Arriva il vino “Orange”, scopriamo cos’è

Gli enologi si sono inventati un nuovo vino? Non è proprio così, ma scopriamo cos’è questo “Orange” che si sta facendo largo nelle carte dei vini dei principali ristoranti e wine bar di tutto il mondo. Ormai si parla di quarto colore del vino, che si affianca ai ben noti rossi, bianchi e rosati ben conosciuti da tutti gli appassionati. In questi ultimi anni l’attenzione si sta spostando verso questa novità, che poi novità non è, ma il marketing strategico ce lo impone come tale. Si tratta di vini prodotti da bacche di uva bianca ma vinificati come fossero dei vini rossi che, quindi, fermentano e si affinano, anche per lungo tempo, sulle bucce dalle quali assumono il colore. All’estero vengono preferibilmente utilizzati termini come “macered” oppure “skin contact” per presentarli, conferendo una più elegante caratteristica a questi vini che, tra l’altro, non assumono tutti un colore arancio, ma vanno dal classico giallo paglierino al dorato, ambrato, ramato, ed è solo all’assaggio che capiamo che, invece, hanno una differente struttura e ricchezza aromatica. Come dicevamo, però, non hanno inventato l’acqua calda e nemmeno il vino arancione. Infatti, già 5.000 anni fa nelle regioni caucasiche si produceva vino macerandolo sulle bucce in grosse anfore interrate e, fino al Dopoguerra, anche in Italia si utilizzava questa tecnica, andata perduta con le innovazioni e le moderne tecniche di vinificazione, per tornare in auge alla fine degli anni Novanta soprattutto in Friuli, in quella zona al confine con la Slovenia ben nota come Collio goriziano, con la pregiata Ribolla Gialla. Possiamo considerare, quindi, Josko Gravner come un novello pioniere di questo tipo di vinificazione che si basa su un grande rispetto per la natura, eliminando la chimica che uccide i microrganismi che tengono vivo il terreno, e un ritorno al significato originario del vino. La prima cosa che affascina in questi vini è il colore, in grado di comunicare la lunga storia che hanno alle spalle, e i profumi che si differenziano da quelli a cui siamo abituati. In bocca troviamo l’eleganza, l’acidità e la freschezza dei bianchi e la complessa struttura dei rossi e si prestano ad abbinamenti anche azzardati, basta fare attenzione alla temperatura di servizio che non deve mai scostarsi dai 12-16°C. Oggi sono tanti i vigneron che si cimentano ad utilizzare questa tecnica, sia in Italia che Francia, Spagna e Stati Uniti i quali stanno sperimentando nuovi metodi produttivi, lasciando presumere che nel giro di pochi anni avremo delle nuove grandi eccellenze da scoprire.

Teniamo gli occhi aperti.

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