“Giochiamo” a fare i sommelier, ecco attrezzi e strumenti necessari

“Giochiamo” a fare i sommelier, ecco attrezzi e strumenti necessari

Insomma, siamo sinceri, in ognuno di noi c’è (fortunatamente) una parte che è rimasta bambino, la quale ci permette di voler “giocare”. Tutti abbiamo avuto l’occasione di vedere un sommelier professionista all’opera e il voler copiare – quasi giocando – i gesti di costui, per un appassionato di vino, è quasi normale. Perché il vero appassionato non si limita ad aprire una bottiglia di buon vino, versarlo in un qualunque bicchiere per ingurgitarlo come fosse acqua fresca. Il vero amante lo vuole gustare nella sua totalità, come meritano le opere d’arte. Il ruolo del sommelier ha sempre maggiore importanza e sta conquistando anche semplici appassionati che vogliono approfondire le tecniche di degustazione, spesso usufruendo dei tanti corsi organizzati in merito. Il corretto svolgimento delle funzioni di sommelier prevede l’utilizzo di particolari strumenti il cui impiego fa sì che, talvolta, vengano enfatizzate alcune fasi del servizio. Fanno parte degli attrezzi necessari: il tastevin (di fatto sostituito dal bicchiere di degustazione), il cavatappi, il cestello portabottiglia, la caraffa da decantazione, la pinza, il tappo stopper, il termometro a lettura rapida, il secchiello, il carrello dei vini e una serie di attrezzi diversi secondo il vino da servire. Conosciamo brevemente alcuni degli oggetti maggiormente utilizzati: Il Tastevin E’ una piccola tazza, generalmente in argento o metallo argentato, dotata di un manico a forma di anello su cui si trova il poggiadito. All’interno c’è una grande parte laterale con 8 grandi perle concave necessarie per l’esame visivo dei vini rossi, mentre dall’altro lato ci sono le nervature, sempre concave ma allungate, per l’esame visivo dei vini bianchi, più trasparenti dei rossi. Al centro troviamo una grossa bolla di livello convessa e attorno ad essa 14 perline in rilievo per arieggiare velocemente il vino e favorire la liberazione dei profumi. Il tastevin si porta appeso al collo tramite una catenella argentata dalla quale si può staccare al momento dell’uso, anche se ormai il suo utilizzo è in disuso e resta, soprattutto, un simbolo della nobile professione del sommelier. Il bicchiere da degustazione Il bicchiere da degustazione codificato ha una forma speciale, per consentire una perfetta analisi sensoriale del vino, con misure codificate dall’A.F.NOR. (Association Française de Normalilisation) e il materiale usato è vetro o mezzo cristallo. La bocca del bicchiere è più stretta rispetto al corpo in modo da dar sì che i profumi che escono siano concentrati verso il naso e immediatamente percettibili dal degustatore. Il cavatappi Anche se ci sono diverse tipologie di cavatappi quello professionale e codificato sempre dall’A.F.NOR. è quello che viene chiamato “cavatappi a leva”, costituito da una spirale metallica a vite alla quale è collegato un manico (provvisto di un coltellino per il taglio della capsula) La caraffa da decantazione La caraffa da decantazione viene utilizzata per separare il sedimento presente nella bottiglia, per evitare che le particelle solide finiscano nel bicchiere del commensale. La caraffa si può utilizzare anche per permettere un’adeguata ossigenazione del vino prima del consumo e, di conseguenza, una miglior liberazione dei profumi. La decantazione può avvenire anche per liberare eventuali sensazioni di “chiuso” o “ridotto” anche se, in questo caso, è più corretto parlare di caraffamento o di aerazione del vino. Infine, anche nel caso di vini spumanti metodo classico, si può utilizzare questo strumento per togliere l’eccesso di sovrapressione. Il cestello portabottiglie Questo cestello, chiamato anche “paniere a vino” è utilizzato per trasportare la bottiglia di vino invecchiato dalla cantina alla sala e per eseguire la decantazione. Permette di mantenere la bottiglia sollevata dal lato del collo in modo che gli eventuali residui solidi del vino rimangano sul fondo della bottiglia. Può...

