiali per la loro produzione erano spesso pregiati ed iniziò in quel periodo lo studio delle forme per un sempre miglior utilizzo. Nacquero i cavatappi “a campana”, ovvero quelli che avevano una struttura metallica che si appoggiava al collo della bottiglia per favorire una migliore estrazione del sughero e quelli tascabili, ricercatissimi all’epoca, antesignani del cavatappi da cameriere di oggi che erano costituiti da un astuccio raffinatamente decorato capace di contenere la spirale metallica. Solo successivamente si studiò e perfezionò questo modello arrivando ad utilizzare l’impugnatura come leva per un miglior risultato. Sarà solo con l’invenzione delle macchine utensili per la lavorazione dei metalli che si poté iniziate la produzione in serie dei cavatappi a dei costi accessibili un po’ per tutti. Sul finire del XVIII secolo il reverendo Samuel Henshall brevetto il primo cavaturaccioli domestico e, in accordo con una fabbrica, iniziò la produzione industriali dei questo oggetto. Da quel momento iniziò la vera e propria evoluzione del cavatappi e ne vennero inventati di tutte le forme: pieghevoli, smontabili, tascabili, a farfalla, a doppia vite, modello americano, a manovella, a leva, da tavolo e da muro. In Piemonte esistono 2 bellissimi musei dedicati al cavatappi: il Museo Martini si Storia dell’enologia a Pessione (TO) e il Museo del Cavatappi con sede a Barolo (CN), quest’ultimo gemellato col Mesée du Tire-bouchon di Ménerbes in Provenza (Francia). Ma non consideriamo il cavatappi un attrezzo qualsiasi, perché l’apertuta di una bottiglia di vino non è una banalità, ma un vero e proprio rito da compiere con una certa solennità. Gli amanti del vino lo sanno. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Esce il nuovo Codice denominazioni di origine dei vini, undicesima edizione

Esce il nuovo Codice denominazioni di origine dei vini, undicesima edizione

La tutela dei vini è sempre più cosa seria, in questi ultimi anni di continua crescita produttiva e qualitativa che ha visto superare quota 60% i vini DOP e IGP sull’intera produzione vinicola nazionale. In questi giorni – a quattro anni dalla precedente pubblicazione – Unione Italiana Vini ha dato alle stampe il rinnovato e aggiornato Codice denominazione d’origine dei vini, arrivato alla sua undicesima edizione dove, nelle sue 1.760 pagine, raccoglie tutti i testi aggiornati dei disciplinari sui vigneti oltre a quei provvedimenti approvati in sede nazionale ed anche quelli inviati alla Commissione dell’Unione Europea in attesa di definitiva approvazione, ma già applicabili in quanto vige l’apposito decreto Mipaaf di etichettatura transitoria. In questo sostenuto volume sono anche elencate tutte le principali disposizioni UE e nazionali collegate alle DOP e IGP, comprese le circolari ministeriali interpretative che sono consultabili online. L’Italia dei vini vanta ben 526 disciplinari di produzione suddivisi tra Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG che sono 73), Denominazione di Origine Controllata (DOC e siamo a 335) e Indicazioni Geografiche Tipiche (IGT, che sono 118). Questo volume, curato da Antonio Rossi, non è certamente tra quelli da tenere sul comodino e da leggere prima di addormentarsi, piuttosto uno strumento particolarmente utile per ogni azienda vitivinicola che, con questo sforzo editoriale di Unione Italiana Vini, potrà imparare a muoversi tra i meandri dei disciplinari di produzione e le disposizioni che governano la sempre più complessa materia delle denominazioni di origine dei vini, una necessaria tutela contro i tentativi di frode e di imitazioni del nostro patrimonio enologico. Il Codice denominazioni di origine dei vini 2018 ha un costo di vendita di euro 180,00 e può essere richiesto all’Unione Italiana Vini con sede a Roma in via G.B. De Rossi, 15/A inviando una email a: aserviziogiuridico@uiv.it Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Zuppa di Cipolle, una prelibatezza della cucina francese

Zuppa di Cipolle, una prelibatezza della cucina francese

Piatto tipico dei “cugini” d’oltralpe ma che rientra, assolutamente, nelle tradizioni culinarie italiane, in quanto piatto povero che si è arricchito nelle sue evoluzioni. La zuppa di cipolle nasce, come tantissimi, per recuperare i pochi avanzi della tavola ed è un piatto di facile preparazione, caldo, confortevole e di semplice preparazione. Delta del Vino vi propone questa ricetta consigliandovi di fare attenzione alla scelta degli ingredienti, soprattutto del formaggio groviera che dev’essere di buona qualità. Per il resto tutto molto semplice, vi consigliamo – per evitare di piangere nell’affettare le cipolle – di tagliarle a metà e lasciarle immerse in acqua fredda per 10 minuti avendo la premura di eliminare la parte centrale che da un sapore troppo forte al piatto e indigesta per alcune persone. Ecco gli ingredienti necessari per preparare 4 gustosissime porzioni: 500 g. di cipolle bianche 500g di brodo di carne o vegetale 2 cucchiai di farina 1 cucchiaino di zucchero ½ bicchiere di vino bianco secco 50 g. di formaggio gruviera grattugiato 1 foglia di alloro (facoltativa) timo fresco olio extravergine di oliva 1 noce di burro pane casereccio a fette Per realizzare questo piatto iniziate ad affettare finemente le cipolle e fatele stufare dolcemente in una casseruola con burro e olio per 20/25 minuti. Dovranno assumere un colore quasi trasparente e dovrete tenerle mescolate spesso per evitare che si attacchino al fondo. A questo punto unite la farina e lo zucchero mescolando per circa 2 minuti fino a quando la farina non avrà perso il colore. Sfumate con il vino bianco secco e lasciatelo evaporare prima di aggiungere il brodo ben caldo, il timo e – volendo – l’alloro. Il brodo, rigorosamente fatto in casa, è previsto di carne, ma si può utilizzare anche un brodo vegetale a base di sedano, carota e cipolla. Regolate di sale e pepe e portate il composto ad ebollizione mantenendo il fuoco molto basso. Coprite e lasciate cuocere per almeno 1 ora mescolando di tanto in tanto. Quando la zuppa è pronta trasferitela nelle apposite cocotte di coccio individuali, mettete le fette di pane, precedentemente tostate, sopra al composto e una generosa spolverata di formaggio gruviera grattugiato. Passate i recipienti in forno ben caldo (180°) sotto al grill, in modo che il formaggio si fonda alla perfezione e si formi una bella crosticina croccante. Sfornate e aggiungete un filo di olio, qualche fogliolina di timo e una spolverata di pepe a piacimento e servite ben caldo. Come vino da abbinare c’è chi consiglia un bianco profumato come il Sauvignon, noi opteremmo per un buon vino toscano e corposo come il Chianti DOCG oppure un buon Merlot Grave del Friuli DOC, che potete trovate tra le selezioni Delta del Vino. Come sempre ricordiamo che potete contattarci per ulteriori informazioni allo 0521 980 161 oppure scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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