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Lasagne al Salmone e zafferano, un classico della cucina emiliana stravolto ma gustosissimo

Lasagne al Salmone e zafferano, un classico della cucina emiliana stravolto ma gustosissimo

Un tempo il salmone affumicato era sulle tavole degli italiani solamente sotto le feste natalizie o nelle grandi occasioni, oggi – per fortuna – lo possiamo trovare quotidianamente nei nostri negozi di alimentari. Anzi, possiamo dire che, proprio per questo, ha perso quell’aura di importanza arrivando ad essere un piatto abbastanza comune come lo è sempre stato nei paesi del Nord Europa. Molto gustoso con solo un po’ di burro si presta, però, anche ad essere cucinato e la ricetta di oggi di Delta del Vino lo vede protagonista in sostituzione al celebre ragù di carne che è l’emblema principe delle lasagne alla bolognese. Le lasagne al salmone e zafferano sono un piatto bello da vedere e ottimo da gustare, inoltre è anche piuttosto facile la sua preparazione. Vediamo quali sono gli ingredienti necessari per preparare 4 porzioni: 250 g. di sfoglie all’uovo fresche 500 g. di ricotta vaccina 2 cipollotti 500 g. di salmone affumicato 700 ml. di besciamella 50 ml. di latte 2 bustine di zafferano olio extravergine di oliva pepe rosa sale Dopo aver mondato e affettato finemente i cipollotti fateli saltare in padella con poco olio e raccogliete in una ciotola la ricotta facendo scolare per bene il siero. Conditela con poco sale e aggiungete ad essa i cipollotti appassiti, mescolando con cura per poi mettere da una parte. In acqua leggermente salata sbollentate per pochi istanti le sfoglie di pasta all’uovo, uno o due alla volta, per poi estrarle con una schiumarola e stendetele su un canovaccio pulito e asciutto. Finita questa operazione preparate la besciamella classica lasciandola piuttosto densa e, in un pentolino, scaldate il latte senza portarlo a bollore e scioglietevi lo zafferano. Aggiungete, quindi, alla besciamella e continuate a mescolare con cura fino a quando non avrà assunto un bel color giallo uniforme. Ungete, a questo punto, con olio il fondo di una pirofila sulla quale stenderete un sottile velo di besciamella seguito da un primo stato di pasta che farcirete con qualche cucchiaiata di ricotta, un po’ si salmone spezzettato e un po’ di besciamella. Dopo aver aggiunto una spruzzata di pepe rosa ripete l’operazione per altre due volte almeno. Sul numero degli strati non c’è una regola ferrea, certo che più sono e meglio è. Infornate a 200° per circa 20 minuti e dopo aver sfornato lasciatele riposare per 15 minuti in modo che si assestino per bene e servitele ben calde. Un vino da abbinare a questo piatto potrebbe essere uno squisito Gavi ma, anche uno Chardonnay, un Prosecco o un Gewürtztraminer. Per ulteriori informazioni potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, oppure contattandoci allo 0521 980 161 o scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Arriva il vino “Orange”, scopriamo cos’è

Arriva il vino “Orange”, scopriamo cos’è

Gli enologi si sono inventati un nuovo vino? Non è proprio così, ma scopriamo cos’è questo “Orange” che si sta facendo largo nelle carte dei vini dei principali ristoranti e wine bar di tutto il mondo. Ormai si parla di quarto colore del vino, che si affianca ai ben noti rossi, bianchi e rosati ben conosciuti da tutti gli appassionati. In questi ultimi anni l’attenzione si sta spostando verso questa novità, che poi novità non è, ma il marketing strategico ce lo impone come tale. Si tratta di vini prodotti da bacche di uva bianca ma vinificati come fossero dei vini rossi che, quindi, fermentano e si affinano, anche per lungo tempo, sulle bucce dalle quali assumono il colore. All’estero vengono preferibilmente utilizzati termini come “macered” oppure “skin contact” per presentarli, conferendo una più elegante caratteristica a questi vini che, tra l’altro, non assumono tutti un colore arancio, ma vanno dal classico giallo paglierino al dorato, ambrato, ramato, ed è solo all’assaggio che capiamo che, invece, hanno una differente struttura e ricchezza aromatica. Come dicevamo, però, non hanno inventato l’acqua calda e nemmeno il vino arancione. Infatti, già 5.000 anni fa nelle regioni caucasiche si produceva vino macerandolo sulle bucce in grosse anfore interrate e, fino al Dopoguerra, anche in Italia si utilizzava questa tecnica, andata perduta con le innovazioni e le moderne tecniche di vinificazione, per tornare in auge alla fine degli anni Novanta soprattutto in Friuli, in quella zona al confine con la Slovenia ben nota come Collio goriziano, con la pregiata Ribolla Gialla. Possiamo considerare, quindi, Josko Gravner come un novello pioniere di questo tipo di vinificazione che si basa su un grande rispetto per la natura, eliminando la chimica che uccide i microrganismi che tengono vivo il terreno, e un ritorno al significato originario del vino. La prima cosa che affascina in questi vini è il colore, in grado di comunicare la lunga storia che hanno alle spalle, e i profumi che si differenziano da quelli a cui siamo abituati. In bocca troviamo l’eleganza, l’acidità e la freschezza dei bianchi e la complessa struttura dei rossi e si prestano ad abbinamenti anche azzardati, basta fare attenzione alla temperatura di servizio che non deve mai scostarsi dai 12-16°C. Oggi sono tanti i vigneron che si cimentano ad utilizzare questa tecnica, sia in Italia che Francia, Spagna e Stati Uniti i quali stanno sperimentando nuovi metodi produttivi, lasciando presumere che nel giro di pochi anni avremo delle nuove grandi eccellenze da scoprire. Teniamo gli occhi aperti. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Anche Delta del Vino protagonista in “Mappa dei Voli” di Paolo Manganelli

Anche Delta del Vino protagonista in “Mappa dei Voli” di Paolo Manganelli

Si intitola “Mappa dei Voli … sulla poetica di Pier Luigi Bacchini” la nuova esposizione pittorica di Paolo Manganelli, artista parmense, che si inaugura sabato 12 gennaio 2019 presso Chaos Art Gallery di vicolo al Leon d’Oro, 8 a Parma e con inizio alle ore 17,00. L’inaugurazione prevede una lettura poetica a cura di Lenz Fondazione ed interpretata da Sandra Soncini alla quale seguirà una degustazione proposta dallo chef Andrea Nizzi del Ristorante 12 Monaci e in collaborazione con Delta del Vino che, per l’occasione, proporrà alcuni dei vini della propria selezione. Sarà, quindi, la ghiotta occasione per il pubblico presente di fare un tuffo nelle arti tipicamente italiane, quali sono la pittura, la poesia e l’eno-gastronomia. L’evento – che beneficia del patrocinio dei Comuni di Noceto e Medesano e del supporto di Parma Per Le Arti e Fondazione Uccia Fieni – è l’occasione per scoprire le nuove opere del pittore Paolo Manganelli, un artista particolarmente apprezzato che ha fatto dell’Astrattismo e delle sue inevitabili evoluzioni moderniste il suo caratteristico segno fatto di linee e armonici colori, quasi fosse un mettere su tela un’opera sinfonica. In questa occasione sono state le poesie di Pier Luigi Bacchini ad aver ispirato l’artista nocetano, con le sue forme fluttuanti e policrome che spiccano, per vivacità e colore, sullo sfondo di un paesaggio primordiale. Opere d’arte che potranno essere ammirate presso gli spazi espositivi di CHAOS Art Gallery fino al 24 gennaio con orari da martedì al sabato 10,00-12,30/16,00-19,00, la domenica solo il pomeriggio (16,00-19,00), mentre il lunedì la galleria resta chiusa. La perfetta occasione per fare un tuffo nella cultura, sorseggiando ottimo vino. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Anche alla Befana piace il vino

Anche alla Befana piace il vino

Tempi duri per la vecchina con la scopa che porta i doni ai bambini buoni e il carbone a quelli più monelli (perché i bambini cattivi non esistono). “La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, con le toppe alla sottana, viva, viva la Befana!” recita una famosissima filastrocca che ci parla della simpatica vecchina che solca i cieli a cavallo della sua magica scopa per infilarsi nei comignoli e intrufolarsi nelle case e scendere a riempire di dolci le calze appese ai camini. Tempi duri dicevamo perché con i moderni riscaldamenti (termosifoni, pannelli solari, stufe a pellet) i camini non ci sono più o sono stati murati quindi la simpatica Befana come farà a raggiungerci? Mah, questo rimane un mistero, eppure lei ce la fa. Lei sa sempre come fare. Allora è giusto premiarla per i suoi sforzi. Lasciamo, quindi, anche un bicchier di buon vino vicino al piatto che la notte tra il 5 e il 6 di gennaio – tradizione vuole – venga messo sul davanzale di ogni casa, come piccolo dono per rendere più gradevole il suo duro e generoso lavoro notturno. E poi lo dicono anche altre filastrocche: “La Befana è una vecchina che col sacco si fa china, mangia arance e beve vino, porta i doni a un bambino. Poi all’alba si nasconde sopra i monti o tra le onde e ritorna un altro anno se non prende un gran malanno.” Siamo sicuri che la Befana apprezzerà tantissimo il vostro gesto, gusterà il vino che le farete trovare e, vedrete, che il prossimo anno non avrà malanni e tornerà puntuale nelle nostre case a riempire le nostre calze di simpatici doni. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Perché regalare un buon vino a Natale?

Perché regalare un buon vino a Natale?

Un regalo non dovrebbe mai essere banale. Dovrebbe rappresentare chi fa il regalo che, a sua volta, dovrebbe conoscere e rispettare i gusti di chi lo riceve. Purtroppo non è sempre così e, soprattutto a Natale, è ormai tradizione vedere scambi imbarazzanti di doni con elargizioni di sorrisi e finte sorprese d’ammirazione per l’oggetto ricevuto. È come il raffreddore. Nessuno è immune, prima o poi ti arriva. Proviamo, allora, a pensare quale possa essere un regalo gradevole. Ovviamente le scelte possono essere tante, una bottiglia di buon vino certamente rientra tra queste. Chiaro che chi la ricevere non deve essere astemio o con problemi di alcolismo, ma si presume che prima di fare una scelta si conosca un minimo la persona alla quale si vuol fare il regalo. Un buon vino, sia uno spumante o un rosso strutturato, hanno una storia la quale regala valore al dono fatto. Il vino giusto al momento giusto crea o rafforza legami, siano essi di amicizia, di lavoro o d’amore, perché il vino ha questo potere nascosto di avvicinare le persone. Un po’ come la musica. Non a caso musica e vino sono un’accoppiata che funziona. Provate ad ascoltare – per esempio – “Kind Of Blue” di Miles Davis sorseggiando un buon vino rosso d’annata. Anche questa accoppiata (vino e musica) potrebbe essere una perfetta idea regalo, ma bisogna conoscere proprio bene la persona da omaggiare. La scelta del vino non è cosa facile ma, allo stesso tempo, non deve spaventare. Ci si può affidare al consiglio del venditore oppure rispettare alcune regole basilari. Prima di tutto non è indispensabile spendere un capitale. È consigliabile privilegiare la qualità alla quantità e in una fascia tra i venti e quaranta euro possiamo trovare prodotti di altissimo livello coi quali far ottima figura. Meglio una buona bottiglia (un magnum o due bottiglie) piuttosto che un cartone da 6 del supermercato. Da evitare i cesti preconfezionati dei supermercati che fanno molto regalo aziendale, totalmente privo di personalità. Un buon vino – ricercato tra i tanti – comporta aver regalato tempo ed attenzione verso la persona che lo riceve e questo è particolarmente apprezzato. Se il ricevente è un appassionato o, addirittura, un esperto si potrebbe andare alla ricerca di quella particolarità enologica che crea curiosità, cosa da evitare con palati meno esperti verso i quali è meglio stare su cose più conosciute e, comunque, sempre di alto livello. Nonostante un buon vino rosso sia particolarmente gradito da tutti vige ancora la regola che le donne amano le bollicine mentre per uomini col rosso non si sbaglia mai. Ricordate che il vino parla per voi, è la vostra carta d’identità. Allora Buone Feste a...

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A Natale stupite i vostri ospiti con Zampone e Zabaione

A Natale stupite i vostri ospiti con Zampone e Zabaione

Nonostante tutto la festa del Natale rimane la più amata dagli italiani. È quel momento dove la famiglia si riunisce e la tavola, come sempre, ha il ruolo più importante. Questa giornata ha dei riti, ormai storici fatti anche di portate che più di altre evocano la grande festa. Lo zampone, indubbiamente, è uno di quei piatti che difficilmente mancano sia nel giorno di Natale che per il cenone dell’ultimo giorno dell’anno, dove viene accompagnato obbligatoriamente da lenticchie. Per il 25 aprile, invece, ci si può sbizzarrire e oggi Delta del Vino vi vuole consigliare – per chi ancora non lo avesse mai provato – l’abbinamento tra il salato dello zampone e il dolce dello zabaione che può essere preparato, a piacere, con base di vino bianco, marsala, cognac o aceto balsamico. Ci raccomandiamo, nel caso la scelta cadesse su quest’ultimo di utilizzare esclusivamente l’originale aceto balsamico prodotto a Modena o Reggio Emilia che si trova in particolari bottigliette del suo Consorzio di tutela. Ma veniamo alla ricetta, particolarmente facile ma dal risultato stupefacente. Vi diamo gli ingredienti per circa 8 persone, visto che a Natale è facile essere in tanti e vi consigliamo di proporre lo zampone assieme a purè di patate e a dell’ottima mostarda di Cremona, nelle sue varie tipologie, dalla più dolce al piccantissimo mandarino. Ecco cosa vi occorre: 2 zamponi freschi o precotti (per far prima) possibilmente artigianali purè di patate mostarda di Cremona 120 g. di vino bianco 50 g. di aceto balsamico di Modena 5 tuorli 45 g. di zucchero semolato Se vi siete procurati degli zamponi freschi pungeteli con un grosso ago in numerosi punti della cotenna, avvolgeteli in una garza o nella carta d’alluminio ed immergeteli in una capiente pentola (va benissimo la pescera) colma di acqua fredda, in modo che gli zamponi siano totalmente coperti. Ponete sul fuoco e portate a bollore e lasciate sobbollire pianissimo a recipiente coperto per 3 abbondanti ore. Se, al contrario, ne utilizzate di precotti seguite le indicazioni che vi verranno fornite. Intanto potete preparare il purè di patate e quando siete quasi pronti preparate lo zabaione sbattendo le uova con lo zucchero e aggiungendo vino bianco e aceto balsamico (oppure il marsala o il cognac a vostro gusto) in una bastardella immersa a bognomaria tenuta sul fuoco moderato e lavorate a lungo il vostro composto con una frusta fino ad ottenere una crema densa, soffice e gonfia. Potete servire sia caldo che freddo, in questo caso vi consigliamo di immergere il contenitore in acqua e ghiaccio e continuare a mescolare in modo che lo zabaione rimanga soffice e spumoso. Togliete lo zampone dall’acqua, lasciatelo riposare nella sua acqua per alcuni minuti, poi aprite l’involucro e sgocciolatelo. Affettatene buona parte e servite il tutto su un piatto di portata col purè e la mostarda e, a parte lo zabaione. Come abbinamento di vini la tradizione, soprattutto emiliana dove lo zampone è particolarmente popolare, prevede Lambrusco o Gutturnio dei colli piacentini, ma potrete sbizzarrirvi osando anche con dei bianchi, soprattutto con delle bollicine che a Natale sono particolarmente gradite. Per ulteriori informazioni potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, oppure contattandoci allo 0521 980 161 o scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio *...

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Tappo di silicone: sacro o profano?

Tappo di silicone: sacro o profano?

In Italia d’abitudine accogliamo le novità in modo non sempre lineare. Ci facciamo – spesso – abbindolare con oggetti che ben presto scopriremo essere quantomeno inutili e poi, specialmente quando queste novità riguardano le nostre tradizioni, usi e costumi, ci opponiamo senza nemmeno valutarne la reale utilità. Uno di questi casi lo possiamo trovare anche nel mondo dell’enologia dove il “re sughero” ancora spadroneggia nella voce “tappi per bottiglia”. Eppure, nonostante le tantissime qualità di questo materiale naturale ricavato da un particolare tipo di quercia (Quercus Suber L) inizia a presentare il conto, vuoi per la troppa richiesta e l’abuso del materiale, vuoi per un fungo che rischia di penalizzare l’intera cantina se non si è particolarmente accorti. All’estero, dove sono più accondiscendenti ad accogliere le novità, il tappo in sughero è stato sostituito da altre forme come il tappo a vite, quello in vetro oppure in silicone. Se il primo è abbinato ormai da troppo tempo a vini dozzinali, mentre il secondo ha dei costi troppo elevati, il tappo in silicone pare sia essere accettato meglio e sempre di più dagli estimatori e dai buongustai italici. Ma cerchiamo di capire perché preferire il silicone al sughero. Innanzi tutto per una questione di tranquillità nel sapore del vino. Infatti si annulla il rischio del “sentore di tappo” che ci costringe a buttar via un vino, magari pregiato poiché divenuto imbevibile. Ma, e da non sottovalutare, c’è un discorso ambientalista che, vista la richiesta in eccesso di materiale, comporta il grave problema che vengono scortecciate le piante di sughero ben prima del corretto tempo richiesto, creando problemi alla pianta e alla qualità del tappo stesso. Calcolate che la quercia da sughero necessita di 30 anni per produrre il sughero maschio, che non è quello utilizzabile nel nostro caso, e altri 10 per avere quello femmina che, una volta staccato dalla pianta si riproduce in altri 8-10 anni. E allora ben venga il tappo di silicone, forse meno bello da vedere, ma molto utile, duttile e riutilizzabile. Nato sul finire degli anni ’70 in Francia dopo un periodo di scarso interesse ha iniziato a farsi strada anche presso grandi case vinicole per le sue qualità. Innanzi tutto, come nel caso del sughero, ha una grande elasticità ma non necessita di dover sempre essere tenuto umido (è per questo che le bottiglie tappate nel modo tradizionale devono riposare orizzontalmente), è resistente e può essere estratto con qualsiasi cavatappi ed è totalmente atossico senza rischio di ossidazione. Unica cosa è che, al contrario del sughero, non permette lo scambio d’aria, cosa che comporta una gestione mirata nell’utilizzo da parte di chi imbottiglia che deve evitare che ci sia sovrappressione nella bottiglia. Non essendoci scambi gassosi con l’esterno eventuale ossigeno presente nel collo della bottiglia potrebbe ossidare il vino. Allora è necessario che questo spazio venga riempito con gas inerte (ad esempio anidride carbonica o azoto) facendo il vuoto una frazione di secondo prima della tappatura della bottiglia. Quindi se la vostra passione è bere ottimo vino non date necessariamente la priorità all’estetica ma, al contrario, datela alla praticità. L’importante che la scelta cada su un buon vino di qualità, qualunque esso sia....

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Calamari ripieni al forno, come farli in meno di un’ora

Calamari ripieni al forno, come farli in meno di un’ora

L’odierna ricetta che Delta del Vino propone ai suoi lettori è di facile preparazione col risultato di avere un secondo piatto di pesce sano e leggero ma, allo stesso tempo, particolarmente gustoso. I Calamari ripieni al forno sapranno perfettamente accontentare i famigliari in un quotidiano pranzo e gli amici in uno dei tanti momenti in allegria. Semplice la ricetta che richiede solo alcuni accorgimenti tipo la scelta dei calamari che devono essere piuttosto grossi per poterli farcire ma che non andranno riempiti eccessivamente per evitare che si possano rompere durante la cottura. Per la preparazione di 4 porzioni vi servono questi semplici ingredienti: 4 calamari grandi (circa 15 cm) 8 filetti di acciuga 2 tazze di mollica di pane fresco 2 uova 6 cucchiai di prezzemolo tritato 1 spicchio di aglio il succo di 1 limone olio extravergine di oliva sale e pepe nero Per prima cosa per preparare i calamari ripieni al forno è necessario preparare i molluschi separando il capo – che metteremo da parte – dai tentacoli che, invece, andranno sbollentati per 10 minuti in acqua salata e acidulata con un po’ di succo di limone. Dopo andranno sgocciolati e tritati assieme all’aglio, al prezzemolo e ai filetti di acciuga. Fatto questo si riunisce il tutto in una ciotola aggiungendo la mollica di pane, le uova leggermente sbattute, il sale e il pepe nero amalgamando bene il composto che dovrà essere morbido ma abbastanza consistente. Preparato il ripieno bisogna introdurlo nelle sacche dei calamari, avendo cura che di non riempirle in eccesso per evitare che possa uscire durante la cottura. L’estremità verrà chiusa con uno stecchino di legno e i calamari ripieni disposti su una teglia da forno precedentemente unta con l’olio, che verrà messo anche a filo sopra i calamari prima di infornarli a 175° per circa 30 minuti. Dopo basta estrarli, disporli su un piatto di portata e servire a tavola, con tutto il loro gusto di mare. Come vino da abbinare potete sbizzarrirvi, noi vi consigliamo un Gavi DOCG dai terrazzamenti Piemontemare che saprà dare quel tocco in più ai vostri calamari ripieni al forno. Per ulteriori informazioni potete scegliere e farvi consigliare consultando il nostro sito, oppure contattandoci allo 0521 980 161 o scriverci una email ai recapiti che trovate qui sotto. Contatti Per tutte le informazioni sulle selezioni Delta del Vino compila la form oppure inviaci una email a: rastelli@deltadelvino.com * Nome * Cognome Città * Email Telefono Il Tuo Messaggio * Captcha...

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Ma quanto bevono i nostri figli (e come)?

Ma quanto bevono i nostri figli (e come)?

Da una recente pubblicazione effettuata dall’OMS sui nuovi dati relativi ai comportamenti degli adolescenti in merito all’assunzione di alcol possiamo trovare solo parzialmente, purtroppo, buone notizie. Infatti lo studio HBSC (Health Behaviour in School-aged Children – Comportamenti collegati alla salute di età scolare) – che si svolge ogni 4 anni analizzando il comportamento di ragazzi di 11, 13 e 15 anni – ci segnala che il consumo settimanale di alcol da parte dei nostri giovani è significativamente diminuito nella maggior parte dei paesi europei nel periodo tra il 2002 e il 2014. Purtroppo dobbiamo segnalare che non è così ovunque e ci sono ampie differenze tra le varie nazioni con una forbice che vede il consumo settimanale tra le ragazze che si attesta tra il 2% e il 26%, mentre per i maschi i dati vanno dal 3% al 33%. Se può sorprendere che i più positivi dati di calo giungano dalla Gran Bretagna, con un significativo -30% (dal 42% al 12%) di bevitori quindicenni, non ci piace leggere che, invece, l’Italia è posizionata al terzo posto in una classifica di “bevitori”, dietro solo a Malta e Danimarca, con percentuali che vedono quasi un maschio su tre che assume alcol più di tre volte nell’ultimo mese, il doppio delle ragazze di pari età. Analizzando, Danimarca a parte, che il Nord Europa è oggi la parte del continente con il minor consumo di alcol capiamo che c’è molto da fare per ridurre drasticamente questo consumo pro-capite di sostanze alcoliche, cercando di individuarne la cause che, sempre da dati OMS, stanno creando un crescente e già alto tasso di problemi di salute mentale tra gli adolescenti, col suicidio come principale causa di morte tra i minorenni dei paesi a basso e medio reddito, e seconda principale causa in quelli ad alto reddito, con un triste ed emblematico numero di oltre 4.000 casi in tutta Europa nel 2015. La sostanza bevuta con maggior frequenza tra i giovani è la birra e non solamente nei paesi di lingua tedesca, come potrebbe essere immaginabile, con un consumo del 12% tra i maschi mentre le femmine si fermano al 4%, col gentil sesso che vede dati al 10% tra le ragazze greche mentre le italiane si “fermano” al 9%. Il 21% maschi italiani beve birra, dietro solo ai croati (25%), israeliani (23%) e rumeni (22%). Il consumo di vino è minore con una media europea che si ferma al 5% dei maschi contro un 3% delle ragazze ma – anche qui – i dati nazionali vedono i nostri figli maschi al 10%. Fortunatamente nell’uso dei superalcolici meno di un quindicenne su dieci li consuma settimanalmente, tranne a Malta dove abbiamo un pauroso tasso del 18%. Insomma, dati non del tutto allarmanti ma che devono essere un segnale sociale non trascurabile per il benessere e la salute dei nostri figli e...

